Stamina. Figlio mio, decido io come devi morire. Lo stregone, gli intrugli e i pasticci all’italiana

Ultima modifica 6 Novembre 2015

vannoniSe non fossero coinvolte moltissime persone sofferenti e malate, la storia del metodo Stamina e del suo “inventore” potrebbe essere oggetto di un “cinepanettone” o qualcosa del genere.

Una sorta di tragicomica storiuncola italiana dove la malapolitica e la malaburocrazia hanno la loro particina come coprotagoniste.

Questa volta, il Wanna Marchi della situazione si chiama Davide Vannoni.

Laureato in lettere e filosofia, docente di testi di psicologia della pubblicità e della comunicazione, il Vannoni viene colpito da paralisi facciale attribuita ad un colpo d’aria per l’uso costante della sua auto decapottabile e/o all’annuncio della gravidanza della compagna.

In Italia dichiara di non avere trovato una soluzione a questo handicap e quindi si rivolge in … Ucraina!

Se l’incipit vi lascia destabilizzati per le stranezze, abbiate pazienza e leggete il resto.

Due biologi ucraini lo sottopongono a trapianto di staminali, ma il Vannoni non migliora.

Da qui però ha un’idea per migliorare il suo conto corrente bancario.

Rientra a Torino, dove è titolare di uno studio di consulenza di marketing, appronta un laboratorio nel sottoscala del suo ufficio, adiacente al piccolo call center di venti persone che lavorano per lui, e si improvvisa ricercatore della conversione di cellule staminali mesenchimali, che sono destinate alla generazione di tessuti adiposi e ossei, in neuroni, con l’ausilio di acido retinoico diluito in etanolo.

E fin qui nulla da eccepire. Ognuno può avere gli hobby che desidera. Anche se per giocare al “piccolo chimico”, l’età non è proprio quella giusta.

La cosa gravissima è che il Dottor Vannoni, così ormai si fa chiamare, nel sottoscala del suo ufficio pratica anche. Ed in modo invasivo.

Il metodo Stamina infatti, questo è ormai il nome ufficiale dato al trattamento medico, prevede  il prelievo di cellule dal midollo osseo del paziente, la manipolazione in  vitro per due ore in una soluzione di acido retinoico ed infine l’infusione nei pazienti.

Siamo nell’anno 2009 e, per fortuna, uno dei ragazzi che lavorano nel call center del Vannoni, si insospettisce, ascolta, capisce e denuncia.

L’uomo, che fino a qualche tempo prima era il suo datore di lavoro, e lo paga a ore per i servizi resi, sta chiedendo parcelle che variano da 20 a 50mila euro per veri e propri “esperimenti” su cavie umane.

Il Vannoni interveniva senza alcun controllo, autorizzazione e competenza su malati gravi di alzheimer, Sla e altre malattie neurodegenerative, promettendo, come da dichiarazioni degli stessi suoi “pazienti”, guarigioni totali. Lucrava sul dolore, sulle speranze e sulla buona fede.

Accortosi che per lui Torino era diventata una piazza pericolosa, il pm Guariniello stava indagando sulle segnalazioni ricevute, il Dottore si sposta a San Marino per eludere i controlli italiani e … continua la sua attività illecita in alcuni centri estetici.

Con la diffusione di filmati e depliant che pubblicizzano guarigioni dalle percentuali altissime, il metodo Stamina comincia a farsi notare e il caso Vannoni, in realtà da condannare, fa da cassa di risonanza ed attira l’attenzione dei media, dell’opinione pubblica e di alcuni esimi ricercatori.

La rivista Nature, considerata la Bibbia della comunità scientifica internazionale, e il premio Nobel per la scienza del 2012, Shinya Yamanaka, intimano al governo italiano di prendere provvedimenti nei confronti di questo “psicologo improvvisatosi imprenditore medico” che spaccia come sua, una terapia basata su “dati fallaci” e  “plagio di un altro studio giudicato inefficace”.

Emerge anche che il Vannoni aveva presentato per ben due volte richiesta di brevetto della terapia, una volta negli Stati Uniti ed una volta in Italia, entrambe bocciate.

Nel frattempo, nell’ambito dell’inchiesta del pm Guariniello, i Nas ispezionano i luoghi di “lavoro” del Dottore e trovano irregolarità, mancato rispetto di requisiti di igiene e di sicurezza.

E arriviamo nell’anno 2012. Il Vannoni ancora circola, agisce e infervora le piazze come un vero Santone, spacciando la sua terapia come miracolosa, tanto che, sembra, qualche miracolo su alcuni piccoli pazienti accade.

Sì. Avete capito bene. Perchè invece di essere messo in un laboratorio con le sbarre, il Vannoni continua la sua ostinata promozione del metodo Stamina, tanto che, il Ministro della Salute Lorenzin, forma una Commissione Scientifica,  per valutare l’operato, i risultati e le metodologie del metodo Stamina, ma per ben tre volte il Vannoni non si presenta.

Nel corso dell’anno 2013, non si capisce bene su quali basi, alcuni pazienti, vengono autorizzati, dopo numerose manifestazioni di piazza e ricorsi in tribunali, ad essere curati con questa terapia definita “compassionevole”, ossia l’ultimo tentativo disperato di prolungare la vita ed assaporare dei miglioramenti, seppur minimi.

Si parla in particolare di alcuni piccoli bambini con gravi deficit motori e neurologici.

Il problema quindi si ingigantisce e si “sposta”.

Il Vannoni, da medico improvvisato, ha risvegliato i ricercatori sulle stamina?

Improvvisamente la macchina della ricerca riprende l’attività, tanto da autorizzare in un centro di Brescia una terapia fino ad ora mai usata, per poi bloccarla a più riprese, lasciando, chi l’aveva iniziata, senza la possibilità di provare il tutto per tutto.

Un grande pasticcio all’italiana, dove le istituzioni vacillano, vanno a tentoni, condannano un uomo ma nello stesso tempo lo lasciano libero di agire ed addirittura valutano la possibilità di un fondamento di ragionevolezza nel suo operato.

Posto che, a quanto ci è dato di sapere, i casi documentati di denuncie di conseguenze negative della terapia superano di gran lunga i casi di piccoli segni di miglioramento, questa vicenda oltremodo surreale, riporta alla luce anche un interrogativo molto delicato.

E’ giusto che lo Stato intervenga in alcune nostre scelte molto intime, quali la scelta di  terapie alternative, anche rischiose, che aiutino noi o i nostri figli?

E’ giusto, come nel caso di Eluana, la ragazza rimasta in coma per vent’anni, costringere una persona a rimanere legata in stato vegetativo ad una macchina?

E’ giusto che, in casi di malattie tremende e dolorosissime, che disintegrano la dignità dell’uomo e oltrepassano l’umana sopportazione, non si possa decidere di ricorrere all’eutanasia?

Qual è il limite tra una corretta tutela e controllo del benessere e della salute dei cittadini e l’ingerenza in questioni così personali che solo chi è coinvolto dovrebbe poter gestire?

Stamina, manifestanti bloccano a Roma Largo Chigi

Il 28 dicembre è stato istituito un nuovo comitato scientifico sul metodo Stamina, composto da ricercatore di alto profilo nazionali e non, che valuteranno se approvare l’uso del metodo Stamina come terapia o vietarlo definitivamente.

Ma la “piazza” si scalda e non cede. Pretende di poter scegliere di tentare il tutto per tutto, a tutti i costi, perchè la vita è una e il tempo a disposizione, per alcuni, è davvero pochissimo.

Sfilano per le strade con le maglie del Santone addosso, in carozzina, in braccio, in condizioni di infinita pena, stufi delle Istituzioni che sono anni che promettono ma non danno risposte.

Loro, le risposte, le trovano ormai da soli.

Stufi dei tagli alle spese mediche e all’assistenza, si indebitano fino al collo, ma hanno più fiducia in un Santone.

E’ facile scrivere e parlare, ma quando tuo figlio ti guarda negli occhi e tu, in fondo, ci vedi la morte, non aspetti che una commisione decida.

Agisci. Subito.

 

Michela Cortesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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