Scuola: far stare bene tutti è una grande scommessa. Che bisogna vincere.

Ultima modifica 3 Dicembre 2019

Far stare bene tutti a scuola è una grande scommessa

Fare in modo che stiano bene, pur lavorando duro.
Fargli costruire una conoscenza da ciò che hanno e che sembra nulla, ma nulla non è.
Fare in modo che costruiscano rapporti sinceri, basati sul rispetto, lasciandoli essere ciò che sono: bambini. Ancora bambini.

Ricordiamolo: 10, 11,12 anni non danno la patente da saggi adulti indipendenti… anzi.

Perdonargli sempre meno lo sbaglio, parlandoci ogni volta per farne comprendere il perché. Perché è vero che non siamo perfetti e non dobbiamo esserlo, ma anche dimenticare la sensibilità altrui una, due, tre volte non si può.

Noi i bulli non li vogliamo.

Per questo, ogni giorno, cerchiamo attraverso qualche urlo (e mica siamo sante…) e tanti tanti momenti di confronto, di creare un cerchio perfetto in cui nessuno stia fuori e nessuno si metta al centro.
Questi sono i nostri obiettivi: io li vedo come grandi querce che  fanno un’ombra fresca e possente ogni giorno.
Sono obiettivi che richiedono tempo,
spazio nel cuore e nella mente.
Sono nel DNA di te che in fondo hai scelto di fare l’insegnante e anche se ci provi a dirti che non te ne frega niente, come la volpe e l’uva, poi ti svegli alle 4 di notte e ricominci a pensarci.
Sì… che poi dici schhhh anche al bollitore quando correggi le verifiche. Sì.
Però, con tutti i difetti che una persona può avere, riconosco che in tutto ciò che ho detto crediamo tanto tanto. Tanto che a volte, in alcuni momenti, quando fallisci o quando ti fa rabbia, quando all’improvviso accade ciò che volevi, escono lacrime (a volte ben nascoste, a volte anche no).
Ah, so bene che non è possibile piacere a tutti.
Tendere a che i bambini stiano bene a scuola non è una garanzia di apprezzamento: bambini e genitori, nonni e zii, ciascuno la vede a modo suo.
Lo so bene.

E anche se raggiungi i tuoi obiettivi, la tua gioia spesso non attiva una “corrispondenza di amorosi sensi”, ma la nostra strada, in grande condivisione con le colleghe, ci porta verso tutti i bambini, non verso uno alla volta. Non avremmo tempo.
Tutti i bambini sono un organismo che respira ogni giorno, che ha le sue leggi e i suoi difetti, i suoi cardini e le sue debolezze. Non sono piú pezzi unici e isolati. Ogni attività è una nave in partenza…è necessario che tutti salgano.

Ma bisogna stare attenti a ciò che accade dietro un’attività. E’ il “dietro” che conta.

L’emozione positiva che veicola tutto e la paura che, invece, alza lo stop.

E la paura ha più strade di quante ne possiamo immaginare. Passa anche attraverso un gesto non capito, uno sguardo frainteso.
Correre un po’ per non annoiare, ma più che altro rallentare un po’ per non perdere nessuno e creare quei bei momenti di mutuo aiuto che sembra un abbraccio.
Fa stare bene.

Quando si aiutano io sto bene.

A volte non lo fanno, perché sono piccoli e umani, ma spesso sì e questo mi solleva il respiro. E continuo con le mie colleghe a promuovere ogni santo giorno la collaborazione.
Ecco, io credo che far stare bene un bambino, un qualunque bambino, con una famiglia diversa, una casa diversa, una paura diversa, sia una specie di alchimia.
Ma non una magia.

Far stare bene tutti è guardarli in faccia “Ti è passato poi il mal di pancia?”
“Uh che bello questo taglio, ieri sei andato a fare i capelli!”
“Hai fatto pace con tuo fratello?”
“La mamma come sta?”
“Sei preoccupato… si vede eh!
Se ti va parlane con chi vuoi.”

Tutto questo prima di iniziare, durante e dopo. 
Stare bene a scuola è un’oasi protetta in cui crescono come persone e come studenti.  Un bell’intreccio quotidiano che va difeso, cercato, desiderato perché un aspetto senza l’altro sbilancia tutto. E senza attenzione a questo intreccio i bambini e i ragazzi non stanno bene.
Una gran tristezza è il pensiero che il 60% dei giovani stia stabilmente male a scuola, perché la scuola è gran parte della vita di un bambino o ragazzo.
Lo dice la Prof.ssa Daniela Lucangeli nel suo nuovo libro “Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere”.
Ha ragione, come sempre: l’apprendere passa attraverso un’emozione e se questa è positiva costruisce un sapere profondo, se è negativa porta paura e pesantezza.

Far stare bene tutti è una grande scommessa per cui spendiamo tutte le energie.

Ma la vinciamo spesso… pecco un po’ di presunzione.

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