Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Mi aggiro a passo lento nelle stradine del compound, diretta ai negozietti e al mercato delle verdure fresche che si trovano dall’altra parte della strada, nel “neighborhood center”, il piccolo centro commerciale di quartiere. Sono le otto e un quarto del mattino e ci sono già 33 gradi: il cielo è inaspettatamente, meravigliosamente limpido e il sole scotta sulla pelle: finalmente!ombrellinoparasoleNon ci ho messo molto ad adeguarmi alle usanze locali: sono uscita con l’ombrello. No, non temo che si metta a piovere: mi serve per proteggermi dal sole. E sono davvero soddisfatta della scelta fatta: la mia testa sta all’ombra senza il bisogno di un cappellino (che scalda e fa sudare!) e pure le spalle nude non rischiano alcuna insolazione.

Aaaah la Cina! Qua nessuno mi chiede se sono malata quando fa caso alla mia pelle bianca, nessuno mi domanda con faccia stupefatta “Ma non sei mai andata al mare quest’estate?”, quando magari ci sono stata ogni giorno. Io ho una pelle chiarissima (e così sono i miei figli) e mi scotto con estrema facilità: ho trascorso l’infanzia con le spalle e la schiena brucianti (allora non c’erano tutti i prodotti che ci sono oggi e mia mamma mi spalmava con la Nivea, ve la ricordate? Insolazione garantita, ma lei quella volta non lo sapeva…) ed ho sviluppato un insofferenza per il sole che dalle mie parti, in Italia, davvero quasi nessuna lucertola riesce a capire! Al mare ci vado, certo, ma sto sempre sotto gli alberi o sotto l’ombrellone e mai mi passerebbe per la testa di stare stesa al sole nelle ore più calde. Per non parlare dell’uso sconsiderato che faccio di creme protettive!

Qua in Cina (come un po’ in tutto l’estremo oriente) la pelle bianchissima è sinonimo di bellezza e le donne cinesi, che tendenzialmente invece hanno una pelle olivastra che si scurisce facilmente sotto il sole, fanno di tutto per non abbronzarsi. Ecco allora che, quando vanno in giro in e-bike (i motorini elettrici, unici permessi a Suzhou e usatissimi da tutti per spostarsi) si conciano in maniere che fanno girare gli stranieri appena arrivati: camicie indossate al contrario che proteggono braccia e dorso, cappelli a falda larga (in Cina non è obbligatorio il casco), mascherine che coprono mento e naso e delle visiere speciali che non fanno passare i raggi UV e che sembrano quelle dei saldatori! Se quando vanno fare una passeggiata per caso escono senza portarsi lo sfizioso ombrellino parasole ornato di pizzi, le vedi proteggersi come possono, con la borsetta o con il primo pezzo di carta raccattato in giro.

Se vanno in vacanza al mare, o stanno sotto l’ombrellone o escono dalla stanza d’albergo dopo le sei del pomeriggio. Una foto che girava la scorsa estate mostrava come, sulle spiagge di Qingdao, le donne fossero tutte protette dal facekini, un costume che copre anche la faccia!
Nei banconi dei negozi di cosmetici ci sono interi scaffali con prodotti e maschere sbiancanti e bisogna stare attenti anche al bagnoschiuma, se non si vuole rischiare di comprarne uno che, ad ogni lavaggio, ti fa uno leggero scrub schiarente.

Nessuno quindi mi chiama più “mozzarella” e la cosa non mi manca per niente: finalmente mi sento normale tra i normali, finalmente il mio totale disinteresse ad abbronzarmi non viene considerato strano, quasi patologico. Anzi, quando le nonnine salgono con me e i miei figli in ascensore, ci fanno sempre notare con un pizzico d’invidia quanto sia bella la nostra pelle bianca!

Antonella Moretti

 

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