Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Singapore: posto splendido! E’ da anni che ne sento parlare, mio marito ci è stato molte volte per lavoro, e finalmente ho avuto l’occasione di visitarla!
Singapore si trova sull’estrema punta della penisola malese, appena poco più a nord dell’equatore. Si tratta di una città-stato, ex colonia britannica, con appena cinquant’anni di vita (è del 1965 la proclamazione della repubblica di Singapore).

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Singapore è un mix di etnie e lingue: vi convivono cinesi, malesi e indiani, e quasi metà della popolazione è straniera. Lingue ufficiali sono il malese, l’inglese e il cinese.
Pur essendo uno dei centri economici dell’Asia, Singapore mi ha stupito perché non sembra una megalopoli: certo, nell’area centrale ci sono alti e modernissimi grattacieli, ma molti dei quartieri sono costituiti da case basse, di due piani, dall’aspetto molto caratteristico.

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Uno dei modi più simpatici (e comodi!) per visitare la città è acquistare un biglietto dei bus Hop-on, che attraversano quasi tutti i luoghi turistici. Difatti è quello che abbiamo fatto noi (impossibilitati ad affrontare ore di camminate con 29 gradi all’ombra e due piccole pesti pronte alla lagna e alla recriminazione), almeno sul bus stavano seduti e si sono divertiti (e chi voleva si è anche fatto un pisolino)!
Così abbiamo avuto l’opportunità di vedere, in appena una giornata, le vie di Chinatown e di Little India, la famosissima Orchard Road (mecca dello shopping di marca), le strade più periferiche e quelle di Downtown.
Nei giorni successivi abbiamo poi scelto di fare una passeggiata nei luoghi che ci erano sembrati più suggestivi, come ad esempio Little India, il quartiere abitato dalla comunità indiana della città, dove si respira ad ogni passo profumo di incenso! Oppure Chinatown, ancora tutta addobbata con le decorazioni del capodanno cinese.

Little-india
Little India

Una visita era d’obbligo negli splendidi Garden by the Bay, i famosi giardini ricolmi di piante e fiori tropicali, dove si trovano due enormi serre: una raccoglie piante grasse, alberi africani come i baobab, fiori di tutti i tipi; l’altra racchiude una cascata che simula una “cloud forest”, ovvero la tipica foresta tropicale.

Garden by the Bay
Garden by the Bay

Altra tappa che piace ai bambini (e non solo!) è lo zoo. Chiamarlo zoo è riduttivo: si tratta di un ampia zona nel fitto della foresta, dove gli animali vivono senza sbarre, divisi dai visitatori solo da fiumiciattoli e basse staccionate. Per visitarlo tutto ci vuole almeno una giornata. Particolarmente bella la “fragile forest”, una zona completamente chiusa da un’ampia rete, dove si può passeggiare tra le farfalle e i… pipistrelli giganti!
Ma a Singapore le attrazioni non finiscono qui: l’isola di Sentosa, che si trova a sud, è un’enorme parco di divertimenti e qui si trovano, ad esempio, i famosi Universal Studios. A Sentosa si trovano inoltre alcune delle più belle spiagge di Singapore.

Universal Studios Singapore

Una delle cose belle di andare al mare in Asia, è che le spiagge saranno sicuramente poco frequentate nelle ore di punta: gli asiatici non amano prendere il sole ed è facile che una spiaggia splendida come quella della foto sia praticamente deserta.

A Singapore non si scherza: qui la legge vale per tutti e chi sgarra viene punito (e pure severamente), è di poco tempo fa la notizia di alcuni stranieri che, sorpresi ad imbrattare la metropolitana con delle scritte, sono stati condannati a pene corporali (vuol dire: frustate!).

Unico neo: il costo della vita. Ovviamente alto. Un pranzo o una cena al ristorante costano parecchio (niente a che vedere coi ristoranti in Cina), a meno che non si decida di lasciar perdere le molte zone create appositamente per la night life e cercare qualche posticino dove mangiare in strada.

Singapore mi ha deliziato perché mi ha dato l’idea di un posto dove si vive a misura d’uomo, pur essendo una delle città più importanti dell’Asia: tanto verde, poco rumore, uccellini che cinguettano e clima caldo. E ammetto che, per la prima volta, tornare tra i casermoni di cemento e il cielo grigio della Cina mi ha fatto venire il malumore.

Antonella Moretti

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