Tra saponette e Rose dei venti: i bambini devono manipolare

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A me piacciono le saponette.
Non mi piace il dispenser.
Forse perché mi sa di spreco o forse perché chi mi dice quello che devo fare
mi dà sui nervi.
Pure quanto sapone prendere mi dice. Eh no!
Comunque io a casa ho sempre una saponetta…e il dispenser.
Mia figlia ha imparato pian piano a girarsi la saponetta tra le mani, senza farla scivolare: è “un’arte” che si impara con la frequentazione.
Non è semplice per un bambino, ma ci può riuscire ed è un ottimo modo per imparare a controllare i movimenti.
Da piccola c’ho messo tanto per non farmela schizzare via e ricordo la gran soddisfazione quando riuscivo a rimetterla nel portasapone.

bambini geometria

Ogni tanto rifletto su questi temi esistenziali.

Scherzi a parte i nostri bambini, al di là di penna, matita, colori, gomma, cellulare (più tardi possibile), cosa tengono in mano? Cosa manipolano fin da piccoli?
Alcuni hanno la pazienza di fare gli “gnocchetti” col didò, ma gli altri fanno le frittelle a suon di botte sul tavolo. Alcuni infilano perline anche a tre anni, ma tanti no. Vero?
Ecco, forse dovremmo riflettere di più sul fatto che i bambini, se aiutati e stimolati, riescono a fare cose non proprio ordinarie, anche da piccoli.
Forse sono la nostra fretta e sfiducia a limitare la formazione di una competenza come la motricità fine, che nella vita è molto importante e base della scrittura.
All’inizio di questo ciclo scolastico, in un incontro “in verticale”, come si dice in gergo scolastico (cioè incontri tra infanzia, primaria e secondaria), è uscito fuori che i bambini, quando arrivano alla primaria, spesso non sanno usare bene le forbici, mentre, quando entrano alla scuola media (la chiamo così per far prima), non sanno manipolare con scioltezza righello, goniometro, compasso.
Mentre, come sappiamo bene, la scuola dell’infanzia non è obbligatoria, la scuola primaria sì, e quindi, se i bambini non sanno usare gli strumenti per il disegno geometrico, è colpa di chi insegna… e c’è poco da fare.
Ok.
Io mi metto subito in discussione: è vero.
Nei cicli precedenti, prima della quinta:
” Eeee, il compasso noooo, perché poi si possono far male, con quella punta, signoramia!!”
“Uhppercarità il goniometro è difficile, prima della quintannnnooo, perché giralo e giralo voltalo e capovolgilo, ci vuole tempo… si perde tempo.” (Immaginatele pure con la voce della signora Flora-Marchesini).
Il righello in terza era la frontiera del coraggio.

Ultimo ciclo: righello in seconda e goniometro e compasso in quarta.

Un po’ mi sono buttata, un po’ mi sono fidata di loro.
Quindici giorni fa non ho nemmeno detto “state attenti alle punte di metallo”: caspita, lo vedono da soli che sono appuntite come un ago!
L’unica cosa: il consiglio di non andarci a spasso perché è un oggetto molto delicato.
Sono stati bravissimi, ma perché, fondamentalmente, il compasso serve a fare cerchi e, senza tanti giri, ho chiesto loro di farli e di farne tanti.
I bambini sono piuttosto logici e di buon senso, più spesso di quanto si pensi.
Poi, il compasso, lo so, lo terranno dal manichetto apposito tra due mesi (trovano posture impensate e molto simpatiche), ma intanto i cerchi escono fuori in qualche modo: è una cosa difficile e questo li motiva, perché ci sono le cose facili… e poi quelle belle.

Confesso che hanno avuto all’inizio una gran voglia di smontarli e ci sono anche riusciti: avrò ri-avvitato 88 rotelline, cambiato 185 mine spezzate e ritrovato 35 vitine… che per una con -7 di miopia…eh?!

Però hanno realizzato disegni geometrici che mai avrei pensato.

Hanno misurato angoli con il goniometro con due semplici consigli: centro e zero.
E certo che si sono intrecciati spesso, hanno sbagliato giro più e più volte, ma alla fine qualche angolo è uscito della misura giusta.

Da tutto ciò ho imparato, guardandoli,
che le cose difficili sono più divertenti
ed i lavori realizzati per tentativi ed errori sono i più entusiasmanti.

Qualcuno è caduto e si è rialzato, ma comunque è arrivato in fondo.

Maémiaiuti? Quanti ne ho sentiti! Erano un po’ persi e un po’ emozionati, ma giorno dopo giorno ce l’hanno fatta ed i Maémiaiuti si sono rarefatti.
Bello, tra l’altro, diventare gradualmente inutili.
Io vorrei farvi vedere le Rose dei Venti che hanno realizzato, ma non posso.
Ne ho scelta una ben camuffata, che mi emoziona: è la prova che hanno scalato una montagna, vera, e sono arrivati in cima. E un po’ pure io.
Alla prossima cima… o saponetta, siamo pronti.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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