Gli uomini e le Donne sono diversi in tutto. Soprattutto quando sono stanchi

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Uomini e donne sono due universi paralleli. Linee rette destinate a non incontrarsi mai.
La luna e il sole che si danno le spalle. Diversi in tutto. Anche nella stanchezza.

Quando LUI la sera torna a casa stanco è talmente stanco che riesce appena a mettersi in tuta e sprofondare nel divano. Cena frugale e TV.

Quanto TU sei stanca la sera, sei talmente stanca che riesci appena a comprare il pane, improvvisare una cena, dare l’aspirapolvere, caricare la lavatrice.
Ritirare i panni, piegarli, lavare i piatti, fare la doccia alla bimba, metterla a letto e tramortire con lei in posizione fetale per ritrovarti ripiegata come un lego alle due del mattino quando lui, gentilmente, ti ricorda che ti sei addormentata nel posto sbagliato.

Gli uomini e le Donne sono diversi

Siamo diversi in tutto, sì. Anche nella stanchezza.

uomini-vs-donne

LUI: Ha la sveglia alle 6.30, ma si tira in piedi alle 7.00.
Si trascina in bagno emettendo strani versi gutturali. Fa la doccia. Si lava i denti.
Si lava i denti. Si lava i denti. L’igiene è importante.
Esce dal bagno con i calzini tirati fin sopra le ginocchia, la camicia sbottonata e in mutande. Gli occhi sono socchiusi.
Sosta in camera da letto davanti allo specchio allacciandosi il nodo della cravatta.
15 minuti di nodo. Manco fosse un marinaio dell’Amerigo Vespucci.
Si siede sulla sponda del letto.
Si allaccia le scarpe con tempi biblici.
Un po’ ti fa tenerezza.
È come un bambino che sta imparando la segreta arte delle stringhe.
Solo che lui è circa quarant’ anni che ci prova.

Passa in cucina e si versa il caffè. Si siede. Sorseggia il caffè.
Sorseggia il caffè.
Sorseggia il caffè. Il caffè è importante.

Mangia due biscotti. Verso le otto ritrova la parola.
In corridoio lo senti esclamare: «Buongiorno amore!» Chiaramente amore non sei tu, ma la bambina. O il gatto. O il cane. O l’ombra cinese proiettata sul muro dal porta ombrelli.

«Sei pronta? », chiede alla bimba.
«Sì, papà. Mettiamo il giacchetto!»

«E la mamma?» A quel punto ti guarda. «Ma ancora in quello stato sei?»

TU: Hai la sveglia alle 6. 30 del mattino, ma alle 6.15 un occhio è già aperto per paura di fare tardi.
Corri in bagno, apri i rubinetti della doccia, ma sei talmente veloce che l’acqua calda non fa neppure in tempo ad arrivare che sei già fuori.
Fresca e profumata come una rosa.
Ti vesti, e mentre allacci una scarpa, con l’altra mano ti tiri su la zip del vestito.
Prepari la colazione.
Stendi la lavatrice fatta la sera prima.
Svegli la bimba.

Aspetti che il bagno si liberi.

Aspetti che il bagno si liberi. Aspetti che il bagno si liberi. Finalmente si libera.
Fai spazio alla bimba che entra per prepararsi. Intanto apri le finestre.
Fai arieggiare casa e sistemi i letti.
Controlli che tua figlia si sia lavata per bene e vestita nel verso giusto.
Bevi il caffè spostando il peso del corpo da una gamba all’altra.
Intanto versi altro orzo nella tazza e metti via la scatola di cereali a forma di orsetto.
Stamattina tua figlia ha deciso di voler mangiare qualcosa di salato. Le proponi un toast. Accetta. Lo prepari.

Ricevi in cambio
il sorriso più bello del mondo.

Sei già stanca e sono solo le 7.30 del mattino.
Finita la colazione metti le tazze nella lavastoviglie.
Pensi che forse hai il tempo di truccarti un pochino e sistemare i capelli.
Corri in corridoio, ma lui ti apostrofa: «Ancora in quello stato sei?»
Afferri il beauty case e reprimi la voglia di darglielo in testa.
Ti spazzoli al volo i capelli e rinunci al trucco.
Metterai rimmel e gloss scendendo le scale.

Lui prende la macchina.
Tu prendi quattro autobus, due metro, percorri quattro km a piedi per arrivare in ufficio.

Vi ritrovate la sera intorno al tavolo.
Siete stanchi. Ognuno a modo suo. Perché si sa, siamo diversi.
Anche nella stanchezza.
Imbastite un minimo di conversazione per raccontarvi il giorno trascorso, naturalmente cominci tu.

Stamattina l’autobus si è rotto, ho raggiunto a piedi la metropolitana, quando sono arrivata in ufficio era tardissimo.
Ho avuto una riunione e poi giusto il tempo di rispondere ad una decina di mail.
Ho pranzato con un’amica al volo perché avevo un lavoro da consegnare entro il pomeriggio. Poi sono uscita di corsa, ho preso la bimba a scuola e sono passata dalla libreria a ritirare i libri che avevo ordinato.
Per strada mi sono ricordata di comprare guanti e sciarpa alla piccolina perché, con questo freddo, non se ne può fare a meno e quelli dello scorso anno non le stanno più. Ho fatto la spesa al supermercato. Giusto un paio di cose.
Quando siamo rientrati ho dato una sistemata alla casa e giocato alle bambole.
Ora dovrei trovare le forze per stirare, ma non so se riesco perché sono davvero stanchissima. E tu che hai fatto?

LUI: Niente. Cosa vuoi che abbia fatto? Ho lavorato.

Semplice no? Lui ha lavorato!

Sono Nadia, sono mamma e sono penna, le due cose che più mi rappresentano. Convoglio nella scrittura la mia vita, le cose che amo e quelle che mi attraversano.

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