Vivere con un papà viaggiante

Ultima modifica 10 Ottobre 2019

 

Quando parlo di lui nel mio blog, lo definisco il Papi Viaggiante: il nostro daddy, difatti, per lavoro è sempre in giro. Alle volte solo per un paio di giorni, all’interno della Cina. Altre volte anche per due settimane di fila, a zonzo per il Sud Est Asiatico, in Corea o in Giappone.

Quando ci siamo trasferiti qui, già sapevo di quanto avrebbe dovuto viaggiare, ed ero un po’ preoccupata: sola con due bimbi piccoli, ce l’avrei fatta? Ma, come sempre, le cose sono più facili a farsi che a pensarle: in breve tempo ho fatto conoscenza con tanta gente, altri italiani e anche mamme dell’asilo, e mi sono creata la mia “rete di salvataggio”, quel network di persone che sai di poter chiamare in caso di emergenza, o semplicemente se hai urgenza di chiedere un favore.
Vivendo all’estero, tutti lontani dalla propria famiglia di origine, si creano legami più immediati, si cerca di sostituire quella rete familiare che ci da tanta sicurezza in patria. Io sono fortunata perché ho molte vicine di casa italiane e quindi, quando sono sola coi bambini, so che in ogni caso posso contare su di loro e non mi sento così sola e spersa. Penso che i primi tempi sia importante avere vicino dei connazionali: in certi momenti si ha la necessità di parlare in italiano, la lingua che per noi è immediata e facile. Poi, col tempo, a mano a mano che l’inglese perde ruggine, anche i rapporti con le straniere si rafforzano.
La solitudine… altro spettro che mi incombeva addosso: mi chiedevo come avrei sopportato lunghi periodi senza il marito, pomeriggi e sere a badare da sola ai piccolini (e chi è mamma di due pargoli con poca differenza di età sa quanto possa essere snervante e stancante badare a loro!). Per fortuna quasi tutte le mamme expat non lavorano ed è facile incontrarsi al parchetto o in casa, ospiti a turno della mamma che organizza il playdate: davvero non sono mai stata sola! Inoltre, non sono certo l’unica ad essere in questa situazione: molte altre donne devono salutare settimanalmente i mariti che oltrepassano la soglia di casa con la valigia in mano e la solidarietà tra noi ci fa incontrare per andare magari a pranzo insieme la domenica, quando è più difficile sopportare la mancanza del papà (perché sì, purtroppo succede che siano via anche nei week end!) o, addirittura, per organizzare delle gite fuori porta insieme.
valigia
Paradossalmente, ho sofferto molto di più durante i sei mesi da sola in Italia, mentre il marito era già in Asia a sondare il terreno. Non è facile vedersi solo una settimana ogni quattro: il rapporto si sfilaccia, i discorsi tenuti in sospeso sono troppi, spesso la stanchezza prende il sopravvento e, invece di trascorrere quei pochi giorni in serenità, si rischia anche di litigare! Per non parlare poi del rapporto padre-figli     quando ci si vede così poco. Decisamente sono d’accordo con le donne che scelgono di tenere unita la famiglia: alle volte è difficile perché, come ho già detto in un precedente articolo, spesso la donna fa dei sacrifici non da poco. Ma ne vale la pena.
Alle volte mi chiedono perché non approfittiamo e andiamo un po’ in giro col papi: ma secondo me sarebbero soldi buttati via! Dovrei comunque girare da sola, in un posto sconosciuto, con due bimbi piccoli, mentre lui è impegnato tutto il giorno (e forse anche la sera) in incontri e meeting: ne varrebbe la pena? Preferisco una sola vacanza all’anno, ma col papi al 100% per noi.

Antonella Alienanto Moretti

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