Come chiamo mio figlio: Nathan Falco, William o Guglielmo?

Ultima modifica 29 Novembre 2019

Come chiamo mio figlio?

Diversi anni fa un geniale tifoso, non ricordo più se romanista o laziale, espose uno striscione allo stadio con su scritto: “Ilary veste Chanel”.

Rammento ai meno informati che Chanel non è la griffe preferita dalla Signora Totti, ma il nome della sua secondogenita.

Il maschietto di casa, invece, risponde al nome più classico (si fa per dire) di Christian.

Gli oramai ex coniugi Briatore hanno condannato il loro figlio a trascinarsi dietro il ridicolo nome “Nathan Falco” ma il piccino saprà consolarsi della sua croce con svariate decine di milioni di Euro che, ne sono certa, cela già nella cesta dei giocattoli assieme all’intera collezione dei Gormiti Edizione Speciale in platino e diamanti.

Come chiamo mio figlio: Nathan Falco, William o Guglielmo?

Come chiamo mio figlio

I divi d’oltreoceano, primi fra tutti i Brangelina, hanno appioppato nomi impronunciabili alla splendida prole. MADDOX CHIVAN, ZAHARA MARLEY, SHILOH NOUVEL, sostantivi che rievocano vagamente lassativi, l’indimenticato re del reggae e atmosfere fiabesche.
I doppi nomi, poi, sembrano garbare particolarmente a Tom Hanks (CHESTER MARLON e TRUMAN THEODORE) e ai maestri del brivido del calibro di Stephen King, che ha chiamato i suoi figli NAOMI RACHEL , JOSEPH HILLSTROM e OWEN PHILIPP.

Ora. Passi anche il vezzo tipicamente VIP di chiamare i figli come oggetti inanimati o nazioni ( fanno scuola Gwyneth Paltrow con APPLE e MOSES e Nastassja Kinski con KENYA). Nel jet set, si sa, tutto è consentito.

Ma perché scimmiottare queste insane abitudini quando si abita in uno sperduto paesino della Ciociaria o sul cucuzzolo di una montagna della Val di Susa?

Come chiamo mio figlio: Nathan Falco, William o Guglielmo?

Sasha, tanto per dirne una, è un simpatico ragazzo ciociaro di mia conoscenza.
Litiga con sua madre più o meno da quando ha imparato a parlare perché lui il suo nome non riesce proprio a sopportarlo.
E’ dai tempi dell’asilo che gli amichetti gli dicono: “Sasciaaaaaaaaaa?
E perché c’hai er nome da femmina? E perché c’hai er nome straniero?
Ma tu’ madre nun faceva mejo a chiamatte Alessandro invece de Sasha?”

E già, la mamma di Sasha voleva regalare un tocco di unicità al suo bambino.

Un nome insolito, che lo contraddistinguesse, che fosse tutto suo e non di mille altri.
E invece il risultato è stato a dir poco catastrofico, perché lui vive da oltre trent’anni in un quartiere periferico di una grande città laddove lo spirito goliardico non manca di certo.

Chiamare la propria bambina APPLE invece di Claudia è una mossa vincente oppure sarebbe cosa buona e giusta soffermarsi a pensare alle conseguenze?

De gustibus non est disputandum è senz’altro una massima ancora attualissima.
Forse un pizzico di entusiasmo in meno nella sperimentazione linguistica non guasterebbe affatto.

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