Ultima modifica 4 Febbraio 2020

20 anni di matrimonio, 28 di sodalizio artistico, 2 figlie, una vittoria a sanremo, uno spettacolo teatrale prossimo al debutto, un altro il prossimo inverno e una tournèe estiva. Questi sono solo alcuni numeri dei Jalisse. (Alessandra e Fabio)

Potevamo non parlarne con Alessandra?
Di numeri, ma di tanto altro ancora…

Ore 12,15, cerco di essere puntualissima, e puntualissimo Fabio (Ricci ndr) risponde al telefono. “Ti passo Alessandra così l’intervista la fai con lei”.

Ed eccola al telefono. Voce esplosiva anche dalla cornetta.
Alessandra Drusian, voce del duo dei Jalisse. Veneta, occhi chiari e profondi mi parla subito delle figlie. E la scaletta con le domande va a farsi benedire!

Perché più che un’intervista è stata una bellissima chiacchierata tra donne.

E lei rinforza questo concetto di artista “umano”: “Quando facciamo i concerti, e capitiamo in qualche piccolo paese, a volte oltre a firmare autografi ci è capitato di essere invitati a cena dalle persone che venivano a vedere i nostri spettacoli”.

La prima domanda che mi viene da farle è ‘un classico’: “Tu hai 2 figlie, come è stato conciliare la maternità e la vita da artista?”

“Le mie figlie sono oramai abbastanza grandi; una va all’università e l’altra ha 13 anni. Ma noi in tutti questi anni abbiamo sempre preferito tenerle lontane dai palchi e dalla nostra vita artistica. Le nonne, patrimonio nazionale, si sono occupate di loro quando stavamo via, ma io, mamma apprensiva, cercavo di preparare tutto prima per loro”.

…E io che dopo 1 ora di pilates dopo il lavoro mi sento già stanca morta!

Mi racconta di questo loro imminente debutto.

A teatro per la prima il prossimo 9 febbraio con la rappresentazione “Non aver paura di chiamarlo amore”  (biglietti su www.vivaticket.it).

Nella quale, come in una sorta di autobiografia, Alessandra e Fabio raccontano in musica e parole aneddoti ed esperienze del loro cammino artistico e sentimentale, da quando si sono conosciuti fino ad oggi.

“Era agosto quando ci siamo visti per la prima volta – mi racconta Alessandra -. Poi per 2 anni non ho più rivisto Fabio. Ma quando ci siamo ri-incontrati non ci siamo più lasciati.
È stata una cosa naturale, doveva andare così.
Anche se non siamo esattamente uguali!
Io sono il nero lui il bianco, io negativo lui positivo. Io più critica, Fabio più entusiasta.
A volte mi convinco, altre convinco io lui. Ma la scommessa più grande è quella di vivere il quotidiano”.

E mi sembra che dopo 28 anni la scommessa Fabio e Alessandra l’abbiano ampiamente vinta.

Poi mi racconta ancora dello spettacolo. Della sua lavatrice, che salirà con loro sul palco, con la quale parla e dalla quale ogni tanto verranno fuori oggetti a ricordo delle loro esperienze passate.

E di un particolare profetico legato a Loredana Bertè, che nella trasmissione Ora o mai più disse loro “Voi dovreste fare teatro”. E così è stato.

Uno spettacolo questo al debutto ad Abano Terme, che i Jalisse hanno fortemente voluto coinvolgente per tutti i sensi, con aromi e oli essenziali che avvolgeranno il pubblico.
E con materiale ecologico.

“Certo, non possiamo fare uno spettacolo totalmente ecologico, dobbiamo necessariamente consumare energia, ma come dicevano i nativi americani non dobbiamo uccidere più bisonti di quanti ce ne servano per sfamarci”.

Ecco che torna il tema spirituale, di amore per la natura, che li ha da sempre contraddistinti nelle loro scelte artistiche.

Dopo questo spettacolo i Jalisse saranno impegnati con la loro tournée estiva Oratour2020, e dopo ancora di nuovo a teatro, con un Musical dal titolo 9to5 con musiche e testi di Dolly Parton.

Il tempo sta per finire, anche se io di domande da fare ad Alessandra ne avrei ancora tantissime. Visto però che questa sera inizia la kermesse sanremese, non potevo esimermi dal chiedere ad Alessandra un suo commento a questo Festival di Sanremo 2020.

“È lo specchio dei tempi, come lo è sempre stato – mi risponde -. Posso dire però, da mamma, che alcune scelte artistiche non le ho condivise.
Amadeus è un professionista e uomo corretto, credo che l’emozione gli abbia giocato qualche scherzo durante le interviste, ma lo stimo moltissimo.
Ho avuto modo di lavorare con lui in Rai e lo reputo un grande direttore artistico.
Quanto alla musica invece, noi artisti abbiamo dei doveri nei confronti di chi ci ascolta.  E promuovere canzoni che incitano alla violenza non è per me un valore”.

Come darle torto, aggiungo io.

Per ultimo Alessandra mi racconta un particolare ricordo del loro Sanremo.

Durante le prove, presentava il grande Mike Bongiorno l’anno in cui vinsero (1997), Mike annunciò il duo sul palco così: “E adesso i Jalaisse”.

“Mike, gli rispose Alessandra, va bene che sei americano, ma noi ci chiamiamo Jalisse”.

E sempre, non contento, durante la premiazione chiamò a gran voce che salissero sul palco anche gli autori della canzone vincitrice Drusian e Ricci, dimentico che fossero loro stessi… che dire, un ricordo fantastico che conferma chi fosse il grandissimo Mike.

Lascio Alessandra Drusian dopo una lunga telefonata.

In bocca al lupo. Non so se si augura agli artisti ma lei mi risponde “Viva il lupo”.
E chissà se avrò anche il piacere di invitarli a cena dopo un concerto dalle mie parti!

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