Caro Junior Cally ti aiuto io a scrivere canzoni

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Avete provato a cercare stamane su google Junior Cally?

Beh, sembra che sia un “trend topic” da qualche giorno. Più del campionato, più delle notizie politiche.

Senza fare inutili polemiche, sul fatto che in un paese normale questo non succederebbe, noi oggi vorremmo rispondere alla replica che Junior Cally ha fatto, dopo la valanga di dissensi accesi alla notizia della sua partecipazione a Sanremo.

junior cally

Ma andiamo con ordine.

Amadeus, che ultimamente si è distinto per essere scivolato già spesso su bucce di banana a proposito della sua conduzione al 70esimo festival di Sanremo, ha ammesso alla Kermesse canora italiana per antonomasia tale Antonio Signore, aka Junior Cally.

Se chiedete ai vostri figli under 18 certamente sapranno chi è Junior Cally. Io non lo sapevo, e vivevo benissimo ugualmente.

La polemica è nata allorchè sono stati pubblicati i testi delle canzoni dell’artista, cosa che faremo anche noi tra qualche riga.
Lo accusano tutti (poverino) di sessismo e di fomentare la violenza sulle donne
Noi abbiamo deciso di dare comunque spazio anche alla sua replica.
La nota stampa diffusa dall’artista dice così, la abbiamo copiata dalla pagina facebook della nostra amica Annarkikka:

junior cally

«La posizione dell’artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e contro la violenza sulle donne»….

Aggiunge che tra i cantanti che sono saliti sul palco dell’Ariston, tra l’altro 2 di loro in gara anche quest’anno, molti hanno cantato testi “espliciti”.

E conclude che «O si accetta l’arte del rap e l’arte in generale, oppure si faccia un Festival di Sanremo ipocrita lontano dalla realtà.

Caro Junior, o Cally, fai un po’ come vuoi.

Hai nominato nell’ordine Quentin Tarantino, Stanley Kubrick, Caravaggio, Nabokov, Bret Easton Ellis, Vasco Rossi, gli Afterhours e mi fermo qui.

Che insieme fanno la storia dell’arte moderna a 360 gradi.
Ti ci sei messo anche tu in questi 360 gradi, autodefinendoti un artista.

Ci hai detto che “o accettiamo il rap o non siamo degni di parlare di arte”.
Hai fatto capire che la realtà è fatta di sessismo, violenza e turpiloquio a più non posso.

Non so dove vivi tu ma ti assicuro che altrove c’è gente per bene, che rispetta le donne e dice parolacce solo quando si arrabbia.

Ti compari a Eminem che il rap l’ha inventato.

Credo basti la tua replica a pesare il valore di te in quanto artista.
Non vale la pena aggiungere altro sull’argomento. Anche perchè noi sull’argomento rap o trap e artisti come te ci siamo già espresse diverse volte.

Quanto alla tua canzone invece io due altre parole le vorrei scrivere.

Non sul significato del testo che quello solo basterebbe, in un paese civile, a estrometterti da ogni tv pubblica.

No. Il testo fa schifo. Il suo significato soprattutto. Ed è inutile ogni nota stampa a giustificazione.

Io vorrei soffermarmi proprio sull’uso dell’italiano. Proprio come una maestra di scuola elementare.

Leggiamo insieme, se per caso ancora vi fosse sfuggita la canzone dell’artista.

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà.

Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera.

State buoni, a queste donne alzo minigonne.
Me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche.
Ci scopi*mo Giusy Ferreri.
Lo sai che fotti*mo Greta Menchi.
Lo sai voglio fott*re con la Canalis.
Queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally ».

Nell’ordine hai usato 2 volte tr*ia, 1 put**ne, un paio di volte il verbo fott*re declinato al singolare e plurale e poco altro.

Io che sono blogger non posso autodefinirmi giornalista perché per fare la giornalista dovrei studiare, iscrivermi all’albo, passare un esame e pagare ogni anno per restare nell’ordine. Peccato non funzioni così anche con “voi artisti”. Perché se fosse così avresti almeno l’obbligo di studiare l’italiano e magari alternare nei testi qualche sinonimo.

Oggi ti aiuto io.

Meretrice, prostituta, sgualdrina, signorina allegra, squillo, bagascia, mignott@ (volgare), donnaccia, donna di strada, donna da marciapiede, battona (regionale), malafemmina, lucciola, peripatetica, vacca, cortigiana (letterario), bella di notte, marchettar@, buona donna (eufemismo), zoccol@ (volgare ancora), call girl (contattabile telefonicamente, come apprendo ora dalla Treccani).

Ce ne sono altri ancora per sostituire la parola tr*ia nelle tue canzoni ma non esagero.

Come vedi la nostra lingua, la lingua di Dante che ora e da mò si rivolta nella tomba, è piena di parole. Più di altre lingue.

E piena anche di sinonimi.

E allora, caro Junior Cally, se proprio vuoi scrivere canzoni, ti consiglio di dare una sbirciatina ad un dizionario di sinonimi e di contrari la prossima volta che stai lì con il testo in punta di penna. Non mi soffermo sulla musica che è morta da tempo.
E magari sfoglia a tempo perso anche un dizionario di italiano, che forse, ma dico forse, non lo hai mai neanche aperto.

Prima di pubblicare questo articolo ci siamo chieste in redazione se farlo.

Ovvero se dare voce anche noi a questa faccenda.

Perchè con tutto questo parlare, e noi dunque saremmo complici, lui ha già vinto a prescindere da cosa succederà a Sanremo. Lo pensiamo noi e lo dicono musicisti e gente che con la musica vive.

Prima di ora Junior Cally aveva un certo seguito ovviamente. Ma da 2 giorni è praticamente balzato alla ribalta a prescindere dalle sue capacità canore grazie a quanti ne hanno scritto.

Nonostante questo però abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere scriverne.
Noi che facciamo comunicazione. E soprattutto noi che ci rivolgiamo a genitori e famiglie. Non ci sentiamo colpevoli per questo di avere contribuito al suo successo.
I colpevoli sono piuttosto quelli che lo producono e coloro che comprano i suoi dischi.

RIPRODUZIONE RISERVATA©

Classe 1971, dicono buona annata per il barolo, viaggiatrice per indole, blogger per caso, mamma per scelta di 2 ragazzi di 8 e 14 anni che come tutti i figli (maschi per giunta), mi fanno tribolare.

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