Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Ci siamo trasferiti a Innsbruck da Modena nel 2014, nostra figlia aveva 4 anni e mezzo e aveva già frequentato 2 anni e mezzo di asilo.

Per lei avevamo scelto una scuola con insegnanti madrelingua inglese, più di impostazione americana per la verità, senza divise e con molti elementi del metodo Reggio Emilia (vedi Loris Malaguzzi).
Dal punto di vista dell’impostazione non è cambiato molto per fortuna, abbiamo lasciato bravissime insegnanti in Italia e ne abbiamo trovate di altrettanto brave e competenti in Austria.

bilinguismo

Frequentare un asilo con insegnanti madrelingua inglese aveva permesso a nostra figlia di familiarizzare con il concetto di bilinguismo già in Italia, e con la possibilità di esprimersi in due lingue diverse dicendo la stessa cosa, e questo aspetto si è rivelato molto importante nel momento del nostro trasferimento a Innsbruck. Quando ha iniziato l’asilo nuovo a settembre le insegnanti mi raccontavano che lei si esprimeva per lo più in inglese, con loro grande sorpresa e divertimento. Di tedesco non conosceva nemmeno una parola!

Devo dire che non ha avuto grossi problemi, e che in circa tre mesi capiva già quasi tutto il necessario e cominciava ad esprimersi con gli altri bambini e le insegnanti. L’aspetto più difficile infatti non è stato quello linguistico, ma quello integrativo: mia figlia è una bambina molto aperta e ha lasciato belle amicizie in Italia, per cui il doversi scontrare con una cultura molto differente da questo punto di vista è stato tutt´altro che facile.
All´inizio ha faticato parecchio soprattutto con le altre bambine, essendo che le femmine prediligono giochi di fantasia e interpretazione, che implicano una comunicazione verbale, mentre con i maschi si è trovata subito bene, cimentandosi in partite di calcio o in giochi di movimento.
Per fortuna, dopo un periodo molto faticoso soprattutto dal punto di vista fisico (concentrarsi per imparare una nuova lingua stanca moltissimo), è andato tutto sempre meglio, lei ha trovato nuove amichette e man mano che diventava più sicura con la lingua si sentiva meglio in mezzo agli altri.

Un altro aspetto interessante riguarda l’inglese: all’asilo austriaco che frequenta mia figlia viene una volta la settimana un’insegnate madrelingua inglese che svolge varie attività ludiche con i bambini, e all’inizio ha rappresentato un vero e proprio ostacolo, manifestato attraverso un rifiuto molto evidente.

D’accordo con le insegnanti, non l’abbiamo mai forzata, e noi genitori ci siamo presi l’impegno di essere presenti a turno a queste attività, per poterla fare sentire a suo agio. Nel corso dei mesi, e man mano che il tedesco le diventava familiare, il problema è progressivamente diminuito fino a scomparire, oggi non vede l´ora che arrivi Pam (l´insegnante canadese) e tutti mi hanno raccontato di come sia diventata la bambina più proattiva del gruppo!

Con il tedesco ormai non ci sono più problemi, se fino a un anno fa mia figlia si rifiutava di parlarlo fuori dall’Austria ora ha preso confidenza e non si fa problemi a fare qualche battuta con i parenti e gli amici italiani. L’ insegnante all’asilo mi ha detto di essere rimasta strabiliata da quanto sia migliorata e abbia affinato la lingua, rassicurandomi assolutamente per l´inizio dell’avventura scolastica che comincerà a settembre.

Ha già iniziato autonomamente a leggere e a scrivere, seppur sbagliando tipicamente i dittonghi, che in tedesco si scrivono diversamente da come si pronunciano, al contrario dell’italiano.
Insomma, aspettiamo solo la prima elementare!

Per quanto riguarda ‘Italiano, a volte mi rendo conto di essere l’unico veicolo che mia figlia ha a disposizione per imparare la nostra lingua, e questo mi fa sentire alquanto responsabile!
Ovviamente chiacchera tanto con il papà, cosi come con parenti e amici quando rientriamo in Italia, ma la maggior parte del tempo la passa con me.
Noi a casa e anche fuori parliamo solo ed esclusivamente nella nostra lingua, fatta ovviamente eccezione per quei momenti in cui altre persone austriache sono coinvolte nella conversazione.
Le insegnanti approvano questo metodo. Devo dire che non temiamo per l´italiano di nostra figlia, ci diamo parecchio da fare con la lettura (che arricchisce tantissimo lessico e grammatica) e cerchiamo sempre di parlare in modo corretto e lessicalmente variegato.

Per concludere, si è già parlato tanto dei vantaggi del bilinguismo, soprattutto a livello di capacità di concentrazione e di sviluppo dell’attenzione selettiva. Molti studi hanno anche dimostrato come l’esposizione a lingue diverse porti al rallentamento del deterioramento cognitivo.

Sinceramente, il beneficio più grande che ogni giorno riscontro con i miei occhi è la capacità che dimostra mia figlia di riuscire a comprendere che per ogni idea e per ogni aspetto della vita non esiste mai un solo punto di vista, e che sta solo a noi guardare le cose da prospettive differenti.

Credo che persino molti adulti facciano fatica a capire questo, e sono molto orgogliosa del fatto che mia figlia ci riesca già a 6 anni!

Diana Cappellini

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