Codiv-19 e la mancanza di assistenza domiciliare.

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Ultima modifica 28 Aprile 2021

Le persone che ancora oggi si trovano spaventate ed abbandonate, sono molte.
Non si sa più chi chiamare e chi “pagare” per farsi assistere.
I deceduti fra le mura domestiche sono stati troppi.
Al P.S. ci si può recare solo se veramente ci sono sintomi di peggioramento tale da richiedere un intervento immediato.

In Inghilterra è stata creata una app, Babylon Healthcare Services che sostituisce il medico di base (persona che in Italia in questo momento o ha il covid, o é deceduto, o non ha avuto linee guida da chi di dovere trovandosi allo sbaraglio).
Questa piattaforma simula una visita.
Il cittadino si collega col medico che risponde ad una serie di domande ed alla fine grazie ad un algoritmo crea una ricetta che finisce direttamente nella propria farmacia di fiducia. Si hanno una diagnosi ed una terapia adeguata che va di pari passo con l’evolversi della malattia virale, raggiungendo risultati sorprendenti.
Sono stati somministrati farmaci che hanno evitato l’evolversi della malattia e ha dato molta tranquillità alla popolazione.
Secondo il Dott. Elio Staffiere, direttore di Cardiologia dell’Ospedale San Francesco di Bergamo la malattia ha tre fasi: invasione e replicazione virale (7 giorni circa), fase polmonare (dove si deve intervenire subito), fase dell’iperinfiammazione che può portare in alcuni casi anche al decesso.

Nella prima fase sulla piattaforma inglese sopracitata il paziente viene ricontattato giornalmente per sapere se vi sono peggioramenti e al primo segnale d’allarme si somministrano immediatamente farmaci adeguati ad arrestare l’avanzare dell’infiammazione.

Perché in Italia non abbiamo avuto questo servizio?

Anche perchè, analizzando ogni casistica, si poteva forse evitare la terapia intensiva a molti pazienti. Non lo dico io, lo dicono i medici.
Se avessero potuto monitorare tutte le persone affette da covid-19, somministrando antitrombotici e altri farmaci, avrebbero interrotto l’avanzare della criticità.

Questi farmaci, in soggetti senza pregresse patologie, non sono la cura definitiva al covid-19 ma sono un ottimo ausilio per evitarne l’avanzamento. Utili sia per la profilassi che per la cura degli stati più avanzati della malattia, caratterizzati da quadri iperinfiammatori che determinano, o possono determinare, delle trombizzazioni dei piccoli vasi.

Non si muore di polmonite. Si muore per uno stato iperinfiammatorio che può produrre, a livello polmonare, quadri di vasculopatia arteriosa e venosa con trombizzazione dei piccoli vasi ed evoluzione verso lesioni polmonari gravi e talvolta permanenti (fibrosi polmonare).
L’eparina é il farmaco più usato per impedire che ciò accada. Ma se usata troppo tardi purtroppo può non essere più risolutiva.

I nostri ospedali sono andati al collasso, nessuno poteva immaginare una situazione di così grande portata. Ma ora che la situazione ci é più chiara penso sia il momento giusto per dotarci di questo tipo di piattaforma.
Il  paziente non si sentirebbe più terrorizzato e abbandonato.

assistenza domiciliare

Di seguito trovate l’utilissima pubblicazione del Dott. Elio Staffiere.

In seguito alla necessità di fornire un utile vademecum ai colleghi clinici che si trovano a gestire i pazienti COVID-19, , sul territorio (patologia gravata da potenziale esito fatale) si è reso opportuno fornire una serie di indicazioni cliniche, emergenti dalla letteratura scientifica  e dalla pratica clinica quotidiana,
La malattia consta di tre fasi:

FASE 1: Fase dell’invasione e della replicazione virale
FASE 2: Fase polmonare
FASE 3: Fase dell’iperinfiammazione
Il periodo di incubazione è di 4-14 giorni.

E’ fondamentale, da una attenta raccolta anamnestica, collocare temporalmente l’inizio del corteo sintomatologico, così da poter seguire l’andamento della malattia.

La prima fase ha una durata media di 7-10 giorni.

Sul piano clinico i sintomi che manifestano l’insorgenza della malattia sono: febbre (>37,5°C), tosse, rinite, faringodinia, dispnea, diarrea, cefalea, congiuntivite, mialgie, disgeusia e anosmia.
L’entità dei sintomi iniziali non è predittivo del successivo deterioramento clinico.

Esami strumentali indicano: linfopenia, incremento del tempo di protrombina, del D-dimero e della PCR.

L’81% dei pazienti ha decorso asintomatico o con sintomi lievi.  Il viraggio clinico verso un aggravamento avviene tra la 6-8 giornata dall’inizio dei sintomi.

I criteri clinici per ospedalizzare sono: dispnea ingravescente, frequenza respiratoria > 30 atti minuti, SpO2 < a 93 a riposo.
In tale fase è facile riscontrare all’Rx torace buona parte del parenchima polmonare infiltrato dal processo polmonitico.
Il trattamento farmacologico iniziale prevede per la febbre e per gli altri sintomi l’uso di paracetamolo come FANS di prima scelta alla dose di 1 grammo  2-3 volte die.
Viene consigliata in tale fase trattamento antibiotico atto a evitare sovra infezioni batteriche: Azitromicina 500 mg 1c die per 5 giorni e/o Cefixima 400 mg x 2 per 6 giorni. Idrossiclorochina: L’uso off-label della Idrossiclorochina nella terapia dei pazienti adulti con COVID-19 è consentito unicamente nell’ambito del piano nazionale di gestione dell’emergenza.
In questa fase l’uso terapeutico dell’idrossiclorochina può essere considerato sia nei pazienti COVID-19 di minore gravità gestiti a domicilio sia nei pazienti ospedalizzati.

Il prescrittore dovrà valutare caso per caso il rapporto rischio/beneficio.

Dosaggio:  400 mg x 2 il primo giorno poi 200 mg die 2 volte die per 14-20 giorni secondo evoluzione clinica. Non indicata in profilassi.
Lopinavir/Ritonavir: L’uso off-label di Lopinavir/Ritonavir nella terapia dei pazienti adulti con COVID-19 è consentito unicamente nell’ambito del piano nazionale di gestione dell’emergenza.
L’uso terapeutico del lopinavir/ritonavir può essere considerato, limitandolo ai pazienti COVID-19 di minore gravità, gestiti sia a domicilio sia in ospedale in particolare nelle fasi iniziali della malattia.

Il prescrittore dovrà valutare caso per caso il rapporto rischio/beneficio.

Dose: 200/50mg – 2cpr x 2 volte die per 7-10gg Profilassi antitrombotica: Nei pazienti COVID-19 si è riscontrato un incremento di eventi trombotici.
Si deve pertanto, a domicilio, considerare l’uso di eparina a basso peso molecolare (Enoxaparina 100mg/Kg) nei pazienti a maggior rischio trombotico quali: – Storia di cardiopatia ischemica – Storia di TEV o embolia polmonare – Pregresso ictus – Diabetici – Obesi – Neoplastici – Note patologie dell’assetto coagulativo.
Sulla base dei rischio trombotico/emorragico si può eventualmente somministrare enoxaparina 70mg/kg o 100 mg/kg per 2 volte die.
La terapia con EBPM è da proseguire fino alla scomparsa dei sintomi o meglio alla eliminazione virale (tampone negativo).

Alcune note utili

ACE-inibitori e sartani:non esistono elementi tali da giustificare la sospensioni di tali farmaci. La Società Europea di Cardiologia e la Società Italiana Ipertensione Arteriosa  si sono espresse a riguardo. La sospensione di tali farmaci non è indicata e potrebbe aumentare il rischio cardiovascolare durante il periodo d’infezione.
Vitamina C: non ci sono evidenze scientifiche che ne supportino un effetto protettivo.

Consigliato ad un mese dalla dimissione controllo TAC polmonare in quei pazienti che hanno avuto polmonite interstiziale importante per valutarne l’evoluzione nel tempo.
L’81% dei pazienti ha decorso asintomatico o con sintomi lievi (febbricola, rinite, malessere, astenia, diarrea, cefalea)
Il 14% ha decorso con sintomi severi (dispnea, frequenza respiratoria..)
Il 5% sintomatologia critica (insufficienza respiratoria, shock settico, insufficienza multiorgano)

Un paziente viene classificato “clinicamente guarito” quando non ha più sintomi.

Elisa, mamma, piemontese, politically correct, mi piace scoprire il "vero" di ogni cosa. Ho vissuto in Spagna, lavorato anche all'estero, ma ora faccio la mamma e sono nella "cumpa" delle new mums

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