Ultima modifica 25 Gennaio 2021

Vi sembra di volare.
La vita non potrebbe andar meglio.
Dopo anni sudando sui libri e lavorando per pagarvi gli studi finalmente raccogliete i frutti dei vostri sforzi, mietete successi e attestati di stima, i soldi, meritati, non mancano e, quando gli impegni lo permettono, siete pronte a partire per una nuova splendida vacanza insieme all’uomo che amate, con il quale avete deciso di convivere in quello splendido bilocale in centro. Non vi fate mancare nulla, cenette nei migliori ristoranti che se si mangia un po’ di più ci pensano la palestra e le cure termali a rimettervi subito in forma.

Alla soglia dei 40 anni non potreste chiedere di più.

pronto a diventare padre

Poi, una mattina, il vostro uomo, al risveglio dopo una notte di passione, vi dice che a lui tutto quello non basta più, vi dice che vuole un figlio.

E il vostro mondo crolla.

Lo so, direte, probabilmente è più frequente il caso opposto, ma non pensiate che sia tanto fuori norma la possibilità che l’istinto paterno si risvegli prima di quello materno o persino che la volontà univoca di diventare genitore non possa essere solo di noi uomini.

Può sembrare esagerato, ma quando si appartiene alla metà del cielo che sia tradizionalmente che fisiologicamente viene meno associata alla volontà di diventare genitore, un rifiuto può diventare difficilissimo da accettare.

Insieme alla delusione in sé, per noi uomini si somma il dolore del disorientamento.

È sacrosanto che sia legittimo per una donna il diritto a non diventare madre.
Ma è indubbio che socialmente è più consueto aspettarselo da una donna single, piuttosto che da una che da anni convive felicemente, fino a quel momento, con un uomo.

Fino a quel momento, già, perché un no diventa quasi necessariamente uno spartiacque, che se non porta alla fine dell’amore, sicuramente sposta moltissimo gli equilibri di una coppia.

Che fare?

A mio parere, non gettare prematuramente la spugna, ma aprire un’intensa stagione di dialogo e confronto, in cui ognuno giochi a carte scoperte per vanificare false illusioni nell’altro. Tutto potrebbe essere.
Si può cambiare idea o trovare compromessi, pur non ignorando mai, con estrema responsabilità, che la posta in gioco è altissima, è la vita e la felicità di un eventuale figlio e in secondo luogo della coppia.

Di un no bisogna farsi una ragione e proseguire mettendo sulla bilancia quello che si vorrebbe dalla vita e quello che si ha. Usando ragione ed istinto per trovare la propria via, che, quand’anche impervia, è sempre l’unica plausibile.

L’importante è non assecondare per paura, perché potrebbe essere deleterio.

Non bisogna mai rinunciare ai propri sogni, quali essi siano.
Poi se saranno fiori fioriranno, altrimenti da una delle due parti o da entrambe è destinato un inevitabile tracollo, perché accondiscendere senza convinzione equivale a tarparsi le ali.

E senza ali non si vola.

G.P Antonicelli

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

7 COMMENTS

  1. Leggo quasi sempre, ma quando i temi toccano troppo da vicino l’argomento maternità non posso partecipare… invece mi sento coinvolta quando l’articolo è di questo stampo!
    Appartengo alla cerchia di quelle che non guardano al loro futuro con il progetto di maternità incluso nel prezzo.
    Sono insensibile e condannata a non trovare un uomo che si senta felice e completo con me?
    Non lo so, non so nemmeno se un domani la mia completezza potrebbe iniziare a derivare dall’idea di fare un figlio.
    Non vorrei, prima di tutto, che un figlio possa diventare elemento per sentirmi più giovane, più adulta, più matura o più qualsiasi-altra-cosa.
    Nella mia stupenda ingenuità, vorrei un figlio solo nel momento in cui lo desidererò davvero!
    Ho 27 anni e non ho un compagno ufficiale con cui condivido impegni attuali e progetti futuri, ma se ci fosse e mi chiedesse oggi di fare un figlio insieme sono certa che non lo vorrei. La mia riposta sarebbe la stessa di cui si parla nell’articolo.
    Potrei dire che la faccenda riguarda i pochi soldi e la vita che non regala prospettive, in realtà è perché tutto ciò che al momento mi capita voglio potermelo godere da sola, voglio realizzarmi, correre, fare, vedere, viaggiare… un figlio mi negherebbe questa possibilità.
    Lo dico oggi, alla mia età, a 40 non lo so se ho raggiunto talmente tanti obbiettivi che magari mi mancherà solo quella gioia.
    Chi lo sa…

  2. Buongiorno cara G.C. Sono l’autore del post e le vorrei rispondere autocitandomi: “È sacrosanto che sia legittimo per una donna il diritto a non diventare madre”. Io sono perfettamente d’accordo con lei, se qualcuno la riterrà mai insensibile non sarà certo perché non vuole avere figli. Posto che io ne ho e sono felicissimo della mia scelta, non penso certo che chi opti per strade diverse sia peggiore di me, anzi meglio chi, come lei, sceglie di non avere figli, piuttosto di chi diventa un genitore forzatamente con esiti, quasi inevitabilmente, negativi.
    Non penso nemmeno che non possa, se lo vorrà, trovare un uomo che condivida le sue idee, anzi personalmente ne conosco molti di quell’avviso, così come ne conosco altri che hanno cambiato idea negli anni.
    Insomma, tutte le vie sono aperte e buone in sé, ad ognuno la propria.

  3. Il post è interessante ed originale, ma credo che nella realtà ciò non possa accadere, non nei termini in cui è presentato qui. La storia di due persone che alla soglia dei 40 anni non hanno chiari gli obiettivi e le scelte di vita del partner mi sembra un po’ irreale. Qui non si parla di un caso di cambiamento di rotta, ma di una persona che da un giorno all’altro cade dal pero perché scopre che la compagna 40enne non desidera avere figli. Ammettendo che sia verosimile, temo che per il nostro amico ci sia poco da fare, ma mi viene in mente una domanda: su cosa si basa un rapporto maturo che non è a conoscenza di aspetto così importante nell’economia della relazione?

    • Caro Matteo, è vero, il caso è necessariamente irreale nel suo essere una situazione “limite” volutamente iperbolica, ma non per questo lontana da una linea di tendenza comune. Il fatto che due quarantenni non abbiano chiari i propri orizzonti è strano, ma nel suo commento, tra le righe, si sottintende un rapporto duraturo della coppia, cosa che una donna come quella descritta spesso valuta proprio verso quell’età proprio perché prima troppo impegnata a realizzarsi singolarmente. Non è, quindi, del tutto fuori dal mondo che all’uomo in questione possa risvegliarsi un istinto paterno latente o assopito dopo precedenti fallimentari relazioni.
      Che ne pensa?

      • Penso che un uomo di 40 anni dovrebbe avere la maturità per capire se la donna con la quale ha una relazione duratura sia intenzionata ad avere figli. In caso di relazione appena iniziata la cosa potrebbe non essere del tutto chiara, ma arrivare ai 40 per trovarsi in questa situazione presuppone l’aver sottovalutato il tempo che passa, poiché la stessa situazione vissuta a 30 anni offre più possibilità di alternativa. Quando avere figli è una decisione che spetta alle donne, l’uomo può solo dire no, sta a lui valutare le proprie scelte di vita in relazione agli obiettivi familiari, poi ognuno è libero, ma la natura non aspetta anche stiamo provando in tutti i modi a costringerla.

        • Mi permetto, amichevolmente s’intende, di dissentire riguardo l’ultima considerazione: l’uomo di quarant’anni di cui lei parla potrebbe averne 50, un matrimonio fallito alle spalle ed un desiderio di paternità ancora vivo e per questo poco procrastinabile.
          In ogni caso la ringrazio per la vivacità dei suoi interventi, è il seguito ideale che auspico ogni volta che scrivo.

          • Molto bene, il mio contributo termina qui, grazie per lo spazio che mi avete offerto!

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