Ultima modifica 21 Aprile 2021

Al liceo il mio professore di filosofia, relativamente alla diatriba sempre aperta di quanto sia giusto influenzare i figli, soleva sostenere che non solo sia normale, ma persino auspicabile. E’ giusto quindi che i genitori indirizzino i propri figli verso le proprie idee, la propria fede religiosa, la propria morale.

Lui esemplificava tutto domandando a noi alunni se ritenessimo giusto che un padre spieghi ad un bambino come si attraversa una strada oppure se sia meglio, in nome della libertà di espressione, far esperire al bimbo le conseguenze delle proprie scelte.
Naturalmente il dibattito si coloriva fortemente e cocenti erano gli animi della maggior parte degli alunni, sostenitori della libertà.
Chi aveva ragione?

Oggi lo so senza nessun dubbio: il professore e nella reazione degli alunni c’è già in luce materia per avvalorare ciò che dico, solo ho dovuto aspettare qualche anno per capirlo fino in fondo.

Che il mestiere del genitore sia difficile e passibile di critiche qualsiasi siano le decisioni prese è indubbio.

Chi scrive ha già trattato l’argomento. Non bisogna però per questo pensare che l’educazione alla libertà passi attraverso il decidere di non dare indirizzi ed influenze ad i propri figli. Anzi, proprio perché è impossibile non farlo, bisogna partire dai precetti per poter concedere di criticarli, dibatterli e, a tempo debito e nei giusti modi, sovvertirli.

A noi genitori spetta un doppio compito.

Quello di forgiare e quello, più difficile, di osservare, che ciò che riteniamo educativo non venga disatteso e, quando invece lo è, perché, con molta onesta intellettuale e spirito critico.
Perché il carattere dei nostri figli non sarà mai il nostro, ma il frutto del confronto, lo scontro, tra il nostro ed il loro.

Si può essere fervidi cattolici ed avere figli atei, ma anche più cattolici di noi, si può obbligare un bimbo a giocare a rugby, ma se lui vuole giocare a calcio probabilmente troverà il modo di farlo anche con la palla ovale se noi non saremo pronti a fargli seguire la sua strada.

Se si vuole sostenere la libertà bisogna partire dal suo contrario ed essere pronti al dibattito, anche qualora dovesse portare ad ammettere un torto, non rinunciare a dare un indirizzo. Saranno poi i figli, gli alunni per il professore, a far valere il proprio diritto di dissentire (dimostrando così di per sé di essere liberi) e di scegliere una soluzione differente alla nostra ai problemi della vita.

Certo è rassicurante per noi genitori poter contare su una comune visione del mondo con i nostri figli. L’importante, secondo me, è essere sempre un buon esempio e non perdere mai di coerenza con gli ideali che muovono i nostri princìpi educativi, così facendo è molto probabile che verranno seguiti e che i nostri figli diventino papà molto simili ai propri.

G.P.Antonicelli

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here