C’è una frase che, più di tutte, racconta i genitori di oggi: “Non ho un attimo per me.”
E no, non è solo una sensazione.
Secondo una recente survey condotta da Uppa – realtà editoriale da anni punto di riferimento per i genitori – quasi 3.000 mamme e papà hanno raccontato cosa significa crescere un figlio nel 2026. E quello che emerge è uno scenario molto chiaro… ma anche un po’ faticoso da leggere.
Genitori. Il vero problema? Il carico mentale (che non si vede)

Il 57,6% dei genitori indica come principale difficoltà il sovraccarico mentale e organizzativo.
Non si tratta solo di “fare tante cose”, ma di pensarle tutte, sempre: scuola, pediatra, compleanni, emozioni, regole, lavoro, casa.
È quella lista infinita nella testa che non si spegne mai.
E spesso, questo carico resta invisibile.
Tempo per sé: un lusso per 4 genitori su 10
Un altro dato colpisce: il 40,6% dei genitori fatica a trovare tempo per sé.
Non parliamo di weekend liberi o viaggi, ma di cose semplici: leggere, fare sport, stare in silenzio.
E qui vale la pena dirlo chiaramente: senza spazio personale, è difficile essere presenti davvero anche per i propri figli.
Meno bonus, più soluzioni reali
Tra i bisogni più sentiti emerge una richiesta concreta: più flessibilità lavorativa (39,7%), più servizi per l’infanzia e congedi più adeguati.
Non è solo una questione economica.
I genitori oggi chiedono tempo, supporto e possibilità di respirare.
Il punto non è fare di più
Come sottolinea Chiara Borgia, pedagogista ed educatrice:
“Il punto non è chiedere ai genitori di fare di più o meglio, ma costruire intorno a loro contesti più sostenibili.”
Ed è qui che si apre una riflessione importante.
Perché se crescere un figlio diventa un percorso solitario, fatto di pressione, dubbi e stanchezza… allora il problema non è il singolo genitore.
È il sistema intorno.
Genitori informati… ma più confusi
Un altro aspetto interessante riguarda l’eccesso di informazioni.
Oggi abbiamo accesso a tutto: articoli, podcast, social, esperti.
Eppure, invece di sentirsi più sicuri, molti genitori si sentono:
- più confusi
- più sotto pressione
- più spaventati di sbagliare
Come se esistesse sempre un modo “giusto” di fare le cose… e il rischio di non essere all’altezza fosse dietro l’angolo.
E quindi, cosa serve davvero?
Forse la risposta è più semplice di quanto sembri: meno perfezione, più supporto e più comunità.
Perché crescere un figlio non dovrebbe essere una prova di resistenza individuale, ma un’esperienza condivisa.
E forse dovremmo iniziare proprio da qui: riconoscere che essere stanchi, a volte sopraffatti, è parte del viaggio.
Ma restare soli, no.
E tu come ti senti nella tua genitorialità oggi? Ti ritrovi in questi dati?




![Ernesto Patapum: un viaggio tra emozioni e scoperta [letto da noi]](https://www.lenuovemamme.it/wp-content/uploads/2026/05/a4ff2135-efee-47f6-bcc0-78e0a7c92fdd-Copia-100x70.jpg)