Giappone e pandemia. Un anno in poche parole

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Ultima modifica 18 Novembre 2021

In questi mesi mi sono chiesta che cosa avrei potuto raccontare sul Giappone e la pandemia. Non ci sono stati fatti eclatanti, le ondate di coronavirus sono passate come i cambi di stagione, e noi abbiamo continuato a vivere normalmente (nei limiti del possibile).

Le scuole sono aperte e le lezioni si svolgono normalmente.

Con l’arrivo delle varianti inglese e brasiliana temevo che sarebbero cambiate molte cose (io stavo ancora insegnando, ho finito le lezioni a metà febbraio) ma la vita quotidiana ha continuato a procedere senza soste improvvise.
In ogni caso, per chi non se ne fosse ancora accorto, è trascorso un anno dalla prima comparsa (ufficiale) del coronavirus.
Mi sembra il momento giusto per  cercare di riassumere un anno di pandemia in Giappone, grazie a una serie di “parole chiave”: le parole che ogni persona che abita in Giappone riconosce immediatamente. Se volete, seguitemi in questo piccolo racconto.

Avigan (アビガン)

Esattamente un anno fa, i residenti italiani in Giappone sono stati presi alla sprovvista.
Uno dei tanti italiani che producono video per YouTube aveva appena pubblicato una rivelazione “sconvolgente”. Secondo lui il Giappone si era assicurato l’immunità al coronavirus somministrando un farmaco contro l’artrite che fino a quel momento non aveva avuto una grande fortuna.
Nonostante la mancanza di prove, qui in Giappone erano arrivate richieste sia da conoscenti bloccati in Italia che da sconosciuti, con un familiare in gravi condizioni.
Persone che offrivano di pagare qualsiasi cifra in cambio dell’acquisto del presunto farmaco miracoloso.
Come parte del gruppo di responsabili di una pagina gestita da italiani in Giappone, ho ricevuto e ho risposto a diverse richieste disperate.
Il personaggio che ho nominato, una volta tornato in Italia non ha mai pagato per l’allarmismo che ha creato, e questo mi è dispiaciuto.
Il farmaco, dopo una serie di sperimentazioni mediche, anche in Giappone, non è stato ritenuto sufficientemente rilevante nella cura delle persone colpite dal coronavirus.

Abe – no – mask (阿部のマスク)

Con questo nome si identificano le mascherine, due per famiglia e indipendentemente dal numero dei componenti del nucleo familiare, che il precedente primo ministro Shinzo Abe ha spedito a tutti gli abitanti del Giappone nella scorsa primavera.
Si tratta di due mascherine in cotone, con garza interna, prive di qualsiasi velleità medica, e decisamente difficili da utilizzare.
er quanto riguarda la distribuzione, l’appalto era stato affidato a due ditte in principio, ma una delle due aveva dovuto ritirare le sue mascherine perché presentavano una serie di difetti.
Quindi molte famiglie hanno ricevuto le famose mascherine con un bel po’ di ritardo (io, per esempio, ne ho ricevute altre due dalla scuola per cui lavoro prima di ricevere quelle governative).

Devo citare questa parola, perché ha prodotto una serie di meme scherzosi che ci hanno aiutato a tener alto il morale anche nei momenti di maggior incertezza.

Cluster (クラスター)

In un primo momento il Giappone ha provato a isolare i vari focolai di infezione.
Questo sistema, però, non è durato molto a lungo, e quando si sono verificate le nuove ondate la percentuale di casi non tracciabili è subito schizzata verso l’alto.
Lo ricordo per le buone intenzioni, che hanno permesso al Giappone di apparire quasi immune, durante la prima ondata della scorsa primavera.

Go to travel / Go to eat

Questo è il nome di due campagne promozionali, organizzate dal governo giapponese all’inizio dell’estate scorsa per incoraggiare gli spostamenti e i consumi dopo i tre mesi di stop primaverili. Il governo finanziava parte delle spese sostenute, distribuendo a chi prenotava un alloggio, o altri servizi, dei buoni da utilizzare in altri negozi che aderivano all’iniziativa.
I prezzi degli alloggi erano comunque scontati, e quindi prenotare seguendo le regole stabilite per questa promozione era veramente un’occasione imperdibile.
La promozione “Go to eat”, col supporto del governo, permetteva di acquistare una serie di coupon da usare per mangiare fuori casa, per cifre superiori al prezzo di acquisto (per esempio, acquistando 10.000 yen di coupon – circa 80 euro – si poteva spendere per 13.000/15.000 yen – 100/120 euro).
L’idea non era sbagliata. Ma lo spostamento di un numero elevato di persone, dalle città verso i piccoli centri, ha permesso al contagio di circolare, e di espandersi anche in zone che erano state toccate marginalmente fino a quel momento.
Le due campagne sono state sospese e per ora sono bloccate. A questo punto, direi che forse sarebbe meglio non farle ripartire.

Vaccino (ワクチン)

Il discorso viene portato avanti con una calma invidiabile, la vaccinazione dei sanitari è cominciata a metà febbraio, e per ora hanno vaccinato poco più di centomila persone (in circa tre settimane, fate voi i conti).
Al momento è stato approvato un solo vaccino. Il secondo dovrebbe essere approvato a fine maggio, e nel frattempo si sta portando avanti la sperimentazione di un terzo vaccino (con 200 volontari giapponesi, mi chiedo se noi stranieri dovremo preoccuparci, se questo terzo vaccino verrà riservato anche a noi?).
Il Giappone è un paese tendenzialmente diffidente nei confronti dei vaccini (a causa di alcuni eventi passati), vedremo come andrà a finire.

Olimpiadi (オリンピック)

Si faranno davvero?
Con pubblico o senza?
Con soli spettatori giapponesi? Che succederà agli atleti?
Potranno entrare nel paese (che al momento non accetta ingressi esterni, se non in casi particolari)? Le Olimpiadi disporranno di una adeguata copertura sanitaria? .
Nessun può dirlo con certezza, come tante cose che riguardano questo paese possiamo solo aspettare e vedere come andrà a finire.

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