Giappone. I cibi delle feste

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In Giappone abbiamo appena terminato il periodo delle feste, e vi assicuro che quest’anno me le sono proprio godute.

Molte persone si chiedono che cosa si mangia in Giappone durante il periodo festivo, ecco perchè ho deciso di raccontarvi la mia esperienza con il cibo delle feste invernali in questo paese.

Prima di tutto, come potrete immaginare, in Giappone non si festeggia il Natale.

E’ un giorno come un altro, che assume un carattere festivo quando cade in un fine settimana. Ma le tradizioni sono completamente diverse: non ci sono i regali da aprire sotto l’albero, forse qualcuno li prepara per i bambini ma non sono la normalità.
Esistono gli aspetti commerciali, le coppie si scambiano i regali, i bambini ricevono una sorta di calza piena di dolciumi, ma non si va oltre.

Quindi, voi penserete che non siano particolari tradizioni alimentari in Giappone.
Beh, vi sbagliate. Anche se non si tratta di tradizioni legate a un momento religioso: in Giappone si mangia (quasi esclusivamente) il pollo fritto per Natale!

pollo fritto giappone

Esatto, proprio quello pieno di olio, possibilmente acquistato in un ristorante per evitare il fastidio di mettersi ai fornelli a casa. Personalmente, anche se non ho proprio nulla contro il pollo fritto (e contro il fritto in generale) preferisco evitare il pollo fritto pronto, perchè non amo particolarmente la frittura commerciale (in cui si usa l’olio di colza).
Poi, scusate la botta di tradizionalismo, non amo mangiare il pollo per Natale, preferisco mille volte preparare qualsiasi altro piatto.

Al secondo posto, nella classifica dei cibi per le feste in Giappone, si piazza senza alcun dubbio il pollo arrosto.

pollo giappone

Qui il discorso si complica: la maggior parte dei giapponesi predilige l’acquisto esterno, in un ristorante, o qualsiasi altro locale che prevede la vendita di questi cibi festivi.
Ma, fortunatamente, ci sono anche tante altre persone che decidono di prepararlo in casa. Il pollo intero si può acquistare, in certi casi prenotandolo in anticipo, e il resto viene demandato a chi si occuperà della cottura domestica.

Il discorso non finisce qui.
Infatti, la ricorrenza principale dell’inverno giapponese prevede dei cibi particolari.
Dovete sapere che, in Giappone, il nuovo anno non prevede soltanto una visita rituale al tempio.

Prima di tutto, i giapponesi mangiano la soba poco prima dello scoccare della mezzanotte, per concludere l’anno. Il tutto ha un significato bene augurale, e diciamo che anche a casa nostra ci si impegna per rispettare la tradizione nonostante mangiare una scodella di soba calda a notte fonda non sia esattamente l’ideale.

Poi, c’è ancora una tradizione alimentare che riguarda le festività giapponesi.

Prima di riuscire a stabilirmi in questo paese, io e il mio fidanzato facevamo su e giù durante il corso dell’anno, cercando di vederci il più possibile. Io venivo in Giappone a passare le festività invernali, per poi tornare in Italia ai primi di gennaio.
Quindi ho avuto modo di assaggiare i cibi di capodanno in più di una occasione.

Con l’avvicinarsi del primo giorno dell’anno, le massaie giapponesi preparano una serie di piatti, da mangiare nei giorni successivi (parliamo dei primi tre o quattro giorni dell’anno nuovo). L’insieme comprende vari tipi di pesce, verdure, tofu e affini, accomunate da un tipo di cottura “stufata” che permette di conservarli a lungo.
Le padrone di casa li suddividono in due o più contenitori porta pranzo, per poi consumarli insieme a tutta la famiglia, accompagnandoli con una zuppa calda, che spesso e volentieri contiene un piccolo mochi.


A seconda delle usanze familiari, questo pasto si consuma in una sola volta, o si consuma poco a poco, nei primi tre giorni dell’anno. Perchè, se non lo avete capito, questa usanza rappresenta uno dei rari momenti di riposo che la massaia giapponese può concedersi.

mangiare in giappone

Mia suocera ha sempre preparato tutto in casa, a partire dal mochi.

Ottenuto dalla lavorazione di una particolare qualità di riso, che viene battuta fino ad ottenere una sorta di impasto privo di forma, e che si consuma sia dentro la zuppa (che si chiama o-zoni), che riscaldato nel fornetto, con un po’ di salsa di soia e un’alga nori.
Oltre al mochi, la preparazione anticipata dei pasti della famiglia per i primi tre giorni dell’anno si chiama “o-sechi ryouri”. Questo comporta una mole di lavoro non indifferente (considerate che una normale cucina a gas giapponese comprende al massimo tre fuochi) e una serie di acquisti, sia di materie prime e accessori secondari, come le bacchette.

A questo proposito: il principio per cui non si cucina durante i primi tre giorni dell’anno si applica anche al lavaggio delle stoviglie: le bacchette utilizzate per mangiare vengono semplicemente buttate via. Non è esattamente ecologico, se si pensa alla grande quantità di legno utilizzato per queste bacchette, ma come si dice: “paese che vai, usanza che trovi…”

Per concludere, ecco come abbiamo mangiato noi.
Natale è un giorno come un altro, nel calendario giapponese.
Avevo in mente qualcosa di buono, ma purtroppo il marito con l’influenza mi ha obbligata a cambiare il menu. Ho rimediato il giorno successivo, roast beaf con patate al forno.
Amo il pollo ma, dopo dieci anni in Giappone, continuo a non vederlo come un cibo specifico per il Natale.

E per Capodanno?

Semplice, degli antipasti, una bella teglia di lasagne al forno (avevamo mio cognato e famiglia a casa, ho preparato io per tutti) e una fetta di panettone col caffè.
Niente di tradizionale?
A mio marito non piace il cibo tradizionale per il Capodanno, e siamo tornati da una piccola vacanza proprio il 31 dicembre, quindi il tempo era comunque limitato, ma in ogni caso è andata bene cosi’.
Per mangiare giapponese ci rimane, comunque, tutto il resto dell’anno.

Vivo in Giappone dove insegno agli adulti che vogliono imparare la mia lingua, mi sono sposata e, quattro anni fa, è arrivato il nostro piccolino. Dopo di lui sono arrivate pure delle soddisfazioni sul lavoro, e ho cominciato a lavorare per un'università della zona in cui vivo.

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