Giappone. La vita quotidiana al tempo del Covid19

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Eccomi qui.
Come state? Ma sprattutto, come vanno le cose da voi?
Qui da noi, in Giappone, la vita procede. Non siamo tornati alla vita di tutti i giorni, ma usiamo questa “nuova normalità” nella vita quotidiana.

Nella seconda metà di maggio il primo ministro ha dichiarato la fine dello stato di emergenza. La situazione era comunque un po’ meno pesante, specialmente in confronto a molti altri paesi. Con la diminuzione significativa dei contagi erano venute meno le ragioni che avevano portato all’emergenza.
Questo però non ha annullato completamente le restrizioni a cui eravamo soggetti.
Sono tornate le occasioni di aggregazione, quindi studenti e docenti hanno potuto tornare a scuola, ma sono rimaste in vigore alcune restrizioni, in certi casi anche abbastanza significative.
Prima di tutto, quelle che riguardano le varie celebrazioni che, di solito, allietano la bella stagione giapponese: niente matsuri, niente fuochi artificiali (e vi assicuro che la mancanza si è fatta sentire parecchio).
I club scolastici, e gli eventi sportivi di qualsiasi tipo sono stati rimandati in un primo tempo, per poi venire autorizzati ma con regole molto strette. Si va dal rispetto della distanza, all’uso delle mascherine, senza dimenticare l’impossibilità di coinvolgere il pubblico per evitare assembramenti.
Le regole però non hanno impedito una serie di focolai che si sono sviluppati, durante l’estate, in un club di calcio scolastico e in un club di rugby universitario.

Ecco qui un breve riassunto della nostra “nuova” normalità.

Mi rendo conto che, rispetto ad altri paesi noi siamo comunque fortunati, ma vediamo di approfondire alcuni aspetti.

La scuola

Tutte le persone con cui parlo, per i motivi più disparati, continuano a chiedermi della scuola. Per carità, capisco le preoccupazioni, e capisco anche il desiderio di cercare esempi positivi in cui le restrizioni per gli studenti non sono così tante come in Italia.
Ma non è sempre detto che un maggiore grado di libertà si accompagni a una maggiore tranquillità.
Gli studenti, da quando è ricominciata la scuola, siedono a distanza dai loro compagni. Sento già montare il confronto con l’Italia, e le sue classi pollaio, per cui ve lo dico subito: le classi giapponesi sono sovrappopolate!
In certi casi si riesce a preservare i primi due anni delle elementari, mantenendo il numero degli studenti entro le trenta unità, in altri casi non è possibile.
Noi non viviamo in una grande città, ma mio figlio ha frequentato il primo anno in una classe di trentacinque bambini, e ora sta frequentando il secondo in una classe che ne contiene trentotto. Quindi, come potrete immaginare, il distanziamento viene adottato al meglio, nei limiti della capienza delle aule.
Un altro punto che vorrei segnalarvi, è l’aumento dei divieti esistenti nell’ambiente scolastico. I ragazzi non possono parlare a voce alta, non possono passare tempo in gruppo negli spazi comuni dell’edificio scolastico, non usano la palestra al coperto da quando sono tornati a scuola.

In  questo caso concordo sulla migliore qualità dell’esercizio fisico svolto all’aperto.

Vi ricordo che il Giappone ha condizioni meteo abbastanza “estreme”, con un alto tasso di umidità. Un clima molto caldo in estate e molto freddo in inverno, senza dimenticare gli innumerevoli tifoni che ci fanno compagnia dall’estate all’autunno inoltrato: non proprio il massimo per chi deve impegnarsi nell’esercizio fisico all’esterno.
Insomma, come sta succedendo anche in Italia, non esiste una via certa, migliore delle altre, e che permetta di mandare a scuola i bambini in sicurezza, quindi anche in Giappone si procede “a vista”.

La vita quotidiana in dettaglio

Nei negozi sono presenti i divisori in plastica, più o meno rigida, per separare chi sta alla cassa dai clienti. Sono presenti anche negli uffici, nelle scuole o in molti altri luoghi a rischio di assembramento.
Nei bus e nei treni si viaggia con alcuni finestrini aperti, e lo stesso capita nelle classi, dove esiste l’obbligo di cambiare l’aria ogni due ore, e si preferisce lasciare direttamente le finestre aperte.

Mi chiedo cosa succederà quando comincerà a fare davvero freddo?
Non esiste un obbligo di portare la mascherina, ma tutti la usano.
Di soluto tutti rispettano questo obbligo, anche se devo dire che le persone contrarie stanno aumentando anche qui. Negli ultimi due mesi, alcune persone del genere hanno provocato ritardi e atterraggi di emergenza su voli locali.
Non so come reagirei se incontrassi una persona del genere quando prendo un aereo…

Mio figlio è tornato a scuola a giugno.

Non dimenticate che noi cominciamo l’anno scolastico in aprile, hanno perso i primi due mesi e avevano finito con un mese di anticipo l’anno scolastico precedente: un totale di tre mesi di scuola passati in casa, e con pochissima organizzazione.
Anche noi genitori siamo tornati al lavoro a giugno.
Per quello che mi riguarda, ho l’obbligo di portare la mascherina per tutto il tempo che trascorro a scuola. Ovviamente non mi devo avvicinare agli studenti, e devo rispettare le distanze anche con i colleghi.
Le scuole hanno annullato tutti i momenti di condivisione fra insegnanti, e limitato gli eventi che riguardano gli studenti.
Questi ultimi possono essere organizzati ma va limitata al massimo la possibilità di partecipazione.
Per esempio, mio figlio ha appena partecipato alla giornata sportiva della scuola elementare. Quest’anno in un giorno feriale, e i genitori non erano ammessi.
Per quanto mi riguarda, il festival studentesco della mia università si è tenuto lo scorso fine settimana. Un grande momento di condivisione con gli abitanti della zona, ma per quest’anno si è deciso di evitare gli ospiti, e il festival si è tenuto coi soli studenti e i docenti che hanno partecipato.

Per concludere, mi tolgo un sassolino dalla scarpa.

Il Giappone, fin da subito, ha mostrato scarsa volontà di aumentare il numero di test diagnostici (e voi capirete che, in questo modo, i numeri dei contagi non corrisponderanno mai a quelli reali). Poi, ha deciso immediatamente che gli stranieri residenti nel paese, che si trovavano all’estero in primavera, non sarebbero potuti tornare se non soddisfando richieste decisamente complesse.
E non si è trattato di una decisione unica, i criteri relativi agli spostamenti degli stranieri sono stati cambiati varie volte, fino ad arrivare alla soluzione attuale: una lettera dell’immigrazione che autorizza al rientro da richiedere prima della partenza, e un tampone da effettuare assolutamente 72 ore prima di imbarcarsi sul volo del ritorno.
Tutto questo mentre ai giapponesi non viene richiesto assolutamente niente…

Vivo in Giappone dove insegno agli adulti che vogliono imparare la mia lingua, mi sono sposata e, quattro anni fa, è arrivato il nostro piccolino. Dopo di lui sono arrivate pure delle soddisfazioni sul lavoro, e ho cominciato a lavorare per un'università della zona in cui vivo.

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