Ultima modifica 24 Agosto 2020

 

Ci siamo, c’è fermento a Verona, quel fermento che, da queste parti, arriva una volta l’anno e dura quattro giorni.
Un’aria frizzantina, accompagnata dagli sguardi sorridenti di albergatori e ristoratori, che deriva dal fatto che, a breve, prenderà il via (il 9 aprile) Vinitaly, la prima fiera al mondo dedicata al mondo enoico, e non solo.
Eh sì, infatti, e non solo. Non solo perché, in esposizione, ci sarà anche il mondo olivicolo, certo, e quello della birra.
Ma non solo. Non solo perché quest’evento porta a Verona 150 mila persone e genera un giro d’affari di 1,2 miliardi di euro (stime università Bocconi).
Non solo, perché, accanto a tutto ciò, questa fiera alimenta, ormai da alcuni anni, un altro tipo di mercato. Quello delle hostess, o presunte tali.l43-cina-iconografia-congresso-121108171822_big
Facendo, infatti, una velocissima ricerca in rete per cercare qualche lavoretto, ci si imbatte in annunci come questi:

“Manager professionista seleziona una hostess accompagnatrice (età 20/30 anni) per la fiera Vinitaly a Verona, nei giorni 7 e 8 aprile.
Si ricerca una hostess di bella presenza, ammaliante, disinibita e provocante. Requisiti: Bella presenza, Altezza minima 1.60, Solarità, Predisposizione al contatto con il pubblico. Ottimo compenso”.
oppure

“Cercasi hostess, indispensabile bella presenza, ottime doti relazionali, disponibilità verso il pubblico maschile, ottimo italiano, altezza minima 1,75. Compenso 80 euro al giorno, pagati a 60 gg fine evento.  Se interessati inviare CV e foto. Specificare altezza e misure”.
oppure

“Selezioniamo hostess accompagnatrici (età 20/30 anni) per fiera e dopo fiera Vinitaly a Verona. Indispensabile splendida presenza, disponibilità e sensualità. Altezza minima 1,75 . Predisposizione al contatto con il pubblico, anche in orario notturno. Inviare Cv, foto che rappresentino bene la ragazza e misure”.

Adesso, io mi chiedo, ma stiamo scherzando? Stiamo cercando hostess per Vinitaly o accompagnatrici da “bunga bunga”? Per carità, uno può andare e fare quello che gli pare della propria vita, ma trovo alquanto terribile che questi siano i requisiti per lavorare nell’ambito di una fiera vitivinicola internazionale.

Hostess-e-non-accompagnatrice

Certo, come dice il mio amico Rocco «gira che gira è la patata che tira», ma qui si parla di vino mica di patate!!
In effetti, facendo un brevissimo sondaggio tra amici maschi, enologi, cantinieri, viticoltori e imprenditori, che lavoreranno alla manifestazione, l’opinione comune condivisa è che “se c’è un po’ di bella presenza, si vende di più e meglio”. Ma qui non si parla solo di bella presenza, ma anche di una certa disponibilità a metterla in campo, la bella presenza.

Ma come sono cambiate le cose? Forse, sono invecchiata io. Ma, per la mia generazione, ora di trentenni, Vinitaly è sempre stato un  momento per guadagnare due soldini facili lavorando quattro giorni.
Lavoro semplice, poco di concetto insomma, perciò tutte, più o meno, si è sempre andate a fare qualche capatina per quelle 100 mila lire al giorno, facili facili. Tuttavia, qui mi sembra proprio chiedano altro. Non si parla di stare agli stand, saper servire il vino, parlare inglese, tedesco o francese. Non si richiede d’essere disponibile a stare in piedi con quell’orribile divisa rossa, fornita dalla Fiera per 12 ore filate, per quattro giorni, con il risultato finale di aver tue cotechini al posto delle gambe.
Qui non si parla, quasi mai, di compenso o di orari. Si richiede sensualità? Intraprendenza? Disinibizione? Disponibilità in orari notturni, serali? Misure? E poi altezza minima? Certo, perché se non sei alta 1,75, non ce la fai a fare la hostess in fiera?

Ma è questo il mondo del vino? O è quello di Vinitaly? No, non ci credo, non ci voglio credere.
Forse ha ragione Filippo che in rete scrive: «è indubbiamente una delle facce di Vinitaly, o meglio, del commercio del vino o, forse, del commercio in generale. Comunque bastava una telefonata a Nicole Minetti e ti metteva su una cosina a modino».

Elisa Costanzo

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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