I briganti di mamma e papà

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mamma

Ultima modifica 3 Giugno 2021

Giorni fa, rovistando in un cassetto, trovo un foglio un po’ ingiallito, riposto come spesso ci capita, piegato in quattro. Il gesto di aprilo è un atto dovuto.

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Sgrano gli occhi, leggo date, orari e appunti.

La mente fa un balzo in dietro nel tempo:

ore 02.00 mi alzo, ed è la ventiquattresima volta stanotte. Piange.
ore 02.30 si è riaddormentato, provo a dormire anch’io.
ore 03.00 mi fissa dal lettino.
ore 03.30 ci fissiamo…

I miei occhi scorrono sul foglio velocemente, riesco a sentire ancora la stanchezza dei primi anni, dove dormire tre-quattro ore di fila era un lusso.

Era diventato un lavoro di squadra!

No, no… eravamo vere e proprie sentinelle. Il rischio di addormentarsi non esisteva, ci pensava lui a farci scattare sull’attenti!

Avevamo deciso di percorrere la strada delle coccole. Non ci siamo mai applicati sul “fai la nanna e la fai da solo”, ma eravamo bravissimi a “niente panico, fai qualche respiro profondo, dentro l’aria dal naso e fuori dalla bocca e impara a ridere di te stesso”.

Abbiamo ceduto solo a cinquecentomilatrecentosettantadue giri in auto per vederlo crollare come una pera cotta!

Ebbene sì, genitori ambulanti!

Ma era solo una fase! Che poi, se un bambino ha le “fasi”, il mio le ha fatte tutte, senza sconti!

Poi però crescono, si finisce nel lettone con un bel libro, storie e filastrocche ad accompagnare il sonno. Eravamo preparatissimi. E lui amava ascoltare i nostri racconti.

Ma sarebbe stato troppo bello per essere vero e, soprattutto, troppo facile! Infatti a lui, di sentir leggere le storie, proprio non garbava. Le richieste erano molto esplicite: protagonista – antagonista – luogo dove si svolgevano i fatti – tempo. Una “cosuccia” da poco. Che ci vuole a raccontare una storia “inventata”? Una tragedia! Pignolo e critico, interrompeva ogni trenta secondi.

Provate ad “inventare” ogni sera un racconto diverso.

L’esasperazione ormai ci aveva portato a credere di essere parte integrante di queste storie. “Oggi ero un mostro che scendeva dalla collina nel paese dei bimbi tristi, domani pilotavo un’astronave ed ero verde pisello a pois neri.”

Una delle lunghe ed estenuanti sere nel lettone, con la palpebra ormai in caduta libera, di colpo esordisco: “Uh, ho sentito un rumore, venir dalla montagna, in cerca di luci accese, son briganti che non badano a spese”. La luce si spegne, tutto tace, il bimbo dorme!

Non datemi della matta che a suo tempo la mia di mamma me ne disse di cotte e di crude: “I bambini non si devono spaventare” , “Tu così gli fai venire delle paure inconsce”. Vi lascio immaginare il resto.

Però dannazione funzionava! Lettone-storia inventata-arrivo dei briganti-luce che si spegne-si dorme!

Una sera, bussa alla porta la bimba dei vicini. Chiede di poter andare nel lettone a raccontare una favola a Manuel. Che bello, esclamo. Vado di là, abbasso le luci e li lascio da soli. Dalla cucina sento il racconto, bevo il caffè e sorrido. Guardo mio marito e gli dico che non ero così “fiera” di me stessa per la storia dei Briganti (ndr la raccontava anche lui).

Ad un certo punto dalla camera sento Manuel che dice: “Devo spegnere”. La bimba risponde che la storia non è finita. Lui “Si, ma sai tra poco devono arrivare i Briganti di mamma e papà”… E termina la frase con una risatina!

I briganti, quelli di mamma e papà non avrebbero mai fatto paura, lo sapeva e forse era un modo di “giocare” con noi, per dire: ci sono, esisto, e penso…penso che ora è l’ora di fare la nanna, finalmente!

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