Il disagio giovanile del nostro tempo

0
272

Ultima modifica 28 Aprile 2021

Continuano a girare sul web articoli inerenti il disagio giovanile dettato dai nostri tempi. Quando leggo queste notizie su facebook purtroppo leggo anche i commenti dei “lettori” che invece affossano questa nostra splendida gioventù con commenti del tipo “ma siete sicuri che vogliano tornare a scuola? Secondo me riempiranno i bar per aver bigiato, a casa stanno benissimo, DaD, divano, telefonino…”.

Queste persone o non sono genitori o sono gli stessi fautori del pessimo esempio che possiamo dare ai nostri ragazzi.

Ne avevamo parlato tempo fa: caro genitore se tuo figlio è maleducato è colpa tua.

Tutti bravi a criticare ma nessuno che indichi una via costruttiva per incanalare i nostri ragazzi verso la vie di questa vita così complessa e cosi difficile da accettare.

Il Coronavirus ha sterminato ogni forma di rapporto sociale. I contatti sono stati azzerati, la scuola si vive solo attraverso uno schermo freddo.
La condivisione, la socialità, le esperienze di vita, le gite, le pizzate, la discoteca, i primi amori, gli amici, la festa di fine anno. Nulla, il nulla.

Chi esce e cerca di trovarsi con gli amici viene fotografato e criticato dagli spioni di paese che li nomina anche sulle pagine Facebook dei vari gruppi. Come se la causa dei contagi fossero loro che non prendono un autobus da un anno e che si vedono in gruppo all’aperto con le loro mascherine nere.

“Erano le 23 e gruppi di ragazzini con le loro moto roboanti infrangevano il coprifuoco arrecando disturbo alla quiete pubblica…” e nei commenti “ma hanno dei genitori? Ma le famiglie dove sono? Questi cretini dei genitori, e magari si drogano pure loro…”.

Secondo me questa gente cosi arcigna e fredda, comoda sul divano a scrivere a qualsiasi ora del giorno e della notte ha una vita vuota ed è nata vecchia.

I nostri giovani vogliono vivere. Vogliono solo vivere.

Anche io avrò disturbato qualcuno col mio scooter o con la mia musica.
Non pensavo di svegliare qualcuno o di disturbare la psicologia di qualche naftalinico anziano ( già anziani a 50  anni oggi…).

Ero giovane e piena di vita, ho fatto tante cazzate che ricordo con immensa gioia e magari avessi ancora il tempo di rifarle tutte perchè ne farei ancora di più.

Ricordo nei giorni in cui eravamo “gialli” a Bergamo.

Vicino a casa mia c’è un bar dove fanno vedere le partite dell’Atalanta.
Di fronte al bar c’è un piazzale dove Mattia sistemava i tavoli all’aperto e arrivavano i tifosi, rigorosamente tutti con mascherine e seduti ad un metro di distanza. A volte l’Atalanta giocava alla sera fino ad un orario in cui io e i bambini dormivamo già. Se faceva goal me ne accorgevo dal boato dei tifosi perché rimbombava sul mio terrazzo.
Magari ero nel pieno del sonno. Aprivo un occhio e con un sorriso mi dicevo “l’Atalanta ha segnato”. Ed ero felice. Felice per questa città che ha perso tutto nei nei mesi di Marzo e Aprile. Una città che si stringe vicino alla squadra del cuore quasi a riscattarsi dal dolore. Tifosi che scrivevano “papà se fossi ancora qui stasera avresti visto un’Atalanta da sogno…” oppure “nonno da lassù avete visto tutto?”.

Io non provo rabbia quando passano i motorini, non provo rabbia nel sentire i vocioni dei ragazzi che parlano sotto casa mia. Sono stata giovane IO. Al massimo mi girano un po’ se qualcuno lascia per terra sigarette e carta…

Abbiamo un generazione che è nata con la tecnologia in mano, con delle incredibili menti aperte alla conoscenza. Svegli, autonomi, vivacissimi. Noi eravamo dei bambolotti a confronto. Perché certa gente è cosi vetusta e anacronistica da dire ancora “ eh, ai miei tempi……”. Ai tuoi tempi, dici bene, non oggi.

Se invece di attaccarli sempre, di denigrarli, di sotterrarli, li facessimo vivere?

Se creassimo loro delle opportunità?
Se li spingessimo “oltre”? Se li affiancassimo?
Impareremmo molto da loro. Già ora se ho delle difficoltà col cellulare o col computer io chiedo aiuto ai miei figli (che mi dicono “mamma ma ci sei o ci fai?”).

Sono i miei figli a dirmi di far bene la differenziata “che se no fra 30 anni saremo sommersi dalla plastica”. Sono loro che mi dicono “chiudi l’acqua mentre ti strofini i denti”, sempre loro che fanno i compiti tutto il pomeriggio e sono usciti da scuola alle 16.

Loro che non si sono mai lamentati una volta della mascherina e delle Domeniche passate in casa. Loro che si inventano piatti in cucina che magari escono di cartone ma io dico che sono buoni lo stesso. E sono gli stessi figli che usano playstation e cellulare ma col mio controllo, perché si interfaccia tutto sul mio cellulare e senza lamentarsi hanno accettato tutti i filtri possibili immaginabili su tik tok.

Tik tok che ci ha fatto divertire tantissimo nel periodo del lockdown perché se c’era il compleanno di un parente od un amico noi costruivamo una storiella con musica e colori e ridevamo, piangevamo, ci abbracciavamo. I miei figli e i miei nipoti in un anno hanno perso tanti affetti. Hanno avuto la forza di star vicino a noi. Loro, vicino a noi.
Giovani eppure così forti.

Ci sarà sicuramente il giovane che si perde, che esagera, che non ha un controllo famigliare adeguato. Ci saranno sempre genitori che non vedono cosa sta succedendo, che non accetteranno critiche costruttive. C’erano anche ai nostri tempi. Ma se non si potranno recuperare ricordatevi sempre che invece c’è una grossa fetta di famiglie per bene. Famiglie del  2000, non del 1900. E  giovani da supportare e da lanciare in avanti come giavellotti.

Smettetela di criticare, iniziate a sorridere.

Elisa, mamma, piemontese, politically correct, mi piace scoprire il "vero" di ogni cosa. Ho vissuto in Spagna, lavorato anche all'estero, ma ora faccio la mamma e sono nella "cumpa" delle new mums

Rispondi