Il tema di storia è (in pratica) sparito dalla maturità: anche la scuola diventa spazzaneve?

Ultima modifica 17 Giugno 2023

“Mamma non riesco ad allacciarmi le scarpe…”
“Non preoccuparti, tanto compriamo quelle a strappo”
“Mamma non riesco…” “Non c’è problema”
Meglio, così io fatico meno ad insegnarti e a controllare se lo fai bene.
Come genitori capita di mollare qualcosa, ma farlo in modo sistematico e programmato diventa pericoloso. Non tanto per ciò che accade nel contingente, ma per il messaggio “subliminale” che passiamo in prospettiva.

L’arrendevolezza e
la ricerca di chi fa cose al posto loro
sarà una filosofia di vita.

Poi se le motivazioni sono non ci riesce, ci vuole troppo ad insegnarlo, poi gli viene male, si annoia mentre glielo insegno… allora siamo giustificati… giusto un filo di ironia.
Quando ci vuole, ci vuole.
Fin qui parliamo dei famosi genitori spazzaneve che tanto vengono criticati.
Ma parliamo di genitori.

esame maturità

Ora trasliamo tutto sul tema di storia di maturità.

Quello tolto di mezzo (in pratica) da quest’anno scolastico, nella riforma dell’esame: la motivazione ufficiale è che i ragazzi non lo affrontano.
E’ stato re-impastato nella traccia argomentativa che può però riguardare arte, filosofia…

Perché non ci riescono?
Perché ci vuole impegno ad insegnarlo?
Perché non viene un granché bene?
Perché storia non è divertente?

Analisi inutile: non lo fanno, quindi lo togliamo.

Un esempio banale per capire la differenza tra un tema di arte e uno di storia:
“L’evoluzione dell’iconografia della libertà nella storia” è un tema meraviglioso che ha sicuramente implicazioni storiche e filosofiche, ma può anche semplicemente essere affrontato dal punto di vista figurativo e basta.
“L’evoluzione storica del concetto di libertà” implica invece, e necessariamente, che io mi faccia un’idea sui miei diritti e quelli degli altri.
Direi che siamo su due livelli diversi. No?

Ci sembra così naturale mettere un tema di storia e un tema di arte alla stessa stregua?  A me no.

Un articolo del Corriere Scuola recita così: “Questa scelta è stata fatta senza che né il Ministero, né la preposta Commissione abbiano mai consultato gli storici, gli insegnanti e gli studenti, nelle scuole e nel mondo accademico. Ci si chiede dunque come una cauta esigenza di riforma si sia potuta trasformare nella cancellazione del riconoscimento del ruolo di una disciplina che nessuno finora aveva mai contestato, né messo in discussione.

Partendo da questi presupposti mi chiedo, quale esempio stiamo dando con questo provvedimento?

esame maturità

Le scarpe a strappo.
A quale conclusione stiamo portando i ragazzi… e i professori?
Ai primi suggeriamo che un esame può essere tarato sulla legge della domanda e dell’offerta pericolosissima, perché la cultura storica non dipende. Semmai le nostre azioni dipendono da essa.

Ai secondi comunichiamo che non la sanno insegnare o che è una materia su cui non vale la pena insistere, perché nessuno dei ragazzi vuole scriverci sopra.

Io, fossi un insegnante di storia, la prenderei piuttosto male.

A 18-19 anni si raggiunge l’età giusta per scegliere con consapevolezza, l’età in cui la coscienza sta per raggiungere la sua forma migliore, ispirata dalla passione o dal rifiuto per certi argomenti.
Sia la passione che il rifiuto, però, presuppongono la conoscenza.
La coscienza, inoltre, si forma se una società e chi la governa crede forte nella libera scelta, nello studio del passato, se ritiene importante ricordare i più grandi errori umani per non ricaderci.

Ora: ci si crede o non ci si crede più
(con tutte le pericolose conseguenze sociali del caso)?
Visto che tanto siamo ignoranti in storia… restiamoci legalmente.

Il fatto che i giovani non affrontino un tema storico andrebbe visto come stimolo a continuare diversamente, non come scusa per smettere. Bisogna modificare forse la didattica, bisogna fare in modo che passi su una lunghezza d’onda che i ragazzi siano disposti ad ascoltare (se ci si crede).

Perché togliere l’alternativa?
Perché guidare la loro scelta in questo modo così arido?
Perché comprare le scarpe a strappo? Perché?
Perché aggiungiamo ai genitori spazzaneve anche un insegnamento spazzaneve?
Da quale idea pedagogica seria proviene?
Da insegnante è lecito chiederselo, anche perché ogni giorno insegno a superare difficoltà… non a girarci intorno.

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