Ultima modifica 10 Ottobre 2019

In questa parte di mondo, in cui molte cose non vanno come in Italia, mio figlio e tutti gli altri studenti hanno cominciato il nuovo anno scolastico ai primi di aprile.
In ogni caso si tratta di una nuova esperienza, sia per lui che per me, e sento il desiderio di scrivere alla maestra che ha accompagnato il mio bambino nel suo primo anno di asilo, per esprimerle la mia gratitudine, dato che spesso e volentieri si è pronti a schierarsi contro.

Cara maestra,
ormai il nuovo anno scolastico è cominciato.

I bambini sono tornati a scuola, e si stanno abituando alla nuova situazione: nuovi compagni, una nuova insegnante, e la metà dei loro compagni spostata in una classe diversa.

Forse cominciano a diventare un pò più grandi, forse sono solo curiosi e quindi è più facile adattarsi, è ancora presto per poterlo dire.

Devo ammettere che ti ho guardata con sospetto, quando ci siamo incontrate per la prima volta, un anno fa.  Tu, così giovane, e con la classica voce impostata che si usa nei rapporti col pubblico.
Cosa avresti potuto insegnare a mio figlio? E in che modo?

Ma mi hai sempre ascoltata con tanta attenzione, e ancora di più ne hai dedicata al mio piccoletto.
E mi hai dato un sacco di informazioni, ogni volta che mio figlio brillava per qualsiasi motivo.
Anche per le cose più banali.

Tu, e la tua collega, mantenendo una calma invidiabile, avete portato mio figlio e i suoi compagni alla fine del loro primo anno scolastico dell’asilo. Li avete aiutati a crescere, a conoscersi, ed a socializzare.

Grazie per il tuo ottimo lavoro!
Alla fine dell’anno i bambini erano felici e affiatati, avevano passato un anno intero senza problemi, e con tanto divertimento. Ed il merito era soltanto tuo e dei tuoi colleghi insegnanti.

Quasi mi vergogno dei miei dubbi, e ti ringrazio per tutta la pazienza che hai avuto nel rispondere alle mie domande.

A fine anno, quando vi abbiamo portato dei fiori, e qualche piccolo regalino preparato dai bambini, siete scoppiate a piangere entrambe. Non mi sono chiesta quale fosse la vostra età, ma quelle lacrime da sole hanno dimostrato a tutte noi mamme quanto impegno avevate messo nel vostro lavoro.

asilo nido giappone

Ancora mi dispiaccio del fatto che tu e la tua collega abbiate smesso di lavorare alla fine dello scorso anno scolastico. Certo, iniziando un percorso triennale all’asilo, non mi illudevo certo che voi due avreste potuto accompagnare mio figlio e i suoi compagni fino alla fine, ma dopo aver visto il vostro valore penso che sarebbe stato bello (e utile) permettervi di continuare in un lavoro per cui siete assolutamente portate.

Pero’, in questo paese (o forse anche altrove?) si usa abbandonare il lavoro quando ci si sposa…
Potrei dire tante cose sull’argomento, ma forse risulterei un po’ eccessiva, quindi ribadisco ancora una volta che – secondo me – avreste potuto tranquillamente continuare questo lavoro.

La nuova insegnante di mio figlio ha uno sguardo imbarazzato quando mi parla, tipica indicazione della difficoltà che molti giapponesi hanno nel trattare con gli stranieri, quindi il suo imbarazzo non mi pesa. Però non comunica quanto te, non scrive nel libretto del bambino e mi sembra un pò più distante (forse qualcuno la definirebbe più professionale?). Al mio piccolo piace, il cambio di classe non si avverte più di tanto perchè le due classi svolgono le attività in comune, quindi va bene così.
Però a me manchi, ogni tanto rifletto sulle tante differenze riscontrate tra il primo e il secondo anno di asilo.
Mi mancano anche le mamme con cui avevo legato di più, che ora seguono i figli nella classe vicina, ma diciamo che i problemi di questa mamma adulta sono decisamente poca cosa.

grazie_arigateau

C’è un’ultima cosa che ti devo dire: oggi mio figlio ti ha cercata, ha detto “voglio giocare con la maestra K… e i B block dell’asilo” (*i B block sono delle grandi costruzioni in plastica morbida, che sembrano essere molto popolari qui da noi). In fin dei conti, credo proprio che tu manchi anche a lui.

Grazie,
da parte di una mamma italiana alle prime armi.

Vivo in Giappone dove insegno agli adulti che vogliono imparare la mia lingua, mi sono sposata e, quattro anni fa, è arrivato il nostro piccolino. Dopo di lui sono arrivate pure delle soddisfazioni sul lavoro, e ho cominciato a lavorare per un'università della zona in cui vivo.

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