Ultima modifica 24 Agosto 2020


Chi non ha mai desiderato mandare il proprio capo a quel paese?
E dirgli per una volta in faccia tutto ciò che non si sopporta di lui?Una-donna-come-capo
Beh ora, se fatto una volta soltanto, è possibile togliersi lo sfizio senza conseguenze!
A stabilirlo è una sentenza della Cassazione che lo ha sentenziato rispondendo in merito ad una spinosa questione che vedeva contrapposti un’azienda e un lavoratore licenziato.

La vicenda inizia quando un lavoratore apostrofa con epiteti poco eleganti il suo boss, che peraltro è anche una donna.
La capa in questione si rivolge all’azienda per la quale lavora e l’azienda prende le sue difese, licenziando in tronco l’uomo per motivi disciplinari. Il licenziamento viene però impugnato davanti al giudice del lavoro di Chieti, che lo annullerà in virtù del fatto che si era trattato di offesa isolata. Il giudice ordina inoltre il reintegro del lavoratore, ma l’azienda ricorre in Cassazione.

La Cassazione respinge però il ricorso, parlando di episodio circoscritto che “seppur censurabile, non dimostra la volontà di sottrarsi alla disciplina aziendale e di insubordinarsi, essendo rimasto nei limiti di una intemperanza verbale”. Nulla di grave quindi per il lavoratore, che si è quindi tolto il sassolino dalla scarpa ed ha anche vinto la causa!
Già, creando un precedente che farà scuola. Perché diciamocelo chiaro quanti di voi saranno pronti a seguire le sue orme?  Urlando un sonoro vaffa al capo rompiscatole. Attenti però ricordate: uno soltanto!!!

Elisa Costanzo

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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