Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Il 2015 è iniziato male. Appena rientrati dalle vacanze di natale italiane, mi sono messa alla ricerca di un lavoro avendo ottenuto il “work permit”. Confesso che pensavo fosse più facile.
Io sono una IT Expert, quindi mi sono messa a cercare in quel settore. Ho cominciato a cercare tramite Adecco, Monster, Manpower… Offerte ce ne sono tantissime in quel settore, ma dopo diversi colloqui, nulla di fatto. Qualcuno mi ha detto che non avendo mai lavorato negli USA dovevo avere una laurea (che non ho). Altri mi han detto che ero ferma da troppi anni (4 per la cronaca) mentre questo è un settore in continua evoluzione e quindi ero fuori dal mercato. Il fatto è che qui danno comunque la precedenza ai connazionali. Io sono straniera, senza esperienza e con un permesso di lavoro comunque in scadenza.
Insomma… Ero demoralizzata al massimo. Le ho provate tutte.

Cominciavo a pensare di aver sbagliato tutto e a pensare che avrei forse fatto meglio a restare in Italia. Qui posto per me non ce n’era.
Poi ho cominciato ad allargare il settore di ricerca… Il più vasto possibile: qualsiasi lavoro sarebbe andata bene! Nei prossimi mesi ci sono tre grossi supermercati in apertura quindi ho pensato di cercare anche lì. Problemone: anche per fare la cassiera volevano ALMENO due referenze di precedenti lavori, ovviamente negli USA…

Chi mi conosce bene sa che il mio morale era basso basso. E la notte dormivo male.

Ad un certo punto ho cominciato a dirlo a chiunque incontrassi: “CERCO DISPERATAMENTE LAVORO!” Le agenzie non funzionavano mentre il passaparola mi sembrava il sistema migliore.

CERCO LAVORO

Mi sarebbe andato bene tutto. Dovevo cominciare. Poi una volta cominciato sapevo che sarebbe venuto fuori un lavoro migliore!

Mia sorella sosteneva che qualsiasi cosa avessi fatto, sarebbe andata bene perché con la mia intraprendenza, presto sarei andata avanti.

Un giorno un’amica, che mi stima davvero molto a pelle perché non ha ragioni particolari per stimarmi così tanto, mi ha girato una mail del parroco della chiesa che frequenta lei. Il parroco in questione cercava una maestra d’asilo. Ma solo per un mese. Eh vabbe’. Almeno inizio a fare qualcosa e a farmi conoscere e a conoscete un po’ di gente. Essendo privato non ci sarebbe stato bisogno di laurea. Certo l’idea di un asilo mi spaventava un po’: bambini piccoli, tante energie… e poi… avete mai provato a parlare con un bambino di due, tre anni, che parla una lingua che non è la vostra? Mamma che fatica!

Il 30 marzo è iniziato il lavoro: MAESTRA D’ASILO in un asilo cattolico.
A dire il vero non si vedono suore né preti in giro. Solo tanti crocifissi. Ma è evidente che Dio ha un occhio di riguardo per me.

È stato un colpo di… fortuna: un paio di mesi prima sembrava che l’asilo dovesse chiudere, quindi tutte le insegnanti si erano date da fare per cercare lavoro altrove. Dopo che sono arrivata io, nel giro di un paio di settimane, tutte le insegnanti se ne sono andate. Ma l’asilo non ha chiuso. Ha solo cambiato nome e direzione e, ovviamente, insegnanti. Molto prima dello scadere del mese, mi hanno chiesto se volevo essere assunta… MA CHE DOMANDE? E con me hanno assunto altre insegnanti, tutte nuove! E’ stata la cosa più bella perché così non c’era quella che voleva saperne di più. Eravamo tutte allo stesso livello.

Sicuramente è un lavoro faticoso, anche vista l’età ormai avanzata, ma mi sono affezionata a quei bambini. Alcuni in particolare.

Intanto, capendo che è tutto campato un po’ per aria e che è tutto da riorganizzare, comincio a prendere delle iniziative: sistemo dei documenti, aggiorno il foglio delle allergie togliendo bambini e maestre che non ci sono più, preparo un po’ di moduli che ci sarbbero serviti, riorganizzo i vari giochi e mi metto a lavare e disinfettate tutto! La mia passione per i computer, non condivisa dalle colleghe e tanto meno dalla direttrice, mi ha aiutata.

Le cose vanno bene. Con le colleghe c’è un buon rapporto, con due soprattutto che sono poi quelle con cui ho più turni.

Una sera una delle colleghe viene “richiamata” dalla direttrice perché è stata vista usare il cellulare mentre stava coi bambini e perché ha dei tatuaggi “scomodi” in vista. Insomma, alziamo la guardia perché qualcuno fa la spia. E nell’incontro con la direttrice le viene detto che qualcun’altra sarebbe stata contattata.

Qualche sera dopo trovo una chiamata non risposta della direttrice e un messaggio in cui mi chiede di richiamarla.

PANICO!

Che ho fatto?
La richiamo timidamente. E mi dice che ha notato i lavori che ho fatto, i moduli che ho preparato, ha detto che alcuni genitori hanno mandato messaggi positivi su di me… Insomma, mi dice che lei invece detesta il lavoro amministrativo/organizzativo. E quindi mi chiede se mi avrebbe fatto piacere diventare SUA ASSISTENTE

Uno scherzo linguistico, penso. Odio parlare al telefono in inglese, ho sempre paura di non capire.

“Puoi ripetere e spiegarmi bene?”
No no, avevo capito benissimo!

Dal 30 marzo al 13 maggio ho avuto la prima promozione di tutta la mia vita

Per un mese ho fatto il doppio lavoro: due ore la mattina in ufficio a riorganizzare tutto e poi 5 ore con i bambini.

La sera a casa ero distrutta. Alle 9 ero già nel mondo dei sogni!
Da oggi invece faccio solo più il lavoro amministrativo. I bambini li vedo però dalla finestra e a volte mi passano a salutare mentre vanno in cortile.

E mi sono accorta che ho smesso di guardare dietro di me. Il futuro non mi fa più paura e il passato è solo ciò che sono.

Buona vita a tutti!

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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