La scuola riapre. Una riflessione tra dubbi e incertezze

Ultima modifica 11 Settembre 2020

Dopo l’interruzione forzata di marzo e i mesi di didattica a distanza, eccosi arrivati al momento della tanto attesa riapertura.
Il 14 settembre si avvicina e i punti interrogativi sono ancora tantissimi.
Molte più incertezze che sicurezze.

La scuola riapre. Una riflessione tra dubbi e incertezze

Molti dirigenti e e docenti sembrano essere poco convinti sulla possibilità di riaprire in sicurezza. Ma anche molti genitori manifestano preoccupazione.

Cerchiamo di vedere insieme quali sono i punti cruciali ancora da sciogliere.

Sicuramente l’organico è uno di questi. Proprio così, mancano gli insegnanti! A pochi giorni dall’inizio della scuola gli organici non sono ancora completi.
Le classi che hanno almeno un insegnante titolare sono da ritenersi fortunate.

Molti dei bambini che avrebbero diritto ad avere l’insegnante di sostegno, ne sono sprovvisti. 

Come potrà realizzarsi la didattica, ma anche l’inclusione fin dai primi giorni?

Considerato poi, che i bambini sono fermi da cinque mesi, sarebbe importante poter pensare anche ad una fase di accoglienza. Un primo periodo dove possa essere ripristinata la relazione affettiva oltre che educativa. E come sarà possibile fare questo senza avere neppure la certezza di chi sarà il proprio insegnante? Complicato anche pensare ad una progettualità condivisa tra gli insegnanti ed in accordo con i genitori. 

Molti degli insegnanti che nell’anno precedente si sono impegnati nella didattica distanza,  ancora non sono stati riconfermati. E quindi è molto probabile che gli alunni non ritroveranno i docenti che hanno salutato “a distanza” a giugno.

Anche la situazione della mensa andrebbe chiarita. I pasti sono garantiti, ma dove verranno consumati e come, ancora appare nebuloso. Si parla di turni oppure di lunch box da consumare in classe.

Altro punto dolente riguarda la capienza delle aule. Le classi sembrerebbero essere più numerose di quanto previsto dalla sicurezza. Si parla di banchi monoposto. Ancora non sono stati consegnati tutti, ma ci si interroga sul fatto che possano davvero risolvere il problema. Perché, in effetti, se parliamo di metri cubi d’aria, anche con i banchi monoposto il numero dei bambini sicuramente non cambia! In teoria, potrebbe essere solo più facile osservare il distanziamento.

E la mascherina?

Va indossata per tutta la permanenza a scuola oppure è possibile toglierla in alcuni momenti? Cosa sarebbe preferibile? E soprattutto, chi le fornirà? La scuola oppure le famiglie devono provvedere in autonomia?

Ma anche sulla reale possibilità di farla tenere ai bambini ci sono tanti interrogativi.
I bambini più grandi potrebbero adattarsi e rispettare le indicazioni. Ma i più piccoli?

I bambini sono lontani da tanto tempo e attendono il rientro a scuola per poter vedere ed abbracciare compagni ed insegnanti. Come comportarsi?
Come reagire di fronte a un bambino che piange o che può trovarsi in difficoltà se la priorità è la sicurezza e il distanziamento?

La relazione è parte integrante della scuola. E di conseguenza questo è uno dei punti che preoccupa maggiormente. Gli insegnanti, soprattutto quelli di sostegno, considerano il contatto fisico imprescindibile dall’aspetto didattico ed educativo.

Unica certezza sembrano essere gli orari di entrata e di uscita.

Scaglionati e ridotti per tutti.
La domanda che ci poniamo è se siamo veramente pronti. E la preoccupazione più grande è che i bambini possano rimanere fortemente delusi da quello che troveranno. Una scuola che purtroppo ha cambiato faccia. 

Da genitore ed insegnante mi viene in mente il titolo di un vecchio libro. Credo che renda bene la sensazione di precarietà che tutti ci sentiamo addosso: “Io speriamo che me la cavo!”.

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