L’affido è un business?

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Un bambino, dato in affido, è stato tolto sic et simpliciter ai genitori affidatari.

Viveva con loro dall’età di due mesi, erano stati, dicono, genitori amorevoli, non erano stati mai accusati di maltrattamenti o di abusi, ma non erano stati riconosciuti idonei all’adozione.

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Purtroppo questa è la legge: l’affido è, per se stesso, temporaneo e nessun diritto di prelazione spetta alle persone che hanno curato ed amato anche per lungo tempo e che, sbagliando, lo hanno ritenuto figlio loro, non solo nel caso che il piccolo ritorni in seno alla famiglia d’origine, ma anche quando si avvii verso l’adozione, a meno che gli affidatari ne vengano ritenuti idonei.

E questo genera, ovviamente, dolore, tristezza, incomprensioni specie quando i piccoli sono stati molto amati, il distacco, anche se conosciuto in partenza, è spesso dimenticato soprattutto quando l’affido dura molto a volte troppo tempo.

Purtroppo sempre più spesso i bambini piccoli e piccolissimi vengono allontanati dalle famiglie naturali per i motivi più vari e diversi tra loro e, conseguentemente, cresce la pratica dell’affido troppo spesso sottovalutata dai genitori che lo accettano, è un grandissimo atto di solidarietà, di amore, ma è duro, durissimo dopo averlo curato e amato, accolto e stretto nelle loro braccia doverlo lasciare ad altri, fossero anche i suoi genitori.

Per questo i genitori affidatari sono sempre più rari e sono nate le case famiglia, ma sin troppo spesso i bambini vengono strappati alle famiglie d’origine per problematiche che potrebbero essere facilmente superate cercando di appianarne le difficoltà soprattutto quando i bambini sono amati e curati per quanto sia possibile.

Ma, come capitava quando c’erano ancora i brefotrofi, una domanda sorge spontanea: e se l’affido fosse tutto un business, specie quello alle case famiglia?

Le statistiche dicono che i minori italiani tolti alle famiglie sono 39,000, 8.000 in Germania e poco più di 7.000 in Francia, paesi che hanno popolazione maggiore.

Sapete quanto pagano Comuni e Usl per ogni minore affidato ad una comunità educativa?

Uno sproposito che va dai 200 ai 400 euro al giorno!

E, in un Italia dove regna la corruzione è facile sospettare che certe perizie siano addomesticate, certe situazioni esagerate o grandemente falsate, tutto sulle spalle dei piccoli che, per una buona metà vengono affidati a comunità educative, dove, tra l’altro, sono affidati a educatori figure professionali asettiche dei quali i piccoli strappati alle famiglie hanno meno bisogno, loro hanno necessità di abbracci, di cure e di amore, ma, e soprattutto, hanno bisogno di restare nelle loro famiglie quando solo problemi economici e non abusi e maltrattamenti sono alla base degli allontanamenti.

Ci sarebbe anche un rilevante risparmio dello Stato, ma è una questione secondaria, importante ed esclusivo è il benessere dei bambini!

Nonna Lì

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