Come ci siamo integrate con la nostra famiglia nel paese che ci ospita

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Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Prima di arrivare avevamo preso contatti con un’associazione italo-americana e ci avevano fornito il contatto di una persona in grado di aiutarci. Appena arrivati abbiamo contattato questa persona, Raffaele, che ci ha letteralmente preso sotto la sua ala.
Ci ha portati in giro per tutta la città indicandoci dove fare la spesa, dove mangiare o dove NON andare…
Una mattina è passato a prenderci per portarci a visitare alcune scuole e a conoscere i presidi.

cene_america

In particolare il preside della scuola elementare dove sarebbe andata poi mia figlia, ha preso a cuore il nostro trasferimeno e ha fatto in modo di coinvolgerci in varie attività della scuola. Una mattina, mentre ero nel suo ufficio per vedere quali documenti servivano, mi ha chiesto: “Avete già conosciuto qualcuno della comunità italo-americana?”. A parte Ralph (l’amico di cui sopra) non avevamo ancora avuto tempo di incontrare nessuno.
Allora ha preso il telefono, chiamato un paio di amici e ci ha organizzato una cena a casa di queste persone. E così una sera di agosto ci siamo trovati a cena a casa di Olga e Angelo, perfetti sconosciuti ma che fin dal primo istante ci hanno accolti come se fossimo amici da sempre. Con noi hanno diviso la cena fatta tutta con prodotti del loro fantastico orto. Persone speciali.

Il resto l’abbiamo fatto da soli, la scuola è stato un ottimo luogo dove incontrare e conoscere gente.
Io mi sono fatta un piccolo gruppetto di amiche su cui poter sempre contare.

Però siamo sempre noi ad invitare a casa gli amici, a parte il primo Thanksgiving a cui siamo stati invitati dalla maestra di mia figlia. Gli americani non invitano volentieri a casa.
Loro non cucinano quindi diventerebbe complicato accontentare tutti.
Meglio trovarsi a cena da qualche parte.
Peccato però che per loro cenare insieme significa che appena finito di mangiare si va via, non si resta a chiacchierare. Piccole differenze culturali a cui bisogna fare l’abitudine.
Ma all’inizio mica le capivamo queste differenze.

Quando le persone scoprono che siamo italiani sono sempre molto affettuose e curiose.
Amano molto il nostro Paese, il nostro cibo, la nostra lingua. Fanno subito domande su cosa ci ha portati qui, come ci troviamo e… qual è il miglior ristorante italiano: CASA MIA, rispondo sempre.

Molto diverso il rapporto interpersonale fra Italia e USA. E ci manca.
Ci manca organizzare la pizzata dell’ultimo minuto o bere il tè a casa dell’amica.
O uscire la sera d’estate a fare una passeggiata e fermarci a prendere un gelato. Per non parlare della passeggiata in centro e l’aperitivo. Ci siamo adattati. Abbiamo dovuto.
La nostra fortuna è quella di essere una famiglia unita e insieme siamo riusciti a colmare queste mancanze.
Ma appena rientriamo in Italia per natale, colmiamo subito tutti quei vuoti. Non basta, ma ce lo facciamo bastare.

Momenti difficili ce ne sono ancora.
Per me ancora oggi il momento più duro da affrontare senza il magone è quando so che la mia famiglia è tutta riunita per qualche compleanno. Ad esempio lo scorso giugno mia mamma ha compiuto 80 anni e ha fatto una grande festa con “tutti”… tranne noi.

Mentre il momento più bello è quando siamo intorno al tavolo e ci facciamo prendere dai ricordi raccontandoci momenti di vita passata. Sono quei momenti che ci aiutano a mantenere vivi i ricordi.

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