Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Ieri è stato un giorno speciale: mio figlio diciottenne è entrato ufficialmente al College Americano. Ma facciamo un passo indietro.

Come scegliere il college?

Il primo passo da fare è scegliere il college che ti offre il campo di studi che vuoi conseguire. Diversamente dalla realtà italiana in cui si sceglie la facoltà che si vuole fare, qui ogni college offre una più o meno ampia gamma di rami di studio.
Quello in cui è entrato mio figlio ne offre 88.
Una volta individuati i college che interessano, si invia l’application: si compila un form coi propri dati, il proprio GPA (che è una formula della media dei voti), il voto dell’ACT (un esame che si sostiene nel corso del penultimo anno di high school – che qui sono 4 anni) e un tema che parli della personalità dello studente e del perché ha scelto proprio quel college.

E’ importante che lo studente tenga conto che è il college che deve scegliere lo studente e non viceversa.

E’ facile trovare studenti che abbiano una media alta di voti. Quello di cui il college ha bisogno è di studenti che eccellano in qualcosa, che aiutino il college ad avere un buon nome.
Una volta revisionate tutte le application ricevute, il college decide quali sono gli studenti “degni” di quel college e invia l’esito.
Ogni volta che si invia un application vanno allegati $50 a perdere. In questo modo gli studenti non sprecano le loro application.
Quando arrivano i risultati, in caso di più esiti positivi, a quel punto lo studente sceglie quale college accettare.

Ora veniamo a noi. Mio figlio è stato accettato in tutti i college in cui ha applicato.
Ha scelto quello di Milwaukee. Diciamo che lo abbiamo anche guidato noi facendo un’analisi costi/benefici. Un college non troppo lontano da casa, ma nemmeno troppo vicino; costi relativamente contenuti; ottimi feedback.

Il volo del primogenito

Ed ecco che è arrivato il fatidico momento, quello che noi mamme italiane viviamo con tanta ansia: il volo del primogenito.
Nei giorni scorsi abbiamo fatto tutta la lista delle cose che gli servivano, abbiamo raccolto un po’ di scatoloni, e li abbiamo riempiti. E’ stato fortunato perché aveva chiesto l’appartamento col cucinino e l’ha ottenuto: da bravo italiano il solo pensiero di dover mangiare panini tutti i giorni o raba scaldata al microonde, lo terrorizzava!

E così mercoledì mattina abbiamo caricato la macchina con gli scatoloni e un borsone e siamo partiti: io, mio figlio e mia figlia. 45 minuti di viaggio. Non tanti!
Nel viaggio mio figlio ha voluto mettere la canzone che ha segnato molti dei suoi momenti speciali: Vieni insieme a me.

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Dovevamo arrivare alle 10:30, non più di 15 minuti prima e non più di 45 minuti dopo…
La strada davanti alla palazzina era chiusa al traffico per permettere il “move in” degli studenti.

L’appartamento è carino: un bagno con doccia, cucinino, piccolo soggiorno, due camere da letto con due letti, due scrivanie con ripiani, due cassettiere e due vani armadio.
Al quinto piano con una piacevole vista.

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Io e sua sorella l’abbiamo aiutato a sistemare tutta la roba, siamo andati a fare un po’ di spesa per la roba da mangiare e poi, alle due del pomeriggio, l’abbiamo salutato.

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Il viaggio di ritorno io e mia figlia l’abbiamo fatto in silenzio… lasciando scorrere i nostri pensieri lungo l’autostrada.
Tornare a casa in silenzio, senza il rumore del pallone perennemente attaccato al piede di mio figlio, non sentire la sua voce, non essere accolta dal suo sorriso la mattina.
Lo so. Devo lasciargli fare la sua vita. Devo abituarmi.

Ma non è facile. E non è facile non chiamare ogni mezz’ora per sapere cosa sta facendo.

Intanto il giorno dopo ha avuto già un colloquio di lavoro ed è stato preso per lavorare al caffè del dormitorio in cui vive. Praticamente deve solo prendere l’ascensore!

E’ un nuovo e importante passo.
Per lui, ma anche per me, come Mamma.

Buona vita “cucciolo” mio.

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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