Ultima modifica 18 Giugno 2018

Le Paralimpiadi di Rio si sono concluse domenica con la cerimonia di chiusura, e l’Italia ha portato a casa ben 39 medaglie.

Paralimpiadi di Rio tra medaglie, sfide e storie di straordinaria volontà

Paralimpiadi di Rio

Niente in confronto alle 239 della Cina, che anche quest’anno ha sbaragliato le altre nazioni raggiungendo questo ragguardevolissimo traguardo.

Ma a me personalmente poco ha importato di quante medaglie l’Italia o la Cina o la Francia abbia guadagnato.

E credo che come me, in molti abbiano visto queste paralimpiadi non con gli occhi dell’agonismo (non solo per lo meno), ma con gli occhi dell’ammirazione verso questi atleti straordinari.

Le paralimpiadi sono secondo me un’occasione per comprendere quanto sia importante la testa più di un braccio, la volontà più della vista, la determinazione più di una sedia a rotelle.

Tempo fa una fisioterapista, che di persone disabili ne vedeva a centinaia, mi disse che in fondo pochi di essi cadono in depressione, solo alcuni si rassegnano all’handicap, e che probabilmente l’istinto di sopravvivenza prevale, la voglia di normalità vince sull’accettazione della malattia.
Credo che avesse ragione.

Le persone disabili hanno una vita un po’ in salita, a volte molto in salita, una salita ripidissima, ma ambiscono alla normalità.

Poi ci sono quelli che non hanno solo voglia di normalità

Sono uomini straordinari, campioni sportivi e nella vita.
Si chiamano Vittorio Podestà, Luca Masone, Giancarlo Masini Francesca Porcellato, Assunta Legnante.

Si chiamano Bebe Vio e Alex Zanardi.

Paralimpiadi di Rio

Sono i nostri campioni paralimpici, distintisi in diverse specialità, che hanno rappresentato il nostro paese con una tenacia da esserne tutti orgogliosi.

Io amo Alex Zanardi. Lo confesso qui, pubblicamente.
Quando lo vedo non posso fare a meno di commuovermi.

A queste paralimpiadi di Rio ho ovviamente tifato per lui, sapevo che sarebbe riuscito ancora una volta nella sua impresa.

Perché uno che dopo un incidente nel quale ha rischiato la vita si rialza senza gambe e ringrazia Dio per quello che gli è rimasto dovrebbe insegnare autostima nelle scuole, volontà ai licei, tenere corsi di mental coaching alle Università.

Uno che era rimasto con un litro di sangue in corpo, e che ha avuto sette arresti cardiaci in successione dopo lo scontro della sua auto, che riesce a vincere l’oro in due olimpiadi di seguito non è un campione.
E’ un supereroe.

Alex Zanardi è il volto più famoso delle nostre Paralimpiadi di Rio.

Come ha detto mio marito era un uomo straordinario anche prima dell’incidente, evidentemente.
Ha vinto a 49 anni stracciando atleti paralimpici che avevano la metà della sua età.
E lei, l’altra campionessa non è da meno, e anche gli altri nostri atleti delle paralimpiadi di Rio.

Paralimpiadi di Rio

Bebe ha 30 anni meno di Zanardi, è nata nel 1997. A 11 anni fu colpita da una meningite fulminante.
Rimase senza arti, a causa dell’infezione i medici si videro costretti ad amputarle gambe e avambracci.

Ma lei continuò imperterrita ad allenarsi col fioretto, il suo sport preferito. Dopo un anno dalla malattia tornò su quella pedana con una protesi che le permetteva di imbracciare la sua spada.

Il resto è storia, e se non la conoscete vi racconto l’ultimo capitolo. Beatrice a queste Paralimpiadi di Rio vince la prova individuale contro la sfidante cinese, e nella prova a squadre porta a casa una medaglia di bronzo.

Ma che ve lo dico a fare che alla medaglia d’oro di Zanardi ho pianto come una bambina, vedendo lui commuoversi in quel modo?

Paralimpiadi di Rio

E mio figlio che mi guardava interrogandosi.

Ho raccontato la storia di Alex Zanardi ai miei figli sperando di trasmettere loro lo spirito di quest’uomo.

Sperando che anche loro davanti ad una qualsiasi difficoltà che gli si porrà davanti abbiano la forza di volontà di superarla, di trovare soluzioni, alternative, vie d’uscita di successo.

Chiedo loro di imitare questi campioni che hanno gareggiato alle paralimpiadi di Rio, che non si sono fermati davanti alla malattia, alla disabilità, chissà, magari anche davanti a barriere architettoniche le più dure da superare: quelle mentali.

Non facciamoci abbattere, impariamo da questi campioni straordinari.

Facciamo come quella meravigliosa tedofora, Marcia Malsar, che in diretta mondiale è caduta sotto la pioggia allo Stadio Maracanà con la torcia in mano. Ma anche dopo questa caduta ha voluto continuare. Si è rialzata, e con il sottofondo dello scroscio di pioggia e applausi del pubblico ha portato a termine la sua impresa, accendendo quella fiamma olimpica.

Paralimpiadi di Rio
Dice un proverbio giapponese, per restare in tema di Olimpiadi (le prossime a Tokyo nel 2020, ndr): sette volte cadi, otto volte ti rialzi.

Io da queste Paralimpiadi di Rio ho imparato questo.

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