Prove invalsi. L’importanza di fornire gli stimoli giusti.

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Prove Invalsi a ore 12.00.
Scuola media all’orizzonte.
In effetti per i genitori può essere un momento complicato.
I bambini riportano a casa una certa preoccupazione, che poi automaticamente deve essere “digerita” in famiglia e non sempre si trova il modo di stemperarla.
A scuola, spesso, anche gli insegnanti sono presi dall’addestramento ed iniziano con settimane di prove per fare in modo che i bambini non si trovino di fronte ad una completa novità. Ma c’è anche chi non lo fa e continua il suo lavoro tranquillamente, seguendo il suo programma “come da copione”.

prove invalsi

Pur comprendendo la validità di entrambi i percorsi, credo che il prossimo anno farò solo qualche pagina Invalsi. Ogni tanto nel corso della quinta.

Le Prove Invalsi non costituiscono una metodologia di apprendimento e pur facendone tante, non si arriva ad una pratica certa.

Non esiste, secondo me, un “linguaggio Invalsi”da imparare.

Ormai lo sappiamo che questi test puntano sulla comprensione del linguaggio, sulla conoscenza di sinonimi, sulla profondità del lessico e sul linguaggio specifico delle discipline, ancor più che sulla conoscenza in sé.
Quindi, a scuola, è importante ogni volta ripercorrere i concetti con parole significative, espressioni sinonimiche, diverse e, perché no, anche difficili.

Sono partita dai genitori e ci torno, perché anche a casa si può fare tanto, senza neanche sforzarsi troppo, per sviluppare questa capacità importante in entrata (lettura, ascolto) quanto in uscita (comporre frasi sintatticamente corrette, anche se si parla in casa).

Il gioco verbale più denso di significati complessi gira a vuoto per molti.
Non bisogna disperare. Secondo i neurologi noi utilizziamo non più del dieci per cento dei neuroni di cui è dotato il nostro cervello. E, analogamente, utilizziamo solo una parte assai piccola delle potenzialità di comunicazione che ci offre una lingua.
Possiamo fare passi avanti sulla via antica della comprensione reciproca e della comprensione e intelligenza del mondo. Purché chi guarda in fondo al linguaggio vi scorga la necessità che esso, se non vuole limitare la sua stessa funzione, si faccia esso stesso educazione alla parola in tutte le sue potenzialità.Tullio De Mauro cit.

Bisogna pretendere dai bambini che sappiano descrivere la posizione di un oggetto che non sia a vista, che sappiano chiamare le cose col loro nome, che imparino ogni giorno qualche sinonimo e che alcune parole differenziano il loro significato in base al contesto; e se dicono qualche “scassocchio”, sorridendo, devono essere corretti.

prove invalsi

Leggono un libro? Un “Mi racconti la storia?” ogni tanto, ci sta bene.

Il momento del riferire testi o concetti, a casa, è quello giusto per fissare ed utilizzare nuovi termini. In quarta ed in quinta, soprattutto, non si dice più “Dillo con parole tue” , ma “Dillo correttamente ed in modo approfondito” arricchendo il proprio lessico.
Se ci facciamo caso, anche i bambini più svelti nella memorizzazione, non sempre sanno riferire in modo sciolto, usando il linguaggio specifico.
Questo vuol dire che la competenza richiesta è molto complessa, ma purtroppo necessaria.

Quando ripetono parti di storia, geografia, scienze, o concetti di matematica e grammatica, ci sta sempre bene un “Sì, però prova a dirlo meglio”; oppure “Sì, ho capito, ma c’è una parola esatta, precisa, che lo spiega meglio”(senza essere antipatici, frettolosi, né infastiditi).

Poi si possono fare giochi con la negazione (che scioglie il pensiero logico), chiedendo il valore di verità o meno di qualche enunciato: “E’ vero che il tuo bicchiere non è pieno?” “E’ vero che la tua maglia non è rossa?”
Vedremo che le prime volte i bambini restano interdetti, ma quando cominciano a giocarci si sciolgono e rispondono correttamente.

Sì può anche “giocare duro” a quel punto: “Non vuoi il gelato alla menta o quello alla fragola?”; “Non è vero che non hai mangiato… giusto?”; “Quel gatto, secondo te, non è bianco, non è nero o non è né bianco né nero?”.

prove invalsi 2018

Oppure fare cattivissimi trabocchetti: “Di solito metti nel primo cassetto i calzini non bianchi o quelli colorati?” ecc…

E poi, quando si è in viaggio, fare giochi per sviluppare la capacità di osservazione (giochi… no interrogatori!). Giocare con i mattoncini, con il Domino, con lo Shanghai, con il Tangram. Scacchi, dama, carte…

Sembra banale ma l’abitudine a questo tipo di giochi mentali sveglia il cervello e gli fa conoscere e tentare strade nuove.

Non pensiamo che la logica sia un dono del cielo, ma è certo che gratis non dà più niente nessuno.

Fornire gli stimoli giusti
può far pensare diversamente.

Tutto ciò, alla fine, serve ad affrontare con più scioltezza le prove Invalsi (parlo di scuola primaria), ma, di  test fatti ad hoc per “fregare” chi li affronta, sarà pieno il loro cammino. Quindi giochi di logica e uso appropriato del linguaggio sono alla base.
Che poi, a dirla tutta, non fanno male neanche a noi!

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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