Quando anche papà deve saper dire NO

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Ultima modifica 28 Maggio 2019

Usciti dall’ospedale, o dalla clinica, con il ‘fagottello’ del ‘giocattolo nuovo’ ben confezionato, ci accorgiamo – soprattutto noi papà – che il libretto delle istruzioni per la cura, manutenzione, istruzione e crescita dei figli non ce l’hanno consegnato.
Bell’affare.
Le mamme spesso sono circondate da altre figure femminili che le sommergono di ogni attenzione, ma a noi papà capita più difficilmente. Allora?

Allora, i figli si crescono insieme alle mamme – e ci mancherebbe! – e le regole si costruiscono insieme giorno per giorno.

Ma poi capita il giorno che… anche il papà deve saper dire no!

dire no

Chiedilo a papà. Se papà ti dice sì. Decide papà.

Ecco tre affermazioni alle quali dobbiamo essere pronti a rispondere.
Nel gioco delle parti può capitare di fare come negli interrogatori dei poliziotti americani: uno fa il cattivo che spaventa e l’altro fa il buono che ottiene collaborazione.
Ma non necessariamente dobbiamo trattare i figli come spregiudicati delinquenti del Bronx. Anzi.
Dialogo e confronto e, soprattutto, motivazione delle decisioni prese.
Quindi? Quindi per me, ma anche per la mamma nel nostro caso, il motorino, ad esempio, è NO. Ma non un ‘no’ per punizione o mancanza di fiducia o perché me lo dissero i miei – ottenendo l’effetto contrario, di nascosto provai comunque l’ebbrezza di comprarmi un catenaccio usato appena possibile che mi fece, quello sì, cambiare idea – bensì un ‘no’ legato a circostanze concrete.

E fin qui stiamo nelle decisioni prese insieme dai genitori. Ma andando avanti alcuni ‘no’ dobbiamo avere, noi papà, la consapevolezza di dirli, di assumerci le nostre responsabilità, di fare ‘il gioco di sponda’ con le mamme che invece devono saper opportunamente scendere a qualche compromesso (detto anche ‘chiusura-di-un-occhio anzi-meglio-tutti-e-due).

I ‘no’ aiutano a crescere bene se usati correttamente, fanno sentire ai figli la presenza e il coinvolgimento di chi glieli dice.

I ‘no’ creano dialogo e aiutano ad approfondire.

Non si può concedere sempre e comunque tutto, così come non si può prescindere da paletti di percorso. Saper dire no, è fondamentale!

Il bambino, e poi il ragazzo, capisce molto di più di quanto crediamo, vede il nostro comportamento, percepisce anche ciò che abbiamo dentro e non riusciamo a volte ad esprimere.

A me piace vedere la figura dei genitori e della casa d’origine come quella dell’aeroporto da cui un aereo-figlio spicca il suo primo volo. Dove quindi può tornare, sempre più liberamente e autonomamente e alla cui torre di controllo si può appoggiare per ogni problema.
Non dobbiamo avere paura a dire ‘no’ per il loro e nostro bene: se qualcosa costa troppo ed è superflua, se dobbiamo evadere norme di comportamento che ci siamo dati o generalmente vigenti, se si tratta di capricci… un ‘no’ va benissimo. Un ‘no’ fermo che resista a pianti, urli e strepiti.
Fra l’altro i bambini piccoli possono arrivare a protestare dando di proposito tremende capocciate per terra per spaventare i genitori. Quando ci successe a noi ci spaventammo ma riuscimmo non so come a rimanere imperturbabili e il piccolo dopo qualche volta smise (ricevemmo i complimenti del pediatra).

Amore è anche fermezza nella negazione, quando occorre.

I nostri piccoli aerei diventeranno capaci di volare con ogni tempo e in ogni cielo se osserveranno e capiranno le regole e le situazioni che li circondano.
E magari quando questi figli diventeranno aeroporti a loro volta avranno dei modelli concreti per dire: “I miei qui hanno sbagliato e qui avevano ragione”.

Non voliamo così anche noi oggi?

2 COMMENTS

  1. non mi sono mai piaciuti i ‘giochi di sponda’, la finzione che uno dei due sia più accomodante, più facile a convincere, magari un po’ più credulone e neanche mi sono mai piaciuti i ‘chiedilo a papà’ ‘ se lui vuole’ ecc,ecc,ecc…
    Mi è sempre sembrata più giusta la sincerità, a me non piace molto, ma parliamone tutti insieme, questa era la mia formula preserita e se sapevo che lui era d’accordo ‘ benissimo, vediamo se papà è del mio stesso parere’.
    E i no decisi, dati in comunione o indipendenti, da entrambi s’intende, con l’accettazione da parte dell’altro, e mai rimangiati se non per un effettivo ripensamento, amettendo tranquillamente di esserci sbagliati.
    Ora sono una nonna che non si intromette nelle decisioni, giuste o sbagliate, secondo me, dei genitori di mio nipote, certo a meno che questi non portassero a gravi, gravissimi pregiudizi al piccolo, e, fortunatamente non è questo il mio caso.
    Crescere un figlio è una grossa responsabilità, farlo in due dividendo equamente oneri e onori, allevia il peso ed aiuta.Non ci deve essere un SIGNOR NO, e io sono la mamma di lei.

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