Reinfezione da Covid-19: è possibile?

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La fase 2 è cominciata, il Covid, che in estate ci aveva lasciato un po’ di tregua, è tornato, o forse non se n’era mai andato. Ma oltre alla fase 2, dovremo fare i conti con un’altra
Eventualità: una reinfezione da Covid-19.

La gestione dell’epidemia in fase 2 può essere delicata al pari della precedente. Abbiamo un’arma però: le informazioni che ci ha dato la scienza. Ma è obbligatorio non abbassare la guardia.

L’Istituto Europeo di oncologia afferma: la circolazione del virus è ancora alta. Il numero di casi attivi di infezione da Sars-Cov2 al momento è ancora estremamente elevato. Molti contagi non vengono diagnosticati grazie alla loro asintomaticità, anche se ugualmente pericolosi per la diffusione del contagio.

Ma, principalmente, non possiamo ancora parlare di “patente di immunità”.

Ovvero, una reinfezione da Covid-19 è seriamente possibile.

reinfezione da covid-19

Oggi infatti, continua la nota dello Ieo, non esistono test clinici che possano stabilire con certezza che gli anticorpi sviluppati dai soggetti guariti dal covid perdurino.
Questo perché non c’è alcuna prova che gli anticorpi fungano da schermo contro un successivo contagio.

In Italia e nel resto del mondo sono in corso studi e ricerche per studiare la reinfezione da COvid-19.

Al momento, al contrario di quanto molti (anche autorevoli, ma non scienziati) hanno affermato, non esiste alcuna prova che prendendo tutti il Covid si sviluppi una immunità di gregge.

Tutto il mondo scientifico è concorde nel pensare questo.

Ma anche quando ci fosse una risposta immunitaria durevole nel tempo, questi soggetti, ad oggi, non sono in numero sufficiente da garantire questa immunità di gregge.

Lo studio dell’Istituto è stato pubblicato sul “Journal of Clinical Medicine”

Secondo questa ricerca si è evinto che il numero di anticorpi prodotti dal sistema immunitario per fronteggiare la malattia si dimezza in circa un mese dalla guarigione.

Ci si può ammalare a un mese dall’aver contratto il Covid-19?

Più o meno potrebbe succedere.

Le statistiche non sono così impietose, ma non bisogna assolutamente abbassare la guardia, né sentirsi invincibili dopo essersi negativizzati.

L’ unica arma che al momento abbiamo è continuare a prendere misure per il contenimento del rischio di contagio.

Certo, i test sierologici danno delle indicazioni epidemiologiche, e questo è importante. I soggetti che sviluppano l’infezione non diventano immuni, ma la loro osservazione può risultare un utile indicatore per monitorare l’andamento del virus.

Il progetto di sorveglianza dello Ieo riguarda un campione di 1500 dipendenti dell’istituto.

Lo studio non è ovviamente l’unico, ma è in linea con molte altre ricerche internazionali.

Il dottor Sebastiano Pasqualato, responsabile insieme ad altri colleghi del “Laboratorio Covid” ha affermato:

“I nostri risultati confermano gli studi cinesi e inglesi che, su popolazioni diverse, hanno dimostrato gli anticorpi anti-covid diminuiscono nel tempo e dunque aver avuto l’infezione non è di per sé un’assicurazione contro il virus”

Sarebbe dunque possibile una reinfezione da Covid-19, continua il ricercatore, ma è verosimile che non si sviluppi alcun sintomo perché il sistema immunitario si attiva, avendo già incontrato il virus in precedenza.

Lo studio di una eventuale reinfezione da Covid-19 consente di quantificare gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta al contagio,e la loro sopravvivenza nell’organismo.

Cosa fare dunque per evitare una reinfezione da Covid-19?

Le cose che si dicono da diversi mesi, che sono state ribadite anche nell’ultimo Dpcm. E che dovremmo avere imparato a memoria: indossare la mascherina, osservare il distanziamento, lavarsi le mani spesso e, quando possibile, contribuire al tracciamento dei contagi.

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Fonte: Journal of Clinical Medicine
MilanoToday
Classe 1971, dicono buona annata per il barolo, viaggiatrice per indole, blogger per caso, mamma per scelta di 2 ragazzi di 8 e 14 anni che come tutti i figli (maschi per giunta), mi fanno tribolare.

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