Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Oggi a Nottingham il sole ha brillato tutto il giorno.
Il vento freddo sembrava filtrare sottopelle fin dentro le ossa ma il sole rende sempre tutto piú sopportabile.
Proprio tutto, anche le separazioni.
Alle 3 del pomeriggio ho accompagnato mia mamma e mia sorella in aeroporto dopo una settimana insieme.
Il percorso é stato breve, chiacchiere semplici e radio spenta perché entrambi i miei figli dopo dieci minuti dormivano sereni.
Arrivati in aeroporto, visto che i miei bimbi ancora dormivano, mi sono goduta un saluto tutto per me, cosa che non succedeva da quando é nato mio figlio John. Avevo quasi scordato com’era…
Mia mamma mi ha stretta forte, sembrava non avesse la forza di lasciarmi andare, poi tra le lacrime ha sussurrato al mio orecchio “vorrei che fossi lí con noi, vorrei che foste con noi e basta”.
Non l’aveva mai detto, mi ha colpita dritta al cuore e non ho saputo dir nulla.
Me ne sono stata lí muta perché la triste, amara veritá é che la mia risposta istintiva avrebbe rovinato tutta la poesia.

gennifer

Perché avrei solamente voluto dirle che io no, io nonostante la tristezza di quel momento non desidero mai essere lí con loro.

Il punto non é certo stare accanto a loro che ovviamente mi mancano tutti i giorni, il punto é che il mio rapporto con l’Italia é irrimediabilmente compromesso.
Sono fuori dall’Italia dal 2010 (escludendo una breve interruzione nel 2011) e mai ho pensato ad un rientro; nel momento stesso in cui ho messo piede sul suolo Inglese mi sono sentita libera dalle catene che mi soffocavano in Italia.
Ho vissuto un’infanzia abbastanza felice, ho una famiglia numerosa e amorevole, mi hanno dato tanto e sono cresciuta con tanti sani riferimenti. Non mi é mancato nulla.

Essere peró una bimba di cinque anni, di origini siciliane che si trasferisce in Lombardia nel 1990 non é stato esattamente facile. Ero piccola ma mi sentivo diversa, aliena.

Negli anni ho dovuto fare i conti con discriminazioni di varia natura e me ne sono sempre fatta una ragione, mi sono leccata le mie ferite in silenzio. Sono stata chiamata terrona e ho mandato giú.
Dopo il diploma non ho mai trovato lavoro perché i miei problemi di peso mi rendevano non idonea a posti di lavoro a contatto con il pubblico (cosa confermata dalla continua richiesta di “bella presenza”) ed il diploma in se valeva ben poco. Le poche esperienze lavorative sono state alquanto traumatiche. Giusto per citarne una basti sapere che non ho superato una prova di lavoro come commessa perché la manager ha scoperto che ero di origini siciliane e mi ha detto “desidero inserire una ragazza del territorio”.
Avevo 19 anni e ho pianto lungo tutto il tragitto che mi riportava a casa.

Sono cosí cresciuta pensando di valere meno degli altri, di non avere nulla da offrire.
Ho pensato di valere talmente poco da non poter ambire ad alcun lavoro.

Sono stata vicinissima alla depressione.
Tutto fino a che il mio ragazzo ed io, stanchi della situazione, abbiamo fatto la pazzia di partire per Londra.
Senza conoscenze, senza la minima padronanza linguistica, avendo visto la cittá una sola volta per tre giorni di vacanza e con i soldi contati.
Ho trovato il primo lavoro dopo tre giorni, il mio ragazzo dopo cinque.
 Il lavoro che veramente desideravo è arrivato dopo nemmeno due settimane.
Prendevo l’autobus 328 verso Chealsea tutte le mattine con la gioia nel cuore, ricordo che ascoltavo la musica e semplicemente mi sentivo viva.

Non voglio dire che sia stato semplice, sarei disonesta.
E’ stata una grande impresa! Per ritagliarsi uno spazietto abbiamo dovuto sudare, faticare, studiare.
Ma non l’avevo forse fatto in Italia senza alcun risultato?

Non mi importava se dovevo parlare a gesti, non mi importava se non conoscevo nessuno.
Volevo solo avere la mia occasione.
Il mondo davanti a me non mi vedeva inferiore, non mi vedeva brutta e grassa e non mi riteneva inetta.
Ecco perché con il cuore in mano ho dato tutto quel che potevo.
Non so onestamente in quanti avrebbero affrontato quel che abbiamo affrontato noi ma per me non é stato cosí complesso perchè quello che mi ero lasciata alle spalle rimaneva comunque peggio.
Abbiamo alloggiato in ostello, poi vissuto in share houses.
L’inglese ha iniziato ad entrarmi in testa e dopo un’iniziale periodo di sorrisi e assensi ho iniziato a capire e ad esprimermi con frasi standard.

Abbiamo deciso di lasciare Londra il giorno in cui abbiamo scoperto della mia gravidanza, Bournemouth é stata la nostra destinazione. Siamo rimasti a Bournemouth circa tre anni ed é lí che abbiamo conosciuto la vera Inghilterra. All’inizio era un’avventura, una vita vissuta alla giornata, senza un reale progetto futuro.
Arrivati a Bournemouth con un bambino, tutto é dovuto cambiare.
Eravamo stati in Italia per alcuni mesi durante la mia gravidanza e tutto ció a cui riuscivo a pensare era andare via, tornare in Inghilterra. Non riuscivo piú ad immaginare nulla di positivo per noi e soffrivo all’idea che mio figlio potesse subire quel che avevo vissuto io.
La vita a Bournemouth é stata durissima, ho dovuto studiare la lingua, ho iniziato a leggere libri in inglese anziché in italiano(cosa che all’inizio mi faceva uscire il fumo dalle orecchie), ho dovuto prendere coraggio ed affrontare le library dove si radunano le mamme settimanalmente per far giocare e cantare i bambini.
Ricordo ancora di come il primo giorno mi sentissi completamente fuori contesto, non conoscevo nessuna delle canzoni e delle gestualitá. Mi sono cosí resa conto di quanto sia difficile entrare in una cultura ed esplorarla, conoscerla veramente. Tutto è diverso, anche le cose più basilari. L’orario del pranzo, le battute scherzose, i modi di fare e di dire. Così si impara a mettere in dubbio tutto, anche quello in cui credevamo profondamente, all’improvviso necessita conferma.

È proprio qui l’evoluzione di cui tanto si parla, quel grande cambiamento che avviene nella maggior parte delle persone che vanno a vivere in un altro paese.

È lo scoprire che quella via che percorrevi ogni giorno non è l’unica, ce ne sono altre.
Sono diverse ma ugualmente valide e degne di considerazione.
Sono cresciuta, sono evoluta e sono sicura di me.
Ora con due figli e una buona padronanza dell’inglese sto frequentando il college per diventare una parrucchiera, riprendendo il progetto iniziato ed interrotto nel 2010. Sono felice. Amo la mia famiglia e guardo al futuro con speranza e voglia di fare. Ho ancora tanto da scoprire e tantissima voglia di imparare.

Lasciare l’Italia è stata per me la scelta migliore, ho trovato tutto quello che prima mi era stato negato.
Ho faticato, ho sofferto ma passo dopo passo sto raggiungendo i miei obbiettivi in un paese che mi aiuta, mi sostiene e in caso di problemi più o meno gravi mi sorreggerebbe.
Quindi no, non vorrei tornare in Italia, sono felice del mio percorso che tutto sommato è ancora lungo. Potrei però valutare uno spostamento! Un paese caldo magari… spesso sogno l’Australia.

Chi lo sa la vita dove mi porterà?
Di sicuro ho imparato a sorridere alla vita e a non crearmi limiti che possano contenere i miei sogni.
Perchè la vita è una sola ed ho intenzione di viverla appieno.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

2 COMMENTS

  1. Ho letto la tua storia con … avidità.Sei stata coraggiosa, non è da tutti prendere e andarsene in terra straniera senza aiuti e anche senza soldi. Ti ammiro tantissimo, credimi. Ora non ti fa paura più niente… tanti auguri!

  2. Bella storia Gennifer! Purtroppo a volte si incontrano persone che cercano di distruggerci…doppia vittoria se, non solo non ci riescono, ma sono il motivo della spinta alla rivalsa!

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