Saper dire Basta, per far cambiare le cose

0
1277
caserta

Ultima modifica 1 Aprile 2019

Caserta è una cittadina bellissima, ricca di storia.
E’ anche Terra di Lavoro.
Sì, perché era questo il nome di una vasta Regione che comprendeva anche Caserta. È grazie a Terra di Lavoro che la Campania meritò l’appellativo di “felix”, da Plinio il Vecchio che coniò l’appellativo proprio per distinguerla dalle altre zone.
Oggi tristemente si associa Caserta ai Casalesi e a rifiuti chimici, ma non è solo questo; è anche la sua splendida Reggia e il suo immenso parco secolare, è anche il meraviglioso paesaggio naturale circostante, inserito dal Comitato UNESCO tra i siti “Patrimonio dell’Umanità”.

caserta

È questo lo straordinario biglietto da visita di Caserta.
Ma è anche una città inserita in una Regione dove ancora oggi è facile trovare famiglie monoreddito, non solo perché il lavoro è poco, ma anche perché è radicata la mentalità che la donna dopo il matrimonio debba “dipendere” dall’uomo!
Questo significa che molto spesso lo status di moglie e mamma subentra all’essere donna non lasciandole più spazio a discapito della propria identità!

E’ pur vero che il binomio donna/mamma è intrinseco di difficoltà ma è necessario trovare un equilibrio giusto per farli coesistere. Come? Bella domanda!

Tante mamme che incontro sono in difficoltà. Importante è non sottovalutare i cambiamenti che avvengono con la maternità, che sono sia fisici sia psicologici.
Purtroppo in Campania la maternità e i cambiamenti che avvengono con essa sono spesso sottovalutati. Ed è facile trovare tanta disinformazione causa di scelte fatte senza conoscenza e senza consapevolezza.

Io vivo in una Regione dove spesso capita anche di fare il travaglio in stanze comuni, dove è vietato l’ingresso agli uomini (che sono i Papà) e dove il bimbo non ti è appoggiato sul grembo perché dopo di te deve entrare un’altra donna, o ancora perché l’Ostetrica o il Medico ha finito il turno e deve andare via.
L’episiotomia è praticata quasi di routine, indipendentemente dalla necessità, e te la fanno passare come un procedimento precauzionale per evitarti un danno! Quando ti dimettono dall’ospedale, il neonatologo ti regala una confezione di latte artificiale e ti dice di usarne 10 ml, dando quasi per scontato che non sarai in grado di allattare tuo figlio al seno.

Io vivo in una Regione dove la struttura sanitaria Asl è fatiscente; il personale “qualificato” sta lì annoiato e scocciato, fumando sigarette e bevendo caffè.
Ho fatto il corso pre parto in una Asl dove a terra accanto allo “zerbino”per sdraiarmi c’erano mozziconi di sigarette.

Nella mia zona è raro riuscire a trovare parchi giochi decenti, che non siamo mete di svago per extra comunitari o ragazzi poco raccomandabili.
Non esistono piscine o centri sportivi che una mamma possa frequentare insieme al proprio piccolo.

shea

Insomma diventare mamme in Campania non è proprio facile. Ci sono dell’eccezioni, rare, ma ci sono! Io vivo in Campania. E’ per le mamme della mia Regione, ma anche per altre che non sanno, scrivo certe cose. Perché io, mamma campana, ho “subìto” scelte fatte da altri e ho detto basta. E’così che è nata Shea, un interlocutore specializzato e un punto di riferimento per tutte le famiglie e i genitori che intendono condividere tempo, esperienze e conoscenze e soprattutto informarsi, perché l’informazione è la base per costruire una genitorialità consapevole.

Purtroppo non sempre è facile. Quando l’Associazione Shea ha iniziato il suo cammino sul territorio, offrendo e proponendo tanti servizi, mi sono accorta di parlare arabo. Molte delle attività e dei servizi che proponevamo erano sconosciute dalle mamme.

L’esistenza di una Consulenza della LLL (lega per l’allattamento materno) , la possibilità di parlarle gratuitamente prima e/o dopo il parto, la figura dell’Ostetrica come una professionista e non come una ferrista del ginecologo, la conservazione o donazione delle Cellule staminali, il Piano del Parto, il Contatto, i Pannolini Lavabili. Tutte figure, servizi, concetti che in altre parti d’Italia, in particolare al Nord sono ormai ben note ai tanti, qui invece no!

Accennare alle mamme la possibilità di redigere un Piano del Parto cioè un accordo tra la partoriente e la struttura dove si va a partorire è stato difficile inizialmente. Qui in Campania programmare un cesareo è quasi l’unico “modo” per mettere al mondo un figlio; partorire subendo un vero e proprio intervento anche se hai un brufoletto sotto al sedere, perché tua madre ha fatto il cesareo o quando il tempo termina intorno alle festività comandate, è praticamente una prassi.

In una zona come la nostra, stracolma di rifiuti, parlare di pannolini lavabili come uno strumento “interessante” per la riduzione del carico di rifiuti indifferenziati era come sostenere una follia. Mi dicevano: “ Sei pazza? Vuoi fare come tua madre che stava sempre a lavare i ciripà?

Probabilmente sono pazza, non discuto. Però mi piace pensare che un domani, quando le cose cambieranno, sarà anche e soprattutto grazie alle donne che, come me, hanno saputo dire “basta!”.

Ester Natale

Rispondi