Ultima modifica 17 Giugno 2023

Non ci voglio pensare.
Non ci voglio pensare affatto.
In questi giorni ho avuto la mente occupata dai quintini in volo verso la secondaria.
Le dimostrazioni di affetto e stima: ho deciso di godermele tutte e di non trattenere emozioni, quelle che, ormai da veterana, so che non tornano più e sono uniche, perché sono unici ogni volta i ragazzi che se ne vanno.
Ho scoperto, con sorpresa, che la Dad e le mascherine non sono riuscite a spegnere il capirsi con uno sguardo, costruito in anni e anni.

L’ultimo giorno siamo riusciti a “fare scuola” nonostante tutto ed è stato un fantastico
“Nonsicominciasenonsiamotutti” sottinteso… e tutti siamo stati, come sempre.
All’aperto, tutti distanziati, con mascherina, ci siamo salutati a sguardi, sorrisi e benevole gomitate. Ci volevano le gomitate… caspita se ci volevano.

Scuola 2020/2021

E ora non voglio pensare alle mascherine, alle visierine, al plexiglass.

Ci sono motivi per cui non ci voglio pensare.
Il primo, generalizzato, è che ci andremo dritti addosso, come un frontale inevitabile, e come sempre ci adatteremo facendo del nostro meglio. Perché siamo abituati così, perché poi i bambini entrano da quel portone e sono reali.
Il comunicato del CTS del 28 maggio parla di distanziamento, autodichiarazioni sullo stato di salute, gestione di ingresso ad orario e sulla fiducia, uso di spazi all’aperto e mascherine obbligatorie per bambini dai 6 anni in su. Tutto comprensibile.

Il raffreddore e la tosse, identificati come sintomatologia respiratoria, certo, metteranno a dura prova la continuità della frequentazione. Ricordiamoci che, soprattutto alla primaria, i bambini sono raffreddati da ottobre ad aprile e la mascherina non è compatibile con il raffreddore di un bambino, a meno che non se ne abbia una riserva di 15 al giorno.

Insomma, ci dovremo chiarire le idee in base alla realtà delle cose e all’autonomia dei bambini.

Dovranno indossarla tutti i bambini dai 6 anni in su, ma potremo avere in ogni prima primaria una piccola percentuale che non dovrà farlo: la nostra scuola ammette da diverso tempo gli anticipatari.
Sarà la prima difficoltà non considerata da gestire.
Forse sarebbe meglio una differenziazione per classi, perché è sempre bene che un gruppo segua le stesse regole.

E poi arriva la riunione del 4 giugno: il premier Conte ha incontrato Ministro e sindacati.

Si è parlato di visierine al posto delle mascherine e compartimentazione dei banchi.
Si dice che si ripercorre la strada di alcuni paesi europei ma, io, cercando informazioni in merito, non sono riuscita a trovare modelli.
Volevo solo capire come può essere gestita una situazione così. Ma niente.
Non ho trovato nulla.
Ho invece letto ovunque che la strada percorsa dagli altri stati europei come Germania, Francia, Belgio e Regno Unito, Danimarca, Svezia è la riduzione del gruppo classe, almeno per il periodo necessario, in modo che la classe sia vivibile e più sicura.

Plexiglass.

Scuola 2020/2021

Nel proporre, avranno pensato a come fissarlo?
Saranno pannelli a terra o a banco? Saranno a spigolo vivo o stondati?
Se saranno sui banchi, come saranno? Appoggiati? Fissati? E i banchi doppi?
E il gomito che si sposta durante la scrittura che, spesso, per l’ultima parola della riga esce dal banco (la prima per i mancini)?
Se stanno seduti, che almeno non siano messi in difficoltà.
Perché me lo chiedo?
Perché a seconda di come sono, io insegnante devo comportarmi di conseguenza e avere attenzioni diverse. Forse non si pensa che tutto ciò che si propone di mettere in una classe diventa un oggetto che l’adulto presente deve gestire… e seduti non ci sono bambolotti.
Mi interessa alquanto.
Ecco il secondo motivo per cui non voglio pensare.

Il terzo è: “e la visiera al primo starnuto?”

Sì, provvederemo a pulire, anche al secondo e al terzo.
Sì che lo faremo, anche perché, da soli, come faranno?
Parlo delle future prime, di quei bambini che hanno ancora bisogno di quelle forti parentesi di accudimento che non si possono evitare.
Il desiderio, come dico sempre, è l’attenzione all’età: meno ce ne sarà e più tempo scuola sarà richiesto per tamponare.
Ma, come ho detto, meglio non pensarci.
A questo punto, da insegnante, mi fermo al documento del CTS del 28 maggio 
, ché è meglio. Preferisco.

Non abbiamo concretezze, né evidenze scientifiche univoche persino sull’uso della mascherina ( che in Europa usano solo in due paesi e oltre i 7 anni); perché fondamentalmente penso alla vita in classe e vorrei sentire solo parole certe per agire a settembre.
Basta proposte.
Personalmente, dovessi assistere a un mese di silenzio, penserei che ci sia dietro un profondo lavoro di riflessione sulle migliori soluzioni e ne sarei persino rassicurata.
A cosa servono le proposte, date poi in pasto alla stampa?
A far parlare di scuola in modo scomposto.
Credo di aver bisogno, come insegnante, di certezze, di regolamenti univoci, di modelli non interpretabili, di dispositivi certi, in modo che, se devo educare i bambini a tenerli, ci sia una motivazione seria e scientifica. Perché alla fine dovrò tenerli io i bambini ai tempi del covid. Io dovrò tenerli seduti e distanziati.
Io dovrò fare attenzione nel trovare attività adeguate.
E so bene che niente sarà come prima.
Non si può pretendere.
Ma tutto ciò, possibilmente prima di trovarmeli davanti a settembre.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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