Scuola e valutazione: è giusto così, ma vorrei la rivoluzione.

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Il MIUR ha dato il via libera per il nuovo sistema valutativo alla primaria e noi tutti (o quasi) siamo così felici di togliere i voti di mezzo!
E così ci piace questa nuova dimensione a-numerica, più serena e libera da fredde scale. Ma come sempre, quando ci si scapicolla ad attuare norme non ancora interiorizzate, capita che ci sia il bianco e il nero.

Bianco.

Per ogni disciplina e per ogni quadrimestre ci sono declinazioni di obiettivi che hanno riscontro in uno dei 4 livelli: avanzato – intermedio – base – in via di prima acquisizione. Sì. Sono 4.
Sono obiettivi che noi, in classe, viviamo ogni giorno.
Non sono freccette che tiriamo e i bambini non devono fare centro per forza.
Sono passi fatti insieme verso uno scopo importante: mettere basi.
Lentamente, in crescita: i livelli danno aria, un’aria pronta a soffiare arricchimenti verso il futuro. Ecco, io vedo questo percorso libero, come un vento buono che comunque ci porterà tutti avanti. Io vedo negli obiettivi qualcosa di forte, qualcosa che ci rende consapevoli di dove dobbiamo arrivare, ma non per fermarci: per darci nuove spinte.
I livelli non sono numeri e ai genitori dovrebbero ispirare un nuovo modo di vedere un percorso in prospettiva.
Se un bambino, ad esempio, ha un livello avanzato nel calcolo e un base nel problem solving vuol dire che il vento del problem solving dovrà tirare un po’ più forte per portarlo avanti. E ci andrà avanti. Ci andrà.
Io vedevo una scheda molto molto ricca, fatta di obiettivi trasparenti, di parole per far comprendere. La vedevo. Ma ancora non è arrivata.

Nero.

I voti nelle verifiche ci sono ancora e io invece li toglierei, lasciando che vengano valutate sempre con i livelli (ma uno per obiettivo verificato). Passiamo alla scheda di Valutazione: ora ci sono i 4 livelli per disciplina.
Gli obiettivi di una singola disciplina, anche se noi insegnanti li valutiamo singolarmente, per lavorare adeguatamente con ogni bambino, nella scheda risultano spianati in un unico livello.
In soldoni ci troviamo a fare una media tra i livelli (cosa che prima facevamo tra voti).
Non dico che sia sbagliato, perché è il primo passo che, immagino, tutte le scuole si troveranno a fare. Un travaglio, forse, prima del parto.

Ma io vorrei la rivoluzione.

Vorrei che quello che ci troviamo a dire a voce al genitore corrispondesse, nel particolare, a ciò che viene scritto.
Vorrei che, ad esempio, i progressi nel calcolo da un anno all’altro siano visibili non solo al genitore, ma anche agli insegnanti dei gradi scolastici successivi.
Come faccio a parlare con i futuri insegnanti di un bambino che si trasferisce in altra città, di quanti progressi abbia fatto nel raggiungere un obiettivo magari in due anni di fatica?
Vorrei che la sua scheda di valutazione realmente parlasse di lui, che fosse una splendida foto in movimento. Sogno. 
Appena uscita questa nuova proposta l’entusiasmo mi ha preso, sono sincera, perché dare un numero ad un bambino era come chiuderlo in una gabbia. Sì, perché non si vede il dopo. Un numero chiude, non rappresenta, ma chiude.
Invece i livelli di apprendimento mi sembravano diversi, perché collegati direttamente agli obiettivi. Ma ancora, evidentemente, non riusciamo ad evolverci.

Ancora ho l’impressione forte che la nostra foto sia statica e in bianco e nero, con le sue contraddizioni in essere.
Ma forse è presto.
Forse è presto per cambiare, ma è un bel passo che ci può portare oltre, che ci potrà un giorno mostrare tutti i colori dei bambini, quelli che si vedono da dentro.
Io spero che la scuola primaria riesca a cambiare anche la sua veste, perché il dentro è già diverso, per me.

Del resto, se non vedessi e non sentissi il vento che ci porta avanti, non farei l’insegnante.

Una che vede vite crescere e migliorarsi, una che legge su un minuscolo messaggio WhatsApp “Maé lo sai che vado bene? Le interrogazioni mi vengono bene ed è grazie a voi” proprio oggi, nel mezzo della pandemia, nel bel mezzo di un’ignoranza che ammala, nel mezzo di difficoltà quotidiane che tirano indietro, ecco, una come me non può non pensare che il meglio deve venire.
Certo, noi sappiamo cosa accade dentro e quanto crescano, noi sappiamo che carichiamo frecce che poi troveranno la forza di scagliarsi nel futuro. Noi lo sappiamo.

Vorrei solo che lo vedessero tutti. Tutti.
Non bianco e nero, ma nero su bianco.  

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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