Scuola: per riaprire a settembre ci vogliono corridoi mentali e fisici che vanno costruiti

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Non lo so.
Non lo so cosa sia meglio e credo, in fondo, che non lo sappia nessuno in modo generalizzato.
So comunque che non è possibile smezzare la classe a casa e a scuola, in contemporanea, a giorni o settimane alterne.

Dividere la classe non va bene per 4 ordini di motivi.

Uno. I genitori sarebbero di nuovo impegnati e il lavoro, se ricomincia a regime, non si fa a giorni alterni.
Sicuramente qualche genitore potrebbe, ma il “qualche” è niente.

Due. I bambini, soprattutto di inizio ciclo, non ce la farebbero a creare un filo utile all’apprendimento, perché il rapporto quotidiano è il veicolo di ogni conoscenza.
Che cosa potrebbe significare per un bambino di prima primaria starmi a guardare mentre parlo con i suoi compagni in presenza? Oppure potrei parlare con i bambini a casa nello schermo, lasciando al lavoro gli altri in un’autonomia ancora impercettibile?
E’ appena pensabile per classi superiori già avviate, secondo me, figuriamoci se si può immaginare per bambini che iniziano a frequentare la prima.

Tre. Non avrebbero tutti la stessa possibilità di apprendere e quindi non sarebbe garantito il diritto allo studio.

Quattro: integrare una didattica a distanza con una in presenza mi pare impossibile, in quanto le due prevedono modalità completamente diverse, anche nella restituzione del lavoro fatto e nei tempi di correzione.

Io ci ho riflettuto tantissimo e il punto di partenza di tutto, qualsiasi sia la soluzione che si troverà, è cogliere l’occasione di disciplinare i nostri bambini.

Purtroppo si è chiesto già tanto ai piccoli e ai giovani in genere.
Probabilmente, sono stati molto più bravi e maturi degli adulti fino ad ora.
Ma se vogliamo riaprire le scuola, lo sforzo più grande per un genitore dovrebbe essere, ora, quello di educare forte al rispetto di regole necessarie.
Non è un gioco.
In realtà il rispetto delle regole non lo è mai, ma in questo caso, se si può, ancor di più.
Certo, ci dovrebbe essere un codice di comportamento preciso e generalizzato in modo da poterne pretendere l’applicazione dal primo giorno.

Io partirei da qui, per non perdere il tempo prezioso dell’estate: un lavoro educativo funzionale, credo, anche se si va al mare.

E non diciamo che ogni genitore dovrebbe saperlo: questa è la base educativa, ma se ci sono poche norme fissate e motivate, credo possa essere un grande sostegno.
Queste regole poi sarebbero rinforzate a scuola dall’insegnante.
Lavorare tanto a casa sull’ascolto dell’adulto, lavorarci seriamente, come famiglia, affinché a scuola si riesca a gestire un nuovo assetto nel modo più ordinato e sicuro possibile, per tutti, ma soprattutto per i bambini in difficoltà e per i bambini immunodepressi. La parte più fragile da proteggere.
Certo, avere un’idea di riapertura funzionale alla ripresa di un quotidiano, vuol dire un forte impegno a livello di responsabilità personale: da lì parte tutto.

Qualsiasi sia la soluzione, questo dovrebbe essere il primo passo.

Il secondo è dare una copertura totale ai bambini con sostegno.
Senza appello, per me.

Posso immaginare che la costruzione di succursali per il distanziamento sia da escludere a priori.
Però, se non si possono costruire nuove scuole, si possono assumere unità in numero adeguato ad ogni scuola per fare gruppi classe dimezzati. Perché se le scuole dispongono di spazi, ma non si ha il personale, si mozzano importanti soluzioni.
E anche il personale ATA dovrebbe essere aumentato. La sorveglianza diventa ancor più necessaria e puntuale, ma credo che questo aumento sia già entrato a regime da quest’anno.
Si potrebbe anche evitare di chiedere lavori secondari, come fare fotocopie, per lasciare più tempo utile ad attenzionare la situazione.
E gli spazi?
Cosa si può pensare in generale?

Pallinare il pavimento, in modo da dare ai bambini il senso della distanza, almeno in prima e seconda.
Una misura comune potrebbe essere creare corridoi pannellati per il bagno, per controllare l’andirivieni e fare in modo che chi va in bagno non esca dal percorso e si possano così utilizzare in piccola parte anche i corridoi adattabili con lavagne portatili.

Fornire in ogni classe disinfettanti adeguati per le mani, ma anche da passare sul banco ogni tot tempo (ecco, su questo non posso sapere).
Chiedere ai genitori di limitare il materiale al minimo indispensabile e fare un doppio corredo, in modo da portare da casa a scuola e viceversa meno materiale possibile o almeno quello che più si manipola; quando si rimette tutto nello zaino  casa, la cura di passarlo con un minimo di disinfettante.

Rifornire le classi di cestini chiusi in cui gettare subito fazzolettini.

Poi credo che, posto il distanziamento come regola base, almeno per i piccoli che non possono indossare sempre mascherine e guanti, si dovrebbe lasciare all’autonomia la possibilità di “inventarsi l’impossibile”. Perché questo è.

Non tutte le scuole hanno aule libere, ma qualcosa da usare nel particolare forse c’è e per le classi più basse sarebbe utile: biblioteche e palestre.
Costruire aule accessorie negli spazi disponibili, se non vere e proprie succursali, nel sogno, comunque, c’è.

L’attività motoria, se non in palestra, potrebbe trasformarsi in una passeggiata fissa 2 gg a settimana con corda distanziata per i piccini. In fondo, tra il niente e il qualcosa, meglio il qualcosa no? Limitata dalle condizioni del tempo sì, ma quando si può, si fa con mascherina, ovviamente.

Non voglio certo “facilonare” soluzioni, quindi non parlo generalizzando, perché… come si fa a dare soluzioni per ogni grado scolastico e per ogni città o paese?
Forse, ripeto, la “personalizzazione” delle soluzioni sarebbe la strada migliore, cercando di sostenere scuole che non hanno possibilità di “allargarsi” o di ottenere risorse nel particolare.

Ogni scuola potrebbe pensare a ciò di cui necessita: gestire le proprie risorse ed esporre le proprie necessità.

Io credo che anche i genitori, in quest’ottica di riapertura gestita a maglie strette, sarebbero molto collaborativi e potrebbero dare una mano, se non economica, almeno organizzativa.

Insomma, se devono riaprire le scuole, ci vogliono corridoi mentali (purtroppo) e fisici (purtroppo) che vanno costruiti.

Da insegnante, che per definizione deve essere flessibile, sono pronta a ridefinire un tipo di lavoro che non sarà più lo stesso per tanto, tantissimo tempo. E anche le lezioni dovrebbero essere ridefinite nei tempi, soprattutto. Il tutto e subito non c’è mai stato, ma sicuramente si esige un ricalcolo degli obiettivi e dei traguardi. E questo dovremo accettarlo tutti.

Per gli altri gradi di scuola non mi permetto di parlare.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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