Sentimenti materni ostili verso il bebè, dopo il parto.

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Ultima modifica 4 Agosto 2020

Diventare mamma è un lungo e complesso percorso psicologico che può suscitare dubbi, paure, pensieri, difficili da capire.
Ci si aspetta di provare istintivamente affetto, dedizione, amore, verso il proprio bebè ed invece, a volte, si scoprono sentimenti e desideri di distacco, vuoto, rabbia, solitudine, indifferenza.
Pensieri e sentimenti spesso inspiegabili, senza nessuna causa apparente, senza nessun motivo d’esserci. Cosa può essere successo?

Sentimenti materni ostili verso il bebè, dopo il parto.

Sentimenti materni ostili

Ovviamente, non esiste una risposta univoca, tante sono le situazioni e le dinamiche a ciò sottese.

Io vi racconto di una mamma che subito al momento del parto, ha provato un istintivo movimento di rifiuto verso il suo bambino.

Il parto è stato lungo, difficile, doloroso, senza ascolto ed empatia da parte dei professionisti, terminato con un intervento chirurgico inaspettato e non desiderato dalla madre stessa.
Il periodo post operatorio si è rivelato altrettanto complesso e questa mamma, in men che non si dica, ha iniziato a provare sentimenti di tristezza, vuoto, abbandono, solitudine, angoscia.
Vi starete dicendo: “bè, questo spiega una possibile reazione alle modalità di ricovero o può essere riconducibile alla famosa depressione post-partum”.
Sì, potrebbe essere.

Ma, in modo più profondo, come si spiegano i vissuti verso il proprio bambino?

Questa mamma, nel corso del sostegno psicologico che ha intrapreso, è riuscita a comprendere che il rifiuto verso il piccolo e i sentimenti ostili nei suoi confronti erano riconducili alla rabbia.

Lei incolpava il bambino delle sofferenze che aveva vissuto al parto.

Lui era il responsabile, lui era meritevole della sua rabbia, non aveva diritto a godere delle sue cure e del suo affetto.
Lei non poteva amarlo, con tutto il male che le aveva causato.
Poco alla volta, questa mamma è riuscita a moderare questa ostilità, a capire che il suo bambino non era il responsabile di tutto ciò, ad avvicinarsi a lui con sentimenti di curiosità ed affetto, a curarlo amorevolmente come dovrebbe naturalmente essere.

Cosa può esser d’aiuto in questi casi?

Intanto, la consapevolezza di provare questi tipi di vissuti.
Non è facile rendersene conto, perché vuol dire ammetterli a se stessi, prima di tutto.
Tuttavia è importante fermarsi, ascoltarsi, vedere ciò che si sta provando.

In secondo luogo, è fondamentale trovare il modo di condividerli con l’altro, sia esso il compagno, la famiglia d’origine, un’amica. La condivisione permette di dimezzare il peso di tali emozioni, trovare un supporto, la guida per poter capire meglio come comportarsi e come trovare la strada corretta per stare meglio.

Infine, se la situazione è davvero critica, nulla porta a miglioramenti, o si preferisce condividere tali pensieri ed emozioni con una persona più neutra e meno coinvolta,  è necessario chiedere l’aiuto di un professionista, il quale comprenderà il momento con empatia, accoglienza, senza giudizio, e guiderà alla soluzione personale più utile, efficace, pensata e condivisa sul bisogno stesso della persona.

Se avete bisogno di approfondire non esitate a contattarmi!

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