Sepulveda e la sua eredità letteraria e umana

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Ultima modifica 16 Aprile 2020

Luis Sepulveda ci ha lasciato. Se ne va uno scrittore che ha tenuto compagnia a noi grandi e ai nostri bimbi con le sue favole delicate e le sue parole piene di significato.

Sepulveda se n’è andato per colpa di questo virus che ci sta tenendo reclusi, e che non guarda in faccia nessuno.

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Si è spento stamane a Oviedo, in Spagna, dopo quasi 2 mesi dal suo ricovero.

Il 29 febbraio infatti lo scrittore cileno era stato ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Oviedo in Spagna.

Sepulveda era reduce da un viaggio in Portogallo, dove era stato per partecipare a un festival letterario.

Aveva accusato i primi sintomi del covid insieme alla moglie, la quale fortunatamente era risultata negativa al virus. Moglie che era sua compagna di vita da oltre 50 anni, che amava a tal punto da averla sposata due volte.

Le sue condizioni di salute si erano aggravate nelle ultime settimane, Sepulveda non rispondeva alle cure e i suoi organi sono stati man mano attaccati dal nemico invisibile.

Il mio personalissimo ricordo di Luis Sepulveda non è legato al suo più celebre romanzo, sebbene lo ricordi con piacere anche grazie al cartone che vedevo con mio figlio molti anni fa. Cartone nel quale lui volle anche doppiareil personaggio del poeta, in italiano col suo tipico accento sudamericano.

Il mio libro del cuore è Le rose di Atacama.

Un libro di piccole storie, nelle quali Sepulveda dava voce a donne e uomini che lottavano per gli ideali in cui credevano.

Un po’ come è sempre stato lui.

Un uomo che ha vissuto sulla sua pelle l’arresto, l’esilio, la tortura.

Nato a Ovalle (Cile) nel 1949 comincia a scrivere fin da giovanissimo.

Studia a Mosca, entra nelle file dell dell’Esercito di liberazione nazionale in Bolivia, aderisce a 15 anni al partito comunista, ma il prezzo che paga è alto.

Dopo l’adesione al Partito entra nella guardia personale del presidente Salvador Allende, ma il colpo di stato di Pinochet nel 1973 ferma la sua ascesa di letterato e anche la sua vita. Viene arrestato e torturato. Viene liberato grazie ad Amnesty International ma paga con l’esilio la sua militanza con Allende.

Non smette mai di scrivere e di documentare la realtà, che filtra attraverso i suoi pocchi di uomo libero, di reporter, di ecologista, di guerrigliero. Dà voce agli ultimi e fa parlare i più remoti angoli del pianeta.

Oltre a Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare i più famosi suoi romanzi sono Patagonia Express, Diario di un killer sentimentale e il bellissimo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, dedicato all’attivista politico brasiliano Chico Mendes, assassinato per causa della sua lotta.

Noi lo avevamo incontrato qualche anno fa ad una conferenza a Milano. Flavia lo aveva intervistato, era stata una giornata memorabile.

Oggi se ne va un pezzo di letteratura mondiale, di storia, di umanità. E a noi non resta altro da fare che ricordarlo con le sue parole

“Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba – Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano – Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba”

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