Street food: ieri e oggi

Ultima modifica 3 Marzo 2020

Cibo e cucina sono ormai il leitmotiv di programmi tv, blog e film, facendoci riscoprire il piacere di metterci ai fornelli con estro e fantasia.

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Una delle ultime pellicole in proposito, Chef La Ricetta Perfetta, che ora potete riscopire anche in Blu-ray e DVD, affronta in particolar modo una tradizione culinaria che in Italia stiamo riscoprendo recentemente, pur avendo origini antichissime: si tratta dello street food, o cibo di strada.

Il protagonista di Chef – La Ricetta Perfetta, Carl Casper (interpretato dal regista Jon Favreau) decide di lasciare il proprio lavoro di chef in un rinomato ristorante di Los Angeles in seguito ad incomprensioni con un critico gastronomico e si dedica ad una nuova attività: un furgoncino ambulante di panini cubani. Ripartendo dal basso, avrà occasione di recuperare non solo il rapporto con il figlio Percy, che lo accompagna a bordo del furgoncino, ma anche quello con i suoi clienti. Questa brillante commedia, arricchita da un cast speciale (Sofia Vergara, Dustin Hoffman, Scarlett Johansson e Robert Downey Jr.) ci offre uno spunto interessante per parlare di cibo di strada con il giornalista enogastronomo aretino Massimiliano Ricciarini, curatore del sito www.streetfood.it che ha poi contribuito a fondare l’odierna Associazione Culturale No Profit “Streetfood” nel 2008.

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Street Food è la semplice traduzione di Cibo di Strada ma in realtà l’oggetto della questione fa riferimento a una cultura del cibo che si tramanda anche da milioni di anni. Ma cibo di strada, in tempi moderni, fa riferimento a una tradizione di alimentazione a base di cibi poveri, cibo del recupero, cibo del risparmio, perché da tempo immemore c’è sempre stata la forma mentis di non buttar via nulla.

E’ stato cibo di strada ciò che era edibile per i primi ominidi così come certi alimenti cucinati frutto di cotture fortuite di impasti di pane (piada romagnola, tigelle modenesi, torta al testo umbra, crescia di Gubbio o Pitta calabrese o Crescia Sfogliata di Urbino) caduti casualmente su pietre roventi, materializzatisi per incanto e utili per accompagnare altri cibi. Quel cibo si è materializzato per riempire vuoti di stomaco incolmabili per la povertà di popolazioni di aree subalterne o per tutto il nostro paese prima e dopo le due Guerre Mondiali.

Il cibo povero o “di strada” è sempre stato il testimone della storia e cultura sintetizzata in un cartoccio o un cono di carta paglia per contenere una frittura di paranza piuttosto che carne conservata in dispensa o il quinto quarto di animali di fattoria come bovini, ovini, caprini o suini (vedi trippa e lampredotto fiorentini, sangue di maiale per i roventini o il sanguinaccio) oppure il mais o la farina castagne o di ceci per la preparazione di farinata (o cecìna), panelle siciliane, castagnaccio (o Baldino in provincia di Arezzo) o le semplici caldarroste o pannocchie arrostite.

Oggi non è facile riproporre certe ricette nella loro forma tradizionale anche a causa di normative più severe in merito alla somministrazione di cibi e bevande. Tuttavia oggi il cibo di strada sta tornando di moda, vuoi perché ci mancava di colmare un vuoto sulla storia della cucina italiana vuoi perché, per un fenomeno dilagante di profonda contingenza economica che perdura da qualche anno, gli italiani cercano qualità a costi accessibili e con lo street food (o cibo di strada) soddisfano i loro bisogni senza dover ripiegare (in Italia almeno) solo ed esclusivamente su cucina rapida (o fast food) per non definirla junk food (cibo spazzatura) come hamburger e hot dog generici delle catene di multinazionali del cibo di stampo U.S.A.

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Dal 2010 Street Food porta a casa degli italiani i cibi di strada nazionali in giro per tutto lo Stivale grazie a eventi di successo e appannaggio di giovani curiosi o adulti e anziani nostalgici o intere famiglie. 

Gli eventi del tour 2015 di Street Food partiranno da Viareggio (Lu) in Piazza Mazzini in occasione del rinomato Carnevale dal 31 gennaio ogni weekend fino al 28 febbraio. Il tour dello Streetfood Village proseguirà dal 27 al 29 marzo a Novara, in Piazza Puccini.
Dopo Pasqua il tour toccherà altre città come Foggia, Castelfiorentino (Fi), Castiglioncello (Li), Castiglion Fiorentino (Ar), Belluno, Rimini, Borgomanero (No), Arezzo e tante altre belle città della nostra penisola. Per essere aggiornati sulle iniziative dell’Associazione Streetfood (il progetto culturale originale sul tema cibo di strada) è sufficiente registrare tra i preferiti il sito web www.streetfood.it o sui profili dei social network Facebook (Streetfood Italia) o Twitter (@Streetfooditaly).

Nell’attesa delle tappe ufficiali dello Streetfood Tour 2015 ci si può perdere alla ricerca dei tanti bàcari sparsi per le calle veneziane per consumare “cicheti con l’ombra” (antesignani del moderno happy hour), o percorrere la via Emilia da Parma a Bologna per togliersi la voglia di torta fritta o gnocco fritto, borlengo modenese o crescentine nelle tigelle. Scendendo a Sud ci si può fermare a Monte San Savino (Ar) per un buon panino con Porchetta presso “Le Delizie di Aldo” in piazza Gamurrini poi a Prato in piazza Mercatale per un ottimo lampredotto da “I’ Mau e la Tamara”.

A Urbino presso il ristorante “Il Ragno d’Oro” o in una delle rosticcerie del centro si trovano ottime cresce sfogliate. Scendendo in Puglia, ad Alberobello (Ba) si possono trovare rosticcerie o ristoranti che propongono il tradizionale fornello pronto, Spiedi cotti alla brace a base di bombette, zampina e gnummeredd).

Tornando sul versante tirrenico se siamo indecisi se risalire in Liguria o scendere in Sicilia sappiate che a Genova e Recco (Ge) vi perdereste la focaccia col formaggio e le Sciamadde, locali tipici che propongono fritture e focacce morbide. A Palermo, nei mercati della Vucciria o Ballarò vi perdereste pane ca’ meusa, pane e panelle, cazzilli e crocché, sfinciuni, arancine, cannoli e cassatine.

Testo a cura di Massimiliano Ricciarini ed Alessandra Giovannetti

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