Terapia di coppia: quando l’amore ha bisogno di un aiuto

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Quando si costruisce una famiglia si da per scontato che tutto andrà bene. O almeno, si spera e ci si impegna affinché l’amore e l’armonia regnino quanto più a lungo possibile.
All’interno della coppia però, si sa, le cose possono cambiare e non è così scontato il “e tutti vissero per sempre felici e contenti”. (soprattutto il PER SEMPRE è un punto interrogativo)

Perchè prima di essere una coppia, siamo due persone distinte e separate. Che si sono trovate, ma che col passar del tempo e degli eventi possono “crescere” e cambiare a ritmi differenti.

terapia di coppia

E non possiamo saperlo prima.
Quando il prete sull’altare ci dice “vuoi tu X prendere Y come tuo sposo”, non possiamo dirgli “aspetta un attimo, vedo prima il film della nostra vita, mi accerto su che tipo di padre e marito sarà e poi rispondo”. Non funziona così.

Ogni rapporto è (più o meno) un salto nel vuoto. Perchè la vita è imprevedibile, il futuro è imprevedibile, le persone sono imprevedibili.

Ecco perché al giorno d’oggi lo psicologo/terapista di coppia è un mestiere sempre più richiesto. Le persone si perdono… ed hanno bisogno di un aiuto per ritrovarsi.

Nulla di male, anzi… le coppie che decidono di entrare in terapia insieme hanno tutta la mia ammirazione.
Perchè vogliono ritrovare la strada che una volta percorrevano mano nella mano, perché vogliono continuare a dare stabilità ai loro figli, perché alla parola “famiglia” non hanno ancora rinunciato, perché credono ancora l’uno nell’altra e perché l’amore non è finito… si è soltanto “nascosto” da qualche parte, dietro l’imprevedibilità della vita.

Sempre più spesso i partner hanno così poche occasioni per parlare e confidarsi!

Tra il lavoro, i figli e gli impegni personali molte coppie vanno a dormire la sera senza aver neanche avuto l’occasione di condividere la loro giornata. Così col tempo si accumulano “vuoti” sempre più profondi, fino a diventare incolmabili.

Ed ecco le incomprensioni, che diventano litigi, che diventano silenzi.
Non ci si capisce più e per ritornare sulla stessa lunghezza d’onda c’è bisogno di una persona super partes che aiuti entrambi a capire dove si nasconde il problema e (se si può) a risolverlo.

Molti dicono che se marito e moglie hanno bisogno di un terapista per comunicare, allora è già finita.
Come se la terapia fosse lo stato peggiore in cui una coppia possa riversare, oltre il quale c’è solo il baratro della separazione.

Io non sono d’accordo.
A mio avviso sono di gran lunga peggiori quelle coppie che si tradiscono, quelle che si fanno del male di nascosto, quelle che fingono di essere ciò che non sono.

Andare in terapia di coppia è, invece, ammettere di avere un problema, e soprattutto avere la voglia di affrontarlo insieme per risolverlo. E’ quindi sintomo di un AMORE che non è finito, ma che ha solo bisogno di un aiuto in più.

Mi chiamo Andreana, ho 34 anni, un marito che definirei "workaholic" e due figli: Matteo, 4 anni, e Camilla, 1 e mezzo Il mio messaggio a tutte le mamme (lavoratrici o meno) è: non dimenticate chi eravate prima di avere figli, e se amate davvero i vostri bambini... allora prendetevi cura della loro madre (e un po' anche del loro padre)!

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