Ultima modifica 21 Giugno 2019

Voglio parlarvi di una grande storia d’amore. Grandissima.
Di quelle storie che ti rubano l’anima e continuano a manipolarla anche quando l’amore per un motivo o per l’altro finisce.

La magia del grande amore.

Non so se lo avete mai provato, se lo state vivendo, se è un ricordo dell’inizio del vostro matrimonio o se per motivi superiori alla vostra volontà sia finito.
Non tutti vivono la grandezza del vero amore. Quello sublime.
Quello del totale completamento e appagamento.
Quello del batticuore, della gioia pura, delle lacrime . Quello viscerale che ti stringe quella parte fra gola e stomaco che non so cos’è.
Quello che ti tiene sveglia. Che rimpiangi.
Insomma qualcuno l’ha provato. Oltre a me s’intende.
Sono due artisti di fama mondiale.

Lei è Marina Abramović.

L’idea di arte che propone é la trasformazione di se stessa e delle proprie emozioni in opere, mostrandosi con autenticità attraverso performance in cui si mette a nudo, a volte anche letteralmente, esponendo i propri sentimenti, come altri artisti fanno con quadri o sculture.

Usa il proprio corpo e la propria emozionalità per raccontare e non importa se questo provoca dolore, perché le deve dire qualcosa e quel qualcosa vale la pena di essere detto.

Lui è Ulay, pseudonimo per Frank Uwe Laysiepen, una delle figure chiave della performance degli anni ’70.

Dopo aver fatto gli studi in fotografia ha usato la polaroid come strumento preferito. La sua opera si pone sulla relazione tra corpo, spazio e società.

Marina Abramović e Ulay
tra il 1976 e il 1989
sono stati compagni di vita e di arte.

Lei serba. Lui tedesco. Vivono una storia intensissima condividendo povertà all’inizio ed l’inizio del successo poi.
Ma dopo 13 anni insieme qualcosa si spezza.

Ecco come si lasciano. Percorrono i 2.500 km della muraglia cinese partendo dai lati opposti. Una lunghissima, lunghissima rincorsa per finalmente poi incontrarsi a metà percorso, per dirsi addio e continuare la propria via in direzioni diverse. Un addio che dura tantissimo quasi a voler impreziosire anche il momento della definitiva separazione.

Ma non è questo che voglio raccontarvi e peraltro non ve lo racconterò a fondo perché vi mostrerò il video di quanto accaduto.

Marina Abramović e Ulay non si vedono più.

Passano vent’anni, siamo al Febbraio del 2010, quando il Moma di New York, inaugura “The artist is present” una mostra in cui Marina Abramović oltre a ripercorrere la sua carriera compie una performance dal vivo, davvero con tutta se stessa.
Per un minuto i visitatori possono sedersi di fronte a lei ed entrare in contatto visivo e sicuramente sentimentale con l’artista.

Si siedono parecchi estimatori della sua arte.

Tutto quello che fa é guardare e lasciarsi guardare, senza mai sottrarsi.
Non importa se le sensazioni tra i due siano appaganti o feriscano, lei lascia che si manifestino.
Qualcuno ride, qualcuno s’imbroncia, qualcuno s’imbarazza, qualcuno piange.

Marina Abramović e Ulay

Copio e incollo il resoconto di una giornalista perché non saprei renderlo migliore :

In sala il brusio un po’ aumenta. Entra un un uomo e tutti sanno chi é. 
Marina ha gli occhi chiusi e si sta concentrando per accogliere un nuovo venuto sulla sedia di fronte a lei. L’uomo si siede ed aspetta che l’artista apra gli occhi per riconoscerlo. 
É Ulay. Si é proprio lui quello di quella relazione così speciale, quello col quale si é avuto bisogno della rincorsa della muraglia cinese per dirsi addio.

I due si scambiano dapprima sguardi in cui l’uno sincera l’altro dell’autenticitá di ciò che sta avvenendo, con complicità e poi le emozioni iniziano a scorrere.

Gli occhi di marina si inumidiscono e poi iniziano a versare lacrime.

Anche Ulay é visibilmente commosso sia per sé stesso che per la commozione della donna a lui dedicata.

E qui succede una cosa sublime, per me di una bellezza poco terrena, che mi commuove: Marina allunga le braccia, sente il bisogno fisico di toccare le mani di Ulay, prenderle tra le sue, sentire l’altro e scambiare sensazioni ancora piú forti.
Di piú, riconoscere l’altro, quello che é stato, ma soprattutto quello che ancora è, perché certi legami non si spezzano mai e vivono intonsi dentro di noi sempre, come se non li avessimo mai lasciati andare.

Guardate il video e capirete.

 

Marina Abramović e Ulay. Quando si dice… una grande storia d’amore.

 

 

Elisa, mamma, piemontese, politically correct, mi piace scoprire il "vero" di ogni cosa. Ho vissuto in Spagna, lavorato anche all'estero, ma ora faccio la mamma e sono nella "cumpa" delle new mums

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