Vacanze Estive: Grest o non Grest, questo è il Dilemma

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

Ok, manca un mese circa alla fine della scuola.
Gli studenti fanno il count-down, e le mamme cominciano a preoccuparsi.

Le vacanze estive: Grest si o Grest no?

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Le lavoratrici, ma anche le mamme che lavorano a casa (tutte, da quelle che lavorano DA casa a quelle che lavorano PER la casa) sono in preda all’incubo estivo: “E ora?”

La scuola sta per finire e i tempi nei quali una mamma faceva le valigie e si trasferiva al mare, in montagna, in campagna per 3 mesi, portando con sé i figli e lasciando la città e il marito al lavoro sono lontani anni luce.

Io ricordo bene le mie estati da bambina, e poi da ragazzina.

Non facevamo in tempo a svuotare lo zaino dai libri che già cominciavamo i preparativi per il camping.

Uno di quelli super attrezzati, con bungalow accessoriati, sala giochi (si, perché 30 anni fa per giocare ai videogames mica ci si rinchiudeva in una stanza davanti a un monitor: anche quello era un momento conviviale e di relazioni interpersonali), bar e falò in spiaggia con chitarra e primi amori.

Oggi invece i bambini e i ragazzi che finiscono la scuola hanno si e no un paio di giorni di relax, e poi via….. sveglia alle 7 ugualmente, colazione al volo e subito in auto al grest prescelto.

Se provate a digitare grest (acronimo di Gruppi Estivi o qualcosa del genere) su google vedrete che la scelta infatti non manca.

Ogni scuola privata, ogni campetto sportivo, ogni parrocchia di città, paesi e frazioni di tutta Italia si attrezza per ospitare bambini e ragazzini durante i mesi di giugno e luglio (e anche agosto a volte), nell’attesa che anche le mamme vadano in ferie.

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La scelta di mandare i bimbi da qualche parte dopo la fine della scuola a volte è forzata.
Perché ormai la quasi totalità delle mamme lavora, e i nonni spesso sono lontani, o non possono prendersi cura dei nipoti. O semplicemente si crede che sia meglio per i figli stare a giocare all’aperto coi coetanei piuttosto che dentro quattro mura, che poi finisce sempre che si piantano davanti alla TV h24.

In effetti un senso il grest ce l’ha.

Costi a parte (che in alcuni casi sono pari a quelli dei villaggi Valtour a 5 stelle), la scelta del grest può essere una soluzione piacevole per i ragazzi.

Ci sono quelli tematici (ad esempio nella mia città il C.U.S. organizza grest estivi durante i quali si pratica ogni tipo di sport), quelli gestiti da religiosi, un ritorno al vecchio oratorio, dal quale il grest è partito in effetti, con animatori che a loro volta sono stati ospiti dei grest da piccoli e adesso promossi al ruolo di intrattenitori.

Ci sono quelli che organizzano corsi di lingua, quelli più “campestri”, magari realizzati all’interno di fattorie didattiche con animali e stalle, e tanti altri ancora.

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La giornata dei grest in genere è scandita da momenti spesso simili ovunque.

Si inizia con l’accoglienza, si continua con qualche attività di gruppo, si fa la merenda, poi ancora attività, giochi, sport, gare, e poi a casa o a pranzo, per poi prevedere altro nel pomeriggio (per quelli che vedranno i genitori soltanto allora).

I grest inoltre sono oramai talmente organizzati da fare davvero invidia ai villaggi turistici. Gli animatori sono sempre più specializzati, le strutture sempre più a misura di vacanze estive per bambini (vorrei vedere con quello che chiedono alcuni), le attrezzature all’avanguardia.

Molti di essi organizzano escursioni, gite, giornate al mare.

Essendo di matrice religiosa i fondamenti dei grest sono lodevoli: si favorisce lo spirito di famiglia, di inclusione, di collaborazione reciproca.

I ragazzi sono ogni momento coinvolti, nella maggior parte dei casi si organizzano giochi adatti a tutte le età. Spesso ci sono momenti anche di formazione, ogni struttura poi è dotata non solo di impianti e attrezzature, ma di assicurazioni e convenzioni.

Ok, il grest in fin dei conti è la soluzione migliore per i figli in vacanza e i genitori al lavoro.

I ragazzi giocano, si impegnano, stanno in compagnia, e i genitori possono fortunatamente pensare ai propri impegni professionali senza il pensiero di dovere organizzare la giornata ai figli.

Poi ci sono quelli che di grest non vogliono sentirne parlare.

Come i miei figli. Niente, da sempre, una sorta di intolleranza al campo estivo!

“Perché non vuoi andare al Grest?” ho chiesto ripetutamente ogni inizio estate a tutti e due.
“Odio gli animatori che mi fanno ballare la macarena appena arrivato” mi ha risposto il piccolo una volta.
“Mi hai detto che agli scout costruivo capanne e invece preghiamo soltanto” mi ha detto il grande un anno all’esperienza scout!
“Mi hai mandato al Grest del maneggio ma invece di fare equitazione ci hanno fatto lavorare il Das tutta la mattina” ancora il primo.

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Si, è vero che i miei figli sono socievoli, che come tutti i bimbi amano giocare in compagnia, ma quando si sono visti travolgere da una valanga con magliette colorate e centomila cappellini, beh, un passettino indietro l’hanno fatto (“Fare il lupetto è bello, ma preferisco fare il lupo solitario“, mi ha risposto sempre il mio piccolo filosofo, di ritorno da quel campo estivo con gli scout).

E vai ancora con tutte queste giustificazioni, che in fin dei conti erano anche comprensibili, o forse avevo sbagliato Grest (ma è possibile tutti questi anni e tutte queste volte??)

E poi, a ben pensarci, vuoi mettere la libertà, dopo 9 mesi di sveglia alle 7 (e i miei sono tra i fortunati che non fanno l’alba), di impegni pomeridiani tra compiti e attività sportive (per carità, scelte liberamente, ma comunque impegnative dal punto di vista mentale e fisico), di potere dormire fin quando vogliono loro, di stare in pigiama fino a pranzo, e di non avere l’assillo a fare questo o quello, seppur con spirito ludico e godereccio?

Mi hanno convinto, seppur a malincuore, e visto che mi posso permettere di stare a casa (diciamo che non è stata una scelta, ma questa è un’altra storia), per quest’anno faremo che ogni tanto vanno con i nonni al mare, ogni tanto al mare ce li porto io, e spesso staranno in casa.

Che forse, detto tra noi, è quello che noi grandi faremmo se avessimo 3 mesi di vacanza…

Alessandra Albanese

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