A scuola mangiano cio’ che viene proposto. A casa, è una guerra!

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Molto spesso mi capita di incontrare mamme preoccupate ed esasperate, perché i propri figli hanno un rapporto difficile e capriccioso col cibo quando sono a casa, a differenza di quanto avviene all’asilo o a scuola (materna).

A scuola mangiano ciò che viene loro proposto.

Accettano e assaggiano cibi che a casa si rifiutano di mangiare, finiscono o quasi ciò che hanno nel piatto. A casa, al contrario, il momento della tavola diventa un “braccio di ferro”.

A scuola mangiano

Perché accade questo?

I motivi che influiscono possono essere diversi.
In primo luogo, a scuola il bambino si confronta con regole ferme e stabili.

Il menu del giorno è fisso e deciso senza possibilità di soluzioni alternative (a meno che non ci siano validi motivi alla base, ad esempio allergie e intolleranze).
Al contrario, a casa spesso accade che mamma o papà cedano dinanzi alle insistenze del bambino, finendo così per assecondare le bizze, pur di farlo mangiare.

In questo modo, il bambino impara che le bizze possono avere il vantaggio secondario di ottenere quello che desidera e che i genitori alla fine assecondano le sue richieste.

Ed è proprio questo che determina il perpetuarsi di un atteggiamento oppositivo da parte del bambino a casa.

Infatti il “no” diventa un modo per auto-affermarsi e dire “decido io”.

Se a questo, mamma e papà cedono, la tavola diventa lo spazio in cui il bambino inizia ad imporsi, consapevole di ottenere a medio-lungo termine ciò che vuole.

A scuola, al contrario, la presenza di altri bambini costituisce un forte stimolo e un modello sociale da imitare:il piccolo vuole fare e sentirsi come gli altri, per cui mangia e si adegua all’ambiente.

bambino non mangia

Allora cosa è consigliabile fare?

L’esperienza positiva della scuola evidenzia come il bambino abbia buone risorse di adattamento e sia capace di mangiare in modo più variegato e meno selettivo rispetto a quanto faccia a casa.
In altri termini, ciò evidenzia come il problema non stia in un reale rifiuto e disgusto verso certi cibi, quanto piuttosto in una differente reazione del piccolo al diverso approccio esterno.

Pertanto si tratta di cambiare gradualmente atteggiamento a tavola.

Innanzitutto smettiamo di offrirgli soluzioni alternative a ciò che è previsto e cucinato, altrimenti il bambino non imparerà mai ad adattarsi a ciò che gli viene proposto.
Poi proviamo a mettere poche cose nel piatto, lasciando che si senta libero di attingere autonomamente dal vassoio in tavola.

Nel caso in cui abbia un atteggiamento di rifiuto, evitiamo di entrare in conflitto con lui. Proponiamogli di assaggiare e poi cambiamo argomento, parlando di altro e cercando di rendere il clima il più possibile sereno e tranquillo, oltre che di distrarre l’attenzione generale dal piatto.

Impariamo anche a tollerare che qualche volta possa mangiare meno.

Poi nel breve tempo, il piccolo impara a fare i conti con quello che c’è in tavola e quindi ad adattarsi (proprio come a scuola). Quando assume un atteggiamento conciliante, rinforziamolo ed elogiamolo a parole.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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