Casa è sempre il luogo in cui viviamo?

Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Cosa significa “casa”?
Più di un tetto sulla testa, poco ma sicuro.

Casa è una miscela di luoghi, persone, voci e ricordi che si intrecciano giorno dopo giorno e diventano la nostra Vita. Casa può essere il posto in cui siamo nati, o un posto che abbiamo scelto come meta o ancora un luogo dove siamo capitati per caso.

Casa non sempre è il luogo dove viviamo.

Mi viene spesso chiesto dove mi senta più a casa, o quale sia la mia casa.
E rispondere è difficile.
A volte penso che sia Mantova sia Stoccolma siano la mia casa.
Altre volte provo una sgradevole sensazione di sradicamento, come se nessuno dei due luoghi lo fosse.
Come se la “vera” casa non fosse un luogo geografico ma uno spazio emotivo e mentale dove coesistono immagini di Italia e Svezia, nitide e perfette. E mi ritrovo nelle parole di Fernando Pessoa: “non riesco a trovare pace in nessuna posizione: anche la cosa più morbida su cui mi adagio ha degli spigoli per la mia anima“.

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Con la Svezia ho un rapporto
di amore e odio.

Amore perché quando ci sono arrivata 10 anni fa ero felice, ho conosciuto mio marito, ho vissuto emozioni indimenticabili. Ho imparato lo svedese con lui e le nostre figlie, incontrato amici speciali, superato inverni interminabili sentendomi poi più forte e rigenerata.

I paesaggi nordici e i vicoli di Gamla Stan fanno ormai parte di me, così come le strade di Mantova e Verona.
Abbiamo una stabilità economica quasi impensabile nell’Italia di oggi e abbiamo avuto la meravigliosa possibilità di passare tantissimo tempo con le nostre bambine, anche tutti e 4 insieme, grazie ai lunghissimi congedi di paternità.

Odio perché ci sono alcune cose in questo paese che sono totalmente incompatibili con il mio modo di essere, e soprattutto con il mio modo di essere madre.

Per molti aspetti (scuola e sanità per esempio ) mi sento poco sicura, insoddisfatta, e spesso sulle spine. Non mi piace per niente il conformismo dilagante mascherato da una falsa libertà.

Non mi piace il controllo statale opprimente, per cui se alzi la voce per strada con tuo figlio puoi essere fermato da un poliziotto in borghese che ti denuncerà ai servizi sociali, e ti controlleranno per mesi (questa brutta avventura è capitata ad una mia amica, mamma dolcissima che ha vissuto mesi difficili e che ora ha deciso di tornare al proprio paese d’origine, con il marito svedese e i loro bambini.

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Sulla totale ingiustizia di alcuni interventi dei servizi sociali svedesi è intervenuta persino la Corte dei diritti umani di Strasburgo, senza risultato. E questo era solo un esempio).

Insomma, posso dire con assoluta certezza che escluso il lato economico, la Svezia è ben lontana dal paradiso che vogliono farci credere.

E vista dall’esterno, l’Italia non è così male come spesso crediamo.
Tante cose del mito scandinavo solo “tanto fumo e poco, pochissimo arrosto”.
Quindi, emotivamente la “mia” Svezia è casa, i miei ricordi e il mio tempo qui lo sono.
Ma non è il posto dove mi sento “in pace”. In quel senso l’Italia è molto più casa.

E poi, la nostalgia.
Una delle tante cose che mi mancano dell’Italia quando siamo in Svezia : la pietra, il marmo.
Le case vecchie e malinconiche, coi vasi di terra cotta alle finestre, traboccanti di fiori.
Le erbe che crescono tra le rocce. Le strade di porfido tiepido, antico.
I fornai dove compro enormi fette di schiacciata da mangiare passeggiando. Le estati calde, lunghe, bellissime. Della Svezia quando sono in Italia invece mi mancano le foreste, la sensazione della loro presenza viva intorno a me.

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Le case di legno, il sollievo della primavera dopo gli inverni infiniti. I dolci alla cannella, i negozietti di seconda mano dove trovo tesoro di ogni tipo. Dell’Italia mi mancano le persone: la mia famiglia d’origine, gli amici di vecchissima data. Della Svezia mi mancano le persone conosciute qui, quasi tutte arrivate come me da altri angoli del mondo: compagni d’avventura e di nostalgia.

A volte guardo fuori dalla finestra del nostro appartamento a Stoccolma e quello che vedo mi è familiare ed estraneo al tempo stesso. Viaggiando e vivendo all’estero per anni ho imparato che Paesi perfetti non esistono, ma esistono tante imperfezioni diverse, alcune delle quali ci fanno sorridere, altre arrabbiare, altre soffrire terribilmente di nostalgia.

E il punto alla fin fine non è cosa vogliamo trovare, ma cosa siamo disposti a lasciare.

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