Ultima modifica 23 Gennaio 2020

Da quando vivo all’estero mi chiedono spesso come ho fatto a trasferirmi in Giappone.
A volte me lo chiedo anche io.

Scherzi a parte, quando ho cominciato a interessarmi a questo paese non immaginavo quanto le procedure di immigrazione potessero diventare complicate. O, perlomeno, lunghe e seccanti.

Io sono venuta in questo paese per amore.
La persona che avevo conosciuto viveva qui, e io dovevo scoprire se questo paese poteva darmi qualcosa.
In Italia avevo un lavoro da insegnante precaria, un lavoro appena iniziato e per niente facile.
Ma era un lavoro che mi piaceva, pensavo a come migliorarmi e aspettavo con impazienza ogni telefonata che mi avrebbe mandata a sostituire un’altra insegnante.

vivere in giappone

E ancora, come avrei potuto crearmi una vita in questo paese?
Non conoscevo la lingua, e non esisteva alcuna speranza di poter trovare un’occasione che mi avrebbe permesso di lavorare con la sola lingua inglese.

Per me questi sono stati i primi requisiti necessari per andare a vivere in Giappone: un progetto, seppure appena accennato, e degli obiettivi minimi (a cominciare dalla conoscenza della lingua).

Come vivere in Giappone

Ci sono aspetti che rendono unico questo paese, anche se in molti esiste il grande desiderio di cambiare per riuscire a realizzare il proprio futuro altrove. Per me, alla fine, aveva contato principalmente il motivo personale.
Avrei potuto continuare a vivere altrove, avremmo potuto cercare di realizzare la nostra vita in due in un paese diverso, ma alla fine abbiamo scelto questo.

Non sono riuscita a trovare un datore di lavoro che mi concedesse un visto (bisogna anche ricordare che sono arrivata in Giappone nel 2008, la crisi economica non aveva colpito solo l’Europa e non era facile trovare un datore di lavoro disposto a mettersi in gioco), quindi abbiamo scelto di sposarci (cosa che avremmo fatto in ogni caso).

Non credo che sia per forza necessario arrivare a questo passo, la situazione economica mostra qualche segno di ripresa e conosco molte persone che sono riuscite a crearsi la loro vita in Giappone esclusivamente con le proprie forze, e senza contare sull’aiuto di un partner giapponese. Quindi mai disperare, ma bisogna partire preparati.

Quali sono le qualifiche richieste per poter emigrare in Giappone?

Prima di tutto, bisogna mettere da parte immediatamente la speranza di poter venire in Giappone come turisti e cercare lavoro una volta arrivati. La legge giapponese è molto rigida, esiste il divieto di esercitare qualsiasi lavoro con un visto turistico. Chi viene colto in fallo viene arrestato e poi espulso dal paese, ed esistono sanzioni anche per il datore di lavoro che assume qualcuno privo di requisiti.

Il Giappone cerca professionalità specifiche e se si dispone di queste qualifiche venire a vivere qui diventa piuttosto semplice.

Un secondo aspetto importante è la conoscenza della lingua.
La vita in Giappone diventa molto più complessa, visto che quasi nessuno parla inglese, quindi, se si vuole vivere in questo paese non si può ignorarne la lingua.

Vediamo di ricapitolare.
Per emigrare in Giappone serve un progetto specifico, e una professionalità che possa attrarre un datore di lavoro (che a sua volta si impegnerà a garantire per il candidato di fronte all’immigrazione).

Oltre a questo e’ necessario conoscere la lingua, così come diventa necessario in qualsiasi paese straniero.

Infine, se si vuole andare a vivere in Giappone bisogna evitare di affidarsi all’improvvisazione: niente “io speriamo che me la cavo”, nessun viaggio della speranza, per cercare un lavoro senza il visto adatto perchè il paese ha un sistema del controllo dell’immigrazione molto rigido e le conseguenze dell’inosservanza della legge sono molto salate.

Se riuscirete ad arrivare alla fine di questa lunga trafila il paese vi aspetta. Io posso solo augurare un grosso in bocca al lupo a tutti quelli che stanno cercando di realizzare il loro sogno.

Vivo in Giappone dove insegno agli adulti che vogliono imparare la mia lingua, mi sono sposata e, quattro anni fa, è arrivato il nostro piccolino. Dopo di lui sono arrivate pure delle soddisfazioni sul lavoro, e ho cominciato a lavorare per un'università della zona in cui vivo.

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