Che mondo vivrà mio figlio?

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Sono ormai diversi anni che sono sfiduciata, delusa e disillusa sulla politica.
Su quello che dovrebbe essere il gruppo di persone modello che mi dovrebbero ispirare.
Che dovrebbero mettersi al servizio della gente e per la gente.voglio-volere1Per rendere migliore il paese e il mondo in cui viviamo, e invece…
Proprio l’esatto contrario.
Sono tanti anni ormai in cui un gruppetto di manigoldi tiene il nostro bel paese in pugno.
E stringe, stringe sempre più forte.
Non so per quanto ancora riusciremo a vivere senza respirare aria pulita.
E che responsabilità pesante lasciamo a chi verrà dopo. I nostri figli.

Chissà come vivranno in questo paese fra venti anni.

Le prospettive non sembrano molto rosee, la speranza a cui devo, dobbiamo aggrapparci è un filo sottile. Perché sono anni che viene tirato.
Ma se nonostante tutto è ancora li, pronto a sorreggerci un motivo c’è.

La speranza è proprio in noi.
Siamo noi a renderla forte e indistruttibile.

Ho deciso che io non mi faccio sconfiggere dal manipolo di sciagurati, egoisti e bugiardi che si fanno indebitamente chiamare onorevoli.
Onorevoli? Se non fosse una realtà tragica sarebbe perfino divertente.

Nonostante tutto io ci credo, credo che si possa cambiare.

Credo che il mondo sia fatto da tante persone e che nella storia è sempre stato l’insieme di persone a cambiare davvero il mondo. Mai chi era al momento al potere.
Sempre il popolo. Quello che sembrava inerme e impotente.
Ma è proprio questo il punto.
Noi non siamo impotenti. Anzi, il contrario. Anche se è difficile crederci.
Io mi rifiuto di consegnare a mio figlio un mondo fatto di disillusione e sfiducia. La rassegnazione non porta a nulla e non si può vivere senza speranza.

voglioE speranza non vuol dire attendere che sia il fato a cambiare le cose.
Ma imparare a credere in se stessi e a credere che tutti possono fare qualcosa.
Bisogna essere forti e coraggiosi e trovare dentro di se il nostro meglio.
Il meglio che possa essere trasmesso a chi amiamo e che a sua volta lo diffonderà ad altri. Bastano piccole cose.
Quelle piccole cose che se sono milioni di piccole cose ne fanno di gigantesche.

La cosa più difficile è proprio insegnare a non essere disillusi, a volere il meglio e a fare del proprio meglio per raggiungerlo.
Senza mai dimenticare che non può esserci bene a scapito di altri, che siamo tutti un’unica realtà ( come dice il papà  Mufasa a suo figlio cucciolo Simba ne il cartone “ il re Leone “ ).

Bisogna insegnargli a crederci, a ignorare chi sorriderà sottovalutando parole come queste.

Molti si gireranno dall’altra parte e ancora di più si prenderanno gioco di questi principi. Ma è proprio il nostro compito.

Come genitori abbiamo tante responsabilità.

Renderli felici in primo luogo certo ma senza dimenticare che poi usciranno di casa, si allontaneranno da noi per inserirsi anche nel mondo. Per entrare e farne parte. Fanne parte davvero.

Quando insegniamo ai nostri figli a rispettare il prossimo cambiamo un po’ il mondo intero.

Se insegniamo loro a essere veri cittadini del mondo e a non temere ma anzi a voler imparare ed amare chi è differente.
Che ogni differenza, grande o piccola fa di noi, ognuno di noi una realtà unica.
Unica e speciale.
Possiamo fare molto per questo mondo e per il suo futuro.

“Io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho” cantava Ligabue.

Per me quella canzone è un inno in cui credo molto.
Voglio volere. Ecco si, e soprattutto voglio che mio figlio impari a volere. A impegnarsi. Con se stesso e con gli altri. A non avere paura. A vedere a 360° e non solo accanto a se.

E non aspetto che sia qualcun altro a farlo, lo faccio io per prima.
E sono certa lo farà mio figlio a sua volta. E siamo già in due.
Aggiungiamoci parenti, amici… e magari anche solo qualcuno di voi che mi leggete. Siamo già un bel gruppetto no? Uniteci il vostro di gruppetto.

Lasciare la speranza e la voglia di volere ai nostri figli è un regalo grande, forse il più grande che possiamo fargli.

Svalvolata ben riuscita. Precisa e attenta sul lavoro, giocherellona e sbadata in casa, tanto che spesso e volentieri dimentico le cose in giro (per fortuna mai marito o figlio).

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