Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Non intendo assolutamente portare su un altare il sistema scolastico americano che non è certo dei migliori.
Ma una cosa la possiamo garantire ai nostri figli: qui non saranno mai valutati per il nome che hanno, per le conoscenze, per la simpatia. Qui sono valutati esclusivamente per il loro lavoro, nel bene e nel male.

Dico questo perché leggendo l’articolo di Arianna, La difficoltà della valutazione, non posso non fare questa riflessione. In particolare dove si dice: “Quando si valuta non considerare mai l’autore dell’elaborato ma l’elaborato stesso“. In un sistema scolastico basato quasi esclusivamente su quiz, sbagliare è impossibile.

L’anno scorso al termine del primo giorno di esami (qui alle superiori fanno gli esami al termine di ogni semestre e l’esito di questo esame può innalzare o abbassare il voto globale), chiesi a mio figlio come era possibile che 10 minuti dopo la fine dell’esame di biologia, io ricevessi già il voto. E lui mi ha spiegato che gli insengnanti hanno uno scanner che verifica immediatamente le risposte e dà subito il voto. Non c’è spazio per la “personalizzazione” del voto. Molti altri test vengono fatti direttamente attraverso un terminale, come per i nostri “invalsi” (che si chiamano Badger tests).

scuola-giovani

La valutazione della persona, dell’attenzione, viene fatta attraverso la partecipazione in classe e all’esposizione dei progetti o lavori di gruppo. E quello non è un voto che viene dato, ma è un elemento che viene esposto dall’insegnante durante i colloqui con i genitori. Oppure, come fanno alcuni insegnanti, lo scrivono nel campo “comments” presente nella pagella. Ma lo mettono solo alcuni insegnanti e, tendenzialmente, solo se è positivo.

Quando ci sono i colloqui, se lo studente ha dei problemi, gli insegnanti utilizzano la regola del sandwich, ossia inseriscono la valutazione negativa inserendola in mezzo a due valutazioni positive. Così l’insegnante non esordirà mai con un “Suo figlio non si impegna” che mette il genitore sul piede di guerra, ma con qualcosa del tipo “Suo figlio partecipa volentieri alle lezioni, anche se l’impegno non è costante, ma nell’ultimo progetto ha dato proprio il meglio di sé“.

Quello che qui manca, e tanto, sono i contenuti, soprattutto storici. Ci fossero più contenuti, potrebbe diventare un sistema scolastico vicino alla perfezione.

Renata Serracchioli

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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