Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Stamattina ho letto un articolo sul lavoro minorile in Italia. I genitori “giustificano” questo fenomeno a causa della crisi. Allora ho cominciato a riflettere.

Non so quanti di voi abbiano avuto l’opportunità di fare un viaggio negli USA, e andando a mangiare in qualsiasi fast-food, ma non solo lì, salta agli occhi l’età media di chi lavora in questi locali. Ebbene, è bassa, molto bassa, intorno ai sedici anni. Come mai? Ve lo spiego subito e vi assicuro che non si tratta di lavoro minorile, si tratta di opportunità.

ogni studente ha una storia da raccontare
ogni studente ha una storia da raccontare

I ragazzi americani, più o meno di qualsiasi ceto sociale, a 15 anni iniziano a lavorare dopo l’orario scolastico e nei weekend. E’ qualcosa che fanno da sempre. I soldi che guadagnano li useranno per comprarsi una macchina (i neo-patentati di solito guidano dei veri e propri scassoni!) e pagarsi l’assicurazione (salata) e la benzina. A parte rari casi, non vengono costretti, lo fanno per sentirsi responsabilizzati e le famiglie ci tengono ad avere figli responsabili in grado di gestire i propri guadagni.

Le lezioni al liceo iniziano presto, fra le 6:30 e le 8, anche per dare a questi ragazzi la possibilità di uscire presto il pomeriggio e andare a lavorare. Perché poi dovranno tornare a casa e studiare.

Non solo, fin dal primo anno di liceo, le scuole richiedono agli studenti di effettuare un minimo di ore di volontariato.

Ripeto, non è sfruttamento del lavoro minorile. Pensandoci bene è una geniale opportunità: quante volte, presentandoci ad un colloquio di lavoro, ci siamo sentiti dire “Mi spiace ma non hai esperienza“? Ecco, questo a loro non capiterà perché l’esperienza di lavoro, di lavoro in team, già l’hanno fatta. Gli stessi college offrono ai loro studenti la possibilità di lavorare mentre studiano. E’ caldamente consigliato.

A volte i ragazzi abbandonano gli studi per entrare nel mondo del lavoro senza aver la minima idea di come funzioni. Le scuole sono poco attente a queste necessità. Offrire degli stage, anche durante le scuole superiori, dovrebbe essere un obbligo per tutte le scuole.

A parer mio non è necessario che gli studenti abbandonino la scuola. Piuttosto sarebbe opportuno che a questi ragazzi venisse data un’opportunità di lavorare senza abbandonare gli studi. Dovrebbero essere le scuole stesse a contattare associazioni o aziende, per offrire agli studenti questa opportunità. Dando magari la precedenza ai ragazzi provenienti da famiglie bisognose.

Responabilizzare i ragazzi li rende più attenti anche alle problematiche famigliari.

Renata Serracchioli

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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